Piccolo grande Sassuolo, l’ammazzagrandi nato per essere diverso da tutti

Prima regola del Sassuolo: mai buttare via il pallone. Seconda regola: vedi la prima. E’ questa ossessiva fedeltà al dogma la lente attraverso cui considerare l’impresa dei neroverdi a San Siro con l’Inter, leggendo in filigrana una storia che oggi è raccontata da Alessio Dionisi e che fino a ieri era stata narrata da Roberto De Zerbi. Sempre nel nome della qualità, della superiorità posizionale, del fraseggio rapido, banalmente: della ricerca del gioco, che in quanto ricerca consapevole e raffinata si traduce spesso in bel gioco.

Piccolo grande Sassuolo, capace di ritagliarsi in questa stagione il ruolo di “ammazzagrandi” e di costruire un proprio personalissimo Triplete: 2-1 in casa della Juve, 3-1 in casa del Milan, 2-0 in casa dell’Inter. Tu chiamale se vuoi: profanazioni. Un’impresa simile – silenziare nel proprio tempio le tre grandi del calcio italiano nell’arco di un campionato – era riuscita solo alla Fiorentina allenata da Fuffo Bernardini, campionato di grazia 1955-56. Juve battuta 4-0, Milan 2-0, Inter 3-1, una sequenza di Fibonacci che portò all’inevitabile primo storico scudetto. Il Sassuolo non vincerà lo scudetto, ma gli sfizi se li è tolti. Occhio: al filotto quest’anno va messo in conto anche il pareggio casalingo col Napoli (2-2 e il 1° maggio c’è il ritorno al Maradona: brividi).

Per misurare l’evoluzione del club basti dire che l’incrocio con l’Inter – all’inizio di tutto – per il Sassuolo è stato un teatro di guerra (persa). 0-7 al Mapei al debutto in A nel settembre del 2013, ko per 1-0 la prima volta a San Siro, di nuovo 7-0 l’anno dopo. Poi gli anni passano, le mamme imbiancano e il Sassuolo colma una distanza che sembrava incolmabile. Oggi il bilancio è in perfetta parità: 18 sfide con l’Inter, 8 vittorie a testa e 2 pareggi. E così se Davide mise mano alla bisaccia e ne trasse una pietra per colpire il gigante Golia, domenica a Dionisi è bastato presentarsi a San Siro con una squadra che suda talento, è consapevole che solo ai coraggiosi è riservata la gloria e ritiene che controllare il gioco – in fondo – sia un po’ come controllare la propria vita, darle una direzione e garantirsi dall’incidenza del destino, vedi mai che Lautaro centri la porta e che uno dei 29 tiri dell’Inter risulti decisivo.

Nel solco del fondamentale triennio di De Zerbi – 11°, 8° e 8° posto – con il record nella storia del club dei 62 punti (Di Francesco nel 2016, quando aveva conquistato 6° posto e Europa League, ne aveva fatti 61) e delle 17 vittorie; Dionisi è riuscito nella complicata impresa di non scostarsi dal lavoro fatto dal suo predecessore, riuscendo anzi ad impreziosirlo. Perdendo la spina dorsale della squadra (Locatelli, Boga, Caputo), ma trovando in Maxi Lopez il replicante di Xavi, caricando di responsabilità Berardi (“E’ il mio unico top player”), lasciando libertà di espressione al talentuosissimo Traorè e scontornando per Raspadori un ruolo da “10” d’altri tempi, nel 3+1 offensivo che ha in Scamacca il finalizzatore perfetto (10 gol tutti su azione), meglio: l’utilizzatore finale di cotanta produzione di gioco. Perché la verità è che il Sassuolo semina bellezza, ma spesso si dimentica di raccoglierla.

Per trovarlo in classifica – infatti – bisogna scorrere un bel po’: 33 punti, alla pari del Toro, nel limbo tra la parte destra e la parte sinistra. Il Sassuolo ha vinto abbastanza (8 volte), ma ha perso di più (9), consegnandosi a pareggi che non sono mai didascalici: contro Roma e Genoa è stato raggiunto oltre il 90°, contro Napoli e Torino ha riacciuffato la partita all’ultimo giro di lancette, certificando una naturale inclinazione alla dissipazione e alla gaiezza perché poi – come da slogan in circolo da anni – ma alla fine che obiettivo ha il Sassuolo? Forse non tanto quello di crescere – questa è una risposta da allenatori – quanto di piacersi, che è molto più consolante. Distinguersi, fare dell’anomalia la propria cifra esistenziale, provare ad essere diversi da tutti gli altri, che giocano per vincere. Il Sassuolo gioca per il gusto di giocare, vincere è solo una delle possibilità.

Piccolo grande Sassuolo, l'ammazzagrandi nato per essere diverso da tuttiFonte Repubblica.it

Voglio essere avvisato
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments