Pellegri, un rilancio targato Juric con vista sull’azzurro

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TORINO – Erano più di cinque anni che Pietro Pellegri non giocava da titolare tre partite di fila: tra quella volta (settembre 2017) e questa (Cittadella in Coppa Italia, Udinese e Milan) c’è una lunga parentesi di dolori e intoppi, un balordo calvario che ha complicato la carriera di un ragazzo che sembrava nato per spaccare il mondo e che invece sta ancora cercando sé stesso, benché forse si stia trovando.

I record di precocità di un fenomeno annunciato

Quel lontano Pellegri titolare tre volte di fila aveva 16 anni e mezzo ed era la pepita del vivaio del Genoa. Qualche mese prima aveva realizzato il primo gol in serie A, alla Roma, nel giorno dell’addio di Totti: aveva 16 anni e 72 giorni e solo Amadei e Rivera avevano segnato a un’età più giovane della sua, lui che ha esordito in prima squadra che di anni ne aveva appena 15. Chi fu a lanciarlo? Ma naturalmente Ivan Juric, l’allenatore che adesso sta provando a rilanciarlo. Perché? “Perché Pietro ha tutto quello che deve avere un centravanti”.

Pellegri esulta dopo il gol all'Udinese Pellegri esulta dopo il gol all'Udinese
Pellegri esulta dopo il gol all’Udinese (agf)

Il Monaco e il tormento della pubalgia

Nella prima di quelle tre partite di cinque anni fa, Pellegri segnò due gol alla Lazio: mai nessuno più giovane di lui (16 anni e 112 giorni) aveva realizzato una doppietta di serie A, ma quel ragazzone che sapeva far tutto era un fenomeno già alla prima occhiata. Tre mesi dopo se lo comprò per 31 milioni il Monaco, club che come pochi altri ha sempre saputo trovare il giovane giusto su cui puntare, anche senza badare a spese, per coltivarlo, farlo maturare e rivenderlo (Mbappé ne è l’esempio più eclatante): sembrava quasi naturale che Pellegri finisse lì e che da lì spiccasse il salto verso il tetto del mondo, e invece a Monte Carlo s’è perso, perseguitato da una sfilza infinita e inenarrabile di infortuni muscolari, principalmente agli adduttori, e da un pubalgia insistente che di fatto gli ha piallato la carriera. In quattro stagioni in Francia è riuscito a mettere assieme appena 23 presenze e 2 reti perdendo, oltre che la salute, anche la fiducia in sé stesso, la voglia di allenarsi con scrupolo e puntiglio e di prendere di petto tutti i suoi guai.

La scommessa del Milan, il rilancio del Toro

A rilanciarlo ci ha provato nell’estate del 2021 il Milan, senza grandi esiti. A gennaio è poi passato al Toro, dove ha ritrovato Juric, il suo padre putativo, e anche il suo padre vero e proprio, perché il team manager del club granata è Marco Pellegri, che aveva ricoperto lo stesso al ruolo al Genoa prima nelle giovanili e poi in prima squadra. Il Toro e i due uomini più importanti della sua vita si sono presi cura del giovane Pellegri come mai nessuno prima. La salute lentamente ha riguadagnato campo, anche se gli acciacchi non hanno mai concesso tregua davvero. In estate Cairo ha dato però retta a Juric e ha acquistato a titolo definitivo l’attaccante, pagandolo 6 milioni. Una scommessa piena di rischi, ma non campata per aria.

La rinascita: due gol in 12 giorni

Un poco per volta Pellegri ha trovato la forma, un po’ di autonomia, la forza. E negli ultimi 12 giorni ha forse realizzato di potere essere ancora un calciatore, una giovane promessa di grande calciatore: ha segnato al Cittadella e all’Udinese e ha giocato una partita pungente e volitiva contro il Milan, tenendo botta sotto tutti i punti di vista. Oggi ha 21 anni, è ancora un ragazzo: c’è tutto il tempo per riprendersi il mondo.

Mancini aspetta Pellegri: lo fece esordire a 19 anni

Il ritorno di Pellegri è un’ottima notizia per il Toro, che ha affidato a lui buona parte dell’eredità di Belotti, ma soprattutto per la Nazionale, vista la preoccupante carenza di punte pure che c’è da noi. “Chi capisce di calcio vede subito le potenzialità di ‘Pelle'”, diceva Juric subito dopo aver battuto il Milan. Mancini è uno di quelli che ne capisce e difatti aveva già convocato Pellegri nel 2018 e poi lo aveva fatto debuttare nel novembre 2020, ad appena 19 anni di età. Adesso il centravanti è in forza all’Under 21 (cinque presenze e due reti) ma soprattutto sta finalmente riuscendo ad allenarsi con regolarità, senza grossi intoppi. “È un periodo che sta bene”, conferma Juric, “anche se i suoi muscoli sono pieni di cicatrici che gli danno sempre fastidio e con cui deve imparare a convivere”. Ma è la prima volta, dopo cinque anni, che Pellegri riesce a godersi il presente e a immaginarsi un futuro: non è per niente troppo tardi per riprovare a diventare un fuoriclasse.

Fonte Repubblica.it

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