Per i miracoli rivolgersi a Messi e Ronaldo

Il futuro può, ancora, attendere. Metti in pausa il presente. Immagina che la tua squadra stia giocando una partita decisiva in Europa. Che sia stata sotto nel punteggio e abbia rimontato fino al 2 a 2, ma non basti. Occorre vincere. E allora, in quei minuti che restano, chi vorresti avere dalla tua, in campo? Un grande finalizzatore che non basta a sé stesso come Lewandowski o Benzema? Un nuovo fenomeno a miccia lunga come Haaland o Mbappé? Un pallone d’argento, mai abbastanza valutato, come De Bruyne o Salah? O vuoi andare sul sicuro e segnare quel terzo gol? Se la risposta è sì, di sicuro non ti resta che l’usato, il già premiato, la grandezza che ci aveva un po’ annoiato, le statue smontate dal piedistallo e trasferite dalla piazza al parco, rivestite d’altre maglie, gli esiliati o ritornati a casa, con le parole tirate alle spalle dai Chiellini e dai Piqué. Se tu vuoi i miracoli, credi ancora in Ronaldo e Messi.

Lionel Messi (afp)

Chi altro? Quando il Manchester United rimonta l’Atalanta è evidente che l’Old Trafford si trasforma nel Comunale di Bologna che invoca l’autogol di Niccolai descritto da Edmondo Berselli ne Il più mancino dei tiri. Non implora il risultato, ma “la realizzazione di un avvenimento evocato attraverso una sapienza arcana, il solidificarsi delle attese collettive, che si attua come un sospiro di sollievo della Storia finalmente soddisfatta e placata”. È da 18 anni che Ronaldo arriva puntuale all’appuntamento con la Storia per “soddisfarla e placarla” con l’orgasmo provocato dal gol decisivo. Ci riesce solo lui. E un altro. Quando a Parigi, sul 2 a 2 tra Psg e Lipsia, Mbappé conquista un rigore, indica Messi (già autore del pareggio su suo assist) per tirarlo. Il pallone in quel momento ha il peso specifico dell’intera Luna (a cui più tardi Mbappé tirerà il suo, di rigore). Diranno che Messi l’ha sollevato con un cucchiaio. Non è vero. Ha usato un cucchiaino da tè, una leva minuscola per un tocco impercettibile. Il suo contatto con la Storia è sempre una carezza, la prende per sfioramenti e la conduce dove vuole: avrà sempre Barcellona, anche se gli resta Parigi e quel gol può essere l’inizio di una bella amicizia.

(ansa)

Un invasore entrato in campo a Manchester a fine partita ha sfidato l’arresto e la galera per provare a sfilare la maglia a Ronaldo. Quella di Messi al Psg, con l’incongruo numero 30, è stata donata dal primo ministro francese al Papa, che ha sorriso come un bambino felice. La Storia sono loro. Loro, le spoglie del destino. Ai giovani eredi, come si annuncia in certe botteghe: “Oggi non si fa credito, domani sì”.

Fonte Repubblica.it

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