Parlez-vous français? Il Milan di Pioli è ripartito (bene) dalla Francia con Maignan e Giroud

Se il Milan, usando l’aereo per raggiungere la vicina Genova, non ha nascosto la scarsa fiducia nella scorrevolezza delle autostrade liguri, in compenso a Marassi ha dimostrato di fidarsi senza remore dei due principali neoacquisti finora carpiti alla concorrenza: i due francesi Maignan e Giroud, gli antipodi della nuova squadra, che hanno compiti oggettivamente gravosi – il portiere non deve fare rimpiangere Donnarumma, il centravanti deve diventare intercambiabile con Ibrahimovic – ma sono uniti dallo stesso obiettivo, conquistare il posto nella Francia per il Mondiale 2022. Una buona stagione, in serie A e naturalmente in Champions, li può certamente aiutare a convincere il loro ct Deschamps. L’interesse personale coincide dunque con quello di squadra.

Mike l’acrobata

L’esordio contro la Sampdoria è stato felice soprattutto per Mike Maignan, più appariscente e non solo per via della divisa color giallo fosforescente: se il Milan non ha subìto gol, il merito è anche suo. Ha parato bene e con sicurezza tutto il parabile, in particolare a Gabbiadini (una punizione deviata sulla traversa e il tiro ravvicinato del possibile pareggio) e ha esibito un discreto campionario di prese in uscita alta, non proprio una costante del calcio attuale in cui i portieri spesso preferiscono non rischiarle. Ma la vera prodezza, anche se superflua perché l’eventuale gol sarebbe stato annullato per fuorigioco, l’ha compiuta su un colpo di tacco di Colley e sulla successiva ribattuta del difensore della Sampdoria verso la porta milanista: reattività da acrobata.

Con Dida prove di lancio lungo

C’è stata poi una novità, rispetto all’era stessa di Donnarumma: l’uso del lancio lungo a servire gli attaccanti scavalcando il centrocampo, una mossa troppo frequente per essere casuale. In effetti, nel riscaldamento sul prato del Ferraris, Maignan si è esercitato col suo allenatore Dida in questo specifico fondamentale, che ha esibito con successo durante la partita: l’occasione iniziale per Leao e l’azione della fuga di Calabria per il gol di Diaz sono nate così. Il feeling con Dida, al quale lo accomunano la statura (1,91 contro l’1,96 del brasiliano), la struttura fisica e alcune movenze tra i pali, è parso evidente da questo e da altri particolari, come l’abbraccio prepartita. L’illustre predecessore avrà un ruolo fondamentale nella crescita del ventiseienne erede, che ha appunto in testa anche l’obiettivo di scalare le gerarchie della Nazionale francese, dove finora ha una sola presenza. Il ruolo di terzo, dietro Lloris e Mandanda, non gli impedisce di coltivare speranze legittime. In Francia è già considerato l’erede designato di Lloris: perché non è un neofita, ma ha congrua esperienza nel Lille (il debutto nel 2015), con cui ha appena vinto il titolo giocando 38 partite intere su 38 in Ligue 1 e 8 su 8 in Europa League. La Champions l’ha già frequentata ed è soprattutto in quel contesto che Deschamps lo osserverà con attenzione.

Il pendolo d’attacco

Di esperienza internazionale ne ha assai di più Olivier Giroud, 35 anni a fine settembre, e già a Genova si è vista nella disinvoltura dei movimenti memorizzati, soprattutto quando ha fatto il pendolo al largo dell’area. Parlano chiaro le sue  255 partite in Premier League con Arsenal e Chelsea (90 gol) e 41 in Champions (18 gol), per tacere della fase francese della sua carriera, della quale il miracoloso Montpellier campione di Francia nel 2012 rappresentò l’apice. Parla chiarissimo il curriculum nella Nazionale francese. Giroud ha giocato 3 Europei e 2 Mondiali, in Russia nel 2018 era il centravanti titolare dei campioni del mondo e dal 2011 ha messo assieme 110 presenze, con 46 gol, il che non è da tutti nella scuola probabilmente più ricca di talenti che sbocciano in continuazione. Eppure il coronamento della carriera, la partecipazione al Mondiale del prossimo anno in Qatar, non è affatto certo. Il ritorno in Nazionale del suo eterno rivale Benzema ha retrocesso Giroud a comprimario e le recenti dichiarazioni di Deschamps sul tema non sono per lui incoraggianti.

Olivier, rincorsa alla Bierhoff

Ma Olivier ha incrollabile autostima, in genere ben riposta: parla talvolta di se stesso in terza persona ed è convinto che il Milan, giocando la Champions, sia il palcoscenico ideale per recuperare posizioni. La partita con la Sampdoria ha per ora dimostrato che il suo compito tattico non sarà semplice: non è la controfigura di Ibrahimovic e non è escluso che possa in qualche circostanza affiancarlo, ma intanto si è già dovuto impegnare nel doppio ruolo di attaccante centrale e di rifinitore, che arretra o gira al largo per aprire spazi ai compagni con sponde e filtranti: la fatica fisica è notevole, i margini di miglioramento anche, le premesse per diventare una risorsa preziosa non solo come vice Ibra pure. Il precedente benaugurante non è Mandzukic, bloccato nella scorsa stagione dagli infortuni, ma il quasi omonimo centravanti tedesco Oliver Bierhoff, che nel 1999 fu determinante per lo scudetto del Milan di Zaccheroni. Questo è un Milan decisamente più francofono, a partire proprio da Giroud e Maignan, accompagnati dai francesi Hernandez, Kalulu, Ballo-Touré e appunto dai francofoni Bennacer, Kessié, Saelemaekers già studente in Belgio del Lycée français e allievo dell’ex ct della Francia Lemerre. Perfino Florenzi e Pellegri sono reduci dalla Ligue 1 e il ritorno di Bakayoko potrebbe arricchire ancora di più la lista. Il Milan parla la lingua di un calcio fantasioso, fisico e tecnico al tempo stesso: il più meticcio d’Europa, in teoria un calcio da Champions.

Fonte Repubblica.it

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