Parigi in attesa di Messi, un altro diamante per Pochettino. Il tridente con Neymar e Mbappé promette valanghe di gol

BARCELLONA – Parigi è in messianica attesa di Messi, con i tifosi accalcati all’aeroporto di Bourget nell’aspettativa dell’atterraggio del jet privato della Pulce, che tra oggi e domani firmerà un triennale con il Psg. Ma cosa aspetta Pochettino, cosa davvero si aspetta?

Il lusso che scotta gli allenatori

C’è chi dice che il lusso del Paris Saint-Germain sia in realtà una patata bollente, e difatti ha finito per scottare tutti gli allenatori che l’hanno sfiorata: Ancelotti e Blanc (che dopo Parigi non ha addirittura più trovato qualcuno che gli affidasse una panchina), Emery e Tuchel. E pure Pochettino si è già procurato qualche ustione, visto che i suoi primi sei mesi al Parc des Princes sono stati al limite del catastrofico. Però, siamo seri; chi non vorrebbe allenare i giocatori che ha per le mani lui?

Gestire prima di allenare

Il problema, in effetti, non è allenare ma gestire. Il Psg è una squadra di stelle che spesso hanno comportamenti superficiali, con alle spalle una società che di rado ha saputo imporsi e che anzi ha sovente spalleggiato i divismi delle star, pur di trattenerli a Parigi. Più che di indisciplina, si tratta di leggerezza: latitano lo spirito di sacrificio, l’ossessione per la vittoria. Ma Messi, professionista impeccabile, può cambiare questo andazzo.

Un tridente da 130 gol

Pochettino partirà da una base semplice, il tridente con Leo, Mbappé e Neymar. È una conformazione che ricorda da vicino il meraviglioso trio di Barcellona che vinse la Champione del 2015 con Luis Enrique in panchina e con Suarez al posto del francese: in quella stagione i tre segnarono 122 reti, ma in quella successiva arrivarono addirittura a 131, sfondando quota 100 anche nel 2016/2017 (110). Come loro nessuno mai. In senso assoluto, Mbappé è superiore a Suarez, che però era il raccordo perfetto tra Neymar e Messi per il suo senso tattico, per lo spirito di sacrificio, per gli intelligentissimi movimenti senza palla. Mbappé ha caratteristiche diverse e tatticamente è molto più elementare, benché sia uno che non si tira mai indietro quando c’è da farsi il mazzo in copertura. Sulla carta, il tridente parigino può raggiungere le quote realizzative di quello catalano.

L’intesa tra Ney e Leo

Inizialmente, la strategia di Pochettino sarà di lasciare mano libera ai tre, perché sarà l’istinto a guidare il gioco parigino. L’intesa tra Neymar e Messi è profonda, i due vanno molto d’accordo anche fuori dal campo e Ney, che al contrario di quel che sembra ha parecchio sale in zucca, sa perfettamente che il suo stesso successo dipende dalla disponibilità a mettersi al servizio di Messi, o quanto meno di assecondarlo: non è un caso che i suoi anni migliori siano stati quelli di Barcellona, dove giocava alla sinistra del dio. Tra i due non ci sono invidie né gelosie reciproche e in campo combaciano perfettamente: nel tridente catalano Messi partiva prevalentemente da destra e Neymar da sinistra, ma poi Leo spaziava dove preferiva, e dove intuiva i punti deboli dell’avversario, mentre Suarez e Ney si muovevano di conseguenza. A Parigi andrà (dovrebbe andare) più o meno alla stessa maniera, anche se con Pochettino Neymar ha fatto spesso il trequartista puro, il “dieci”. Il Messi.

I limiti tattici di Mbappé

Fondamentale sarà l’incastro con Mbappé, che dopo l’esplosione al Mondiale russo ha mostrato dei limiti tattici: se l’intesa con Neymar è sempre stata spiccata, con altri, come Icardi o Benzema, ha faticato a legarsi e non tanto per cattiva volontà, quanto per la ritrosia a variare il tema della sua giocata tipica, lo scatto bruciante in velocità. Sta rischiando di diventare un attaccante monotematico, mentre il tridente che sta nascendo dipenderà soprattutto dall’inclinazione all’imprevedibilità dei tre protagonisti.

La ricchezza dell’uomo in più

È su questo che Pochettino dovrà lavorare: avrà un tridente senza un punto di riferimento centrale, ma con tre giocatori che possono ricoprire ogni posizione del fronte offensivo e che sono formidabili nell’uno contro uno: la superiorità numerica sarà il vero vantaggio del Psg, ma occorre che quando uno salta l’uomo gli altri due si mettano in condizioni di ricevere l’assist e che quindi siano abili nel movimento senza palla. Sarà questa la chiave.

Messi centravanti arretrato

In quanto alle posizioni di partenza, è probabile che Messi inizi l’azione dal centro, qualche metro fuori area, fronte alla porta: più che un falso nove, un centravanti arretrato. Da quella porzione di campo può infilarsi in dribbling tra le due aree avversarie o giocare di sponda con Mbappé e Neymar, che attaccheranno larghi ma non troppo, diciamo ai confini dell’area laterali, lasciando lo spazio interno alla disponibilità dei terzini, Hakimi e Bernat: in questo modo i parigini possono arrivare ad attaccare con cinque uomini, cui se ne può aggiungere un sesto grazie alle incursioni senza palla di un centrocampista, prevalentemente Wijnaldum.

Le alternative 4-2-3-1 e 3-4-1-2

Pochettino avrebbe in mente altri due moduli possibili, uno ultra offensivo, il 4-2-3-1, e l’altro più cauto, il 3-4-1-2. Nel primo, al tridente si aggiungerebbe Di Maria, che andrebbe a completare con Neymar e Messi il trio dei fantasisti alla spalle di Mbappé. Il problema è che tutto il peso del centrocampo resterebbe sulle spalle di Verratti e Wijnaldum: è un sistema che può funzionare in campionato, non nelle grandi sfide di Champions. Nel 3-4-1-2, Messi e Mbappé farebbero coppia d’attacco, con Neymar in rifinitura. L’aggiunta di un centrale in difesa (Marquinhos-Sergio Ramos-Kimpembe) garantirebbe copertura e darebbe più libertà ad Hakimi sulla destra. Resta il fatto che la cerniera di centrocampo resterebbe limitata a Wijnaldum e Verratti, perciò sembra difficile che Pochettino deroghi dal 4-3-3 e che rinunci a un mediano possente (Gueye) o tattico (Danilo Pereira) o dinamico (Herrera) che possa far quadrare il cerchio. In un squadra di stelle, almeno un gregario ci vuole.

L’importanza di Icardi (o di uno come lui)

A rimetterci rischia di essere Di Maria, probabilmente il miglior parigino della stagione passata e adesso destinato a fare dl cambio ai tre fenomeni a turno. È Icardi? Non lo si può definire un esubero, perché resta l’unico centravanti puro, l’unico attaccante d’area nella rosa parigina: un elemento fondamentale nelle partite in forcing, quelle difficili da sbloccare. Pochettino non vi può rinunciare senza avere sotto mano un’alternativa.

Wijnaldum e le fatiche del tuttofare

Il lavoro del tecnico di origini piemontesi si concentrerà soprattutto sul centrocampo, perché la funzionalità e la fruibilità del tridente dipenderanno molto dall’organizzazione architettata alle loro spalle, tenendo presente che se Neymar e, seppure in misura minore, Mbappé non disdegnano il lavoro di copertura, quando non ha la palla tra i piedi Messi si limita a camminare. A Barcellona tutto ruotava attorno a un perno come Busquets, che qui non esiste. Al suo fianco c’erano il talento raffinato e intelligente di Xavi o di Iniesta (che può essere in qualche molto assimilato a quello di Verratti) e la versatilità di Rakitic, paragonabile a quella di Wijnaldum che, anzi, gli è superiore per forza pura. L’olandese ex Liverpool è l’elemento che avrà maggiori responsabilità. Con Klopp e in nazionale era abituato ad avere molta libertà, muovendosi da tuttocampista: il recupero della palla dopo un contrasto feroce e l’immediato ribaltamento del fronte con la percussione verticale è la sua azione caratteristica, ma a Parigi dovrà essere più cauto, anche se alla fine rischia di essere il più credibile beneficiario degli assist dei tre davanti visto che nessuno ha i suoi tempi di inserimento, il suo fiuto per gli spazi.

Una squadra senza rivali con la palla bassa

Non bisogna dimenticare che al tridente si aggiungerà spesso Hakimi, il miglior terzino destro al mondo nell’uno contro uno e nell’assist rasoterra (nel Psg i cross serviranno a poco), mentre dall’altra parte a raggiungere l’area saranno i filtranti di Verratti. Con la palla bassa, lo sviluppo di gioco del Psg rischia di essere incontenibile. Purché qualcuno si prenda l briga di muoversi anche senza palla.

Fonte Repubblica.it

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