Nuovo Napoli, la mano del fato nelle buone scelte di Spalletti

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La fortuna che si ha è sempre la somma delle scelte fatte e di quelle evitate. Prendi il Napoli, questo oggetto favoloso, tanto che pare peccato trascinarlo fuori dalla penombra in cui splende, sulla riva del “bacino d’utenza” dove annaspano Juve, Inter e Milan.

Come qualsiasi bella storia, poteva andare diversamente: questione di sliding doors dove hai infilato la porta sbagliata, ma un rimbalzo dell’uscio ti spinge indietro e fa prendere l’altra. Comincia con Sergio Conceiçao. A fine maggio 2021 l’allenatore del Napoli è lui. Hanno già preparato la conferenza stampa di presentazione. Si ferma in aeroporto e non decolla: disaccordi contrattuali. Chiamano Spalletti, disoccupato con il super-reddito di ex cittadinanza interista e mortificato dalla versione di Totti in forma di fiction. Al primo anno porta la squadra in Champions. Alle tumultuose tv locali non basta. Tra totem di Maradona e donne su cui gli ospiti indugiano, si processa la mancata occasione scudetto, rinviata a chissà quando, dato che l’allenatore avalla le cessioni dei migliori, che sarebbero (stati) Koulibaly, Fabian Ruiz e Mertens. Scegliere di tirare dritto non basterebbe. Nella lista dei partenti finiscono anche Meret e Politano, che hanno “perso la fiducia di Spalletti” e mai trovato una maglia da titolare.

I sostituti vengono individuati in Keylor Navas e Bernardeschi. Come per Conceiçao qualcosa va storto in aeroporto, uno resta a Parigi, l’altro prende l’aereo che lo porta invece a Toronto. Navas non viene a spaccare lo spogliatoio, Bernardeschi non diffonde la sua malinconia da pre-cestinato. Meret e Politano cominciano per sbaglio, ma di errori ne fanno pochi. Uno para anche un rigore, l’altro ne trasforma (decisivo quello a Glasgow dopo le cilecche di Zielinski). Fin qui tutto bene, ma il treno può ancora deragliare.

Ci penserebbe Cristiano Ronaldo, che verrebbe a costo zero, fruttando pure 100 milioni dalla vendita di Oshimen. Si è offerto a tutti. Non l’ha preso in considerazione neppure Berlusconi per il Monza (pare lo trovasse “arrogante, indisponente eccetera”). Nel linguaggio finto-criptico del “c’è o ci fa?” Spalletti dice: “Chi non lo vorrebbe allenare?” e la chiude lì, salvando la fascia di Kvara, l’allegria di Raspadori, il destino del Napoli a un passo dal terzo scivolone o lanciato verso il terzo innominabile. Si discute se avrà finalmente la tempra per arrivare in fondo, se reciti o no, se sia felice o il concetto stesso gli sfugga. A occhio, quando è solo in casa rimbalza tra le pareti. E se gli passa una nuvola subito googla “Totti e Ilary”.

Fonte Repubblica.it

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