Paradosso Mbappé, maturo e sincero la Francia lo ama meno

TORINO. La prima volta che mise piede in Italia, Kylian Mbappé era un ragazzino di diciott’anni e la partita era una semifinale di Champions, Juventus-Monaco: si presentò, il tipino, con un gol alla BBC nel suo massimo fulgore, giusto per far sapere di sé a chi ancora non aveva avuto il piacere.

Quattro anni dopo – e una sola altra apparizione italiana, a Napoli nel 2018 – rieccolo qui, nello stesso stadio di allora ma con l’aria, gli atteggiamenti, le parole, la lucidità e la freddezza dell’uomo adulto benché abbia ancora un’età in cui molti, al massimo, si affacciano su un’anticamera della vita. “A seconda di come fa comodo, dicono che ho solo 22 anni oppure che ho già 50 presenze in nazionale”, ha detto nell’ultima intervista all’Équipe, esprimendosi con chiarezza e trasparenza rare nel paludatissimo e artefatto mondo della comunicazione calcistica. Forse, in effetti, il vero Mbappé è quello che ha già 22 anni e solo 50 partite nella Francia (farà cifra tonda proprio stasera): è uno che vive veloce come gioca e che brucia le tappe come i gradi di maturazione. 

Eppure, Mbappé in Francia ha perso considerazione. Dopo aver sbagliato il rigore che a Euro 2020 costò l’eliminazione agli ottavi con la Svizzera, in molti stadi si è preso fischi, così come lo hanno fischiato i suoi stessi tifosi, che non gli hanno perdonato la voglia ostentata (e tuttavia non soddisfatta dal club, che ha rinunciato a 200 milioni nonostante la possibilità di perderlo a zero nel 2022), di lasciare il Psg. Lui si è fatto carico di queste reazioni dimostrandosi già così maturo da saper gestire anche il disamore, così come tutte le brusche impennate della sua bruciante carriera. Non si è nascosto, ha dichiarato pubblicamente di volere il Real, non ha giocato su più tavoli, ha ammesso che la Ligue 1 gli sta stretta ma giura di aver accettato la situazione, benché non fosse quella che auspicava: “Non ho perso le motivazioni né il piacere di giocare a Parigi e mi sembra che si veda”: in effetti, del tridente favoloso lui è l’unico che sta funzionando mentre Neymar stranamente incespica e Messi dà ancora l’idea di doversi calare nel nuovo mondo.

“Ognuno deve aggiungere un po’ di acqua al suo vino”, dice: meravigliosa metafora per spiegare che anche i più fenomenali dei talenti devono rinunciare a qualcosa di sé, e annacquare la purezza della loro classe, se vogliono contribuire alla formazione di una squadra che vinca. Lo stesso discorso vale per la Francia, dove il tridente con Benzema e Griezmann ancora non va: l’impressione è lui abbia allungato il vino più degli altri, finendo per correre di più, segnare di meno e assorbire la responsabilità della delusione, proprio lui che non ha mai preso un soldo per giocare nella Francia visto tutti i premi incassati con i Blues (circa un milione e mezzo in quattro anni) li ha devoluti a strutture educative, in particolare di Bondy, la cittadina della banlieue parigina da cui proviene. Nel 2020 ha creato una sua fondazione, che attualmente segue 98 ragazzini a livello scolastico e sportivo.

Di sicuro, in quello che Mbappé dice e che Mbappé fa non c’è mai un malinteso. Sa maneggiare la sua immagine pubblica con precisa e trasparente leggerezza, nonostante non abbia una struttura ad assisterlo: a gestire i suoi interessi sono papà Wilfried, che si occupa della parte sportiva, e mamma Fayza, che si cura dell’immagine e delle comunicazione, supportati da un’avvocata parigina. Del gruppo fa parte il fratello Ethan, 14 anni, che è appena entrato nelle giovanili del Psg.

Sta di fatto che a soli 22 anni e con già 50 partite in maglia bleu, Mbappé può conquistare il quattordicesimo trofeo della sua giovane vita. La sfida di Torino è animata dai rancori che in Belgio ancora portano per la semifinale mondiale di tre anni fa, che i francesi vinsero con un gol di Umtiti e un poderoso catenaccio mentre la generation dorée belga vedeva andare in frantumi un sogno che forse non avrà mai più diritto di sognare. Sta scadendo il loro tempo, mentre Mbappé ha tutto il futuro che vuole. 

Fonte Repubblica.it

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