Per lo scudetto sono già rimaste in tre: Spalletti ha due alternative a Osimhen

Dopo lo scioglimento delle residue illusioni juventine e il bel pareggio col quale Atalanta e Lazio si sono però frenate a vicenda, Roma-Milan doveva fissare il confine tra le squadre che lotteranno per lo scudetto e quelle destinate a contendersi il posto Champions. Il verdetto è stato chiaro: per lo scudetto sono rimaste in tre. La Roma è certamente cresciuta rispetto all’anno scorso, ma non abbastanza per trovare la via ai tre punti negli scontri diretti, l’upgrade indispensabile per pensare in grande. Il Milan ha controllato con una buona difesa (anche in 10 nell’adrenalinico finale) una situazione instradata da Ibrahimovic, vera novità di giornata: se anche uno Zlatan crepuscolare aggiunge il suo plus, come ha fatto non solo con la punizione apriscatole, al Milan – come al Napoli – non manca più niente. 

La terza squadra con ambizioni da titolo è ovviamente l’Inter, che nel giro delle riscoperte avviato mercoledì con i gol di D’Ambrosio e Dimarco ha proseguito con la splendida doppietta di Correa, la terza punta necessaria per non dover sovraccaricare Dzeko e Lautaro di minuti e responsabilità. È in corso anche un tentativo di recupero di Sanchez, deludente fin qui anche in relazione allo spazio salariale che occupa: andasse a buon fine, il reparto offensivo dell’Inter assumerebbe un rilievo europeo, ed è bene ricordarsene a due giorni dal match-chiave di Tiraspol. Anche ai nerazzurri manca fin qui uno scalpo di prestigio, come del resto testimonia la classifica con lo sbalzo di sette punti fra le due battistrada e i campioni d’Italia. Sono in arrivo le due opportunità più prestigiose: il derby prima della sosta, il Napoli a San Siro subito dopo. In entrambi i casi sentiremo dire che non sono partite decisive, e a novembre questo è normale: ma Simone Inzaghi farà bene a ragionare su un solo risultato a disposizione, perché sette punti da recuperare a due squadre sono tanti per aspettare la prossima ora legale. 

Tornando alla vetta, il Napoli è nei dettagli. Sentite qui. Pochi istanti prima che Ribery calciasse la punizione dal limite nel momento emotivamente più caldo della partita – subito dopo l’espulsione di Koulibaly – Giovanni Di Lorenzo si è staccato dalla barriera per andare a coprire il palo più lontano da Ospina. Una mossa rara, perché implica una difficile scelta di tempo: se arretri troppo presto spalanchi l’area all’invasione avversaria perché hai rinunciato al fuorigioco, ma se lo fai troppo tardi hai ridotto la barriera senza aumentare la copertura della porta. Di Lorenzo, che dall’inizio del campionato gioca come se fosse un uomo in missione, sceglie l’attimo perfetto: la parabola di Ribery è lenta ma molto precisa, forse Ospina la raggiungerebbe e forse no, il terzino gli risparmia il dubbio con una respinta di testa che è una sentenza. Una volta di più in questa corsa del Napoli c’è stato un uomo capace di fare la cosa giusta al momento giusto, anche in una partita più dura del previsto – la Salernitana ha un bel cuore collettivo – vinta perché la squadra di Spalletti possiede una rosa e più opzioni di gioco: assente Osimhen e risparmiato Insigne, poco efficaci i sostituti Mertens e Lozano, sono stati Elmas e Petagna – appena subentrati – a provocare il k.o. Alla fine la parte del sicario l’ha recitata Zielinski: ma il modo in cui il centravanti di scorta è entrato nell’azione, e come poi ha combattuto per aiutare la difesa a reggere lo sforzo estremo della Salernitana, dice tutto del Napoli. Spalletti ha un piano A (Osimhen), un piano B rappresentato dalla cavalleria leggera e un piano A-bis che prevede Petagna nei panni del nigeriano.

Quelli che ci sono sempre, anche nella domenica in cui Koulibaly si sacrifica per mantenere il dato superlativo dei soli tre gol subiti (appena uno nelle ultime 8 gare), sono Fabian Ruiz e Anguissa. Ecco, l’ingaggio del camerunese – arrivato da una retrocessa della Premier, il Fulham – è ulteriore testimonianza di quanto nel calcio moderno il mercato fatto attraverso gli osservatori paghi dividendi maggiori rispetto a quello appaltato ai procuratori. Citando un maestro che tanto ci manca, Franco Battiato, Anguissa è il centro di gravità permanente del Napoli. Quello che non ci fa cambiare idea sulla liceità delle ambizioni di Spalletti.

Fonte Repubblica.it

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