Non è un’inter per giovani: via i talenti per salvare il bilancio

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Non è un’inter per giovani: via i talenti per salvare il bilancio

Quando l’Inter vendette a diciannove anni Zaniolo per arrivare a Nainggolan, molti tifosi storsero il naso. Con il senno di poi, avevano ragione. Quattro anni dopo, la notizia della cessione di Cesare Casadei, diciannovenne anche lui, è stata invece accolta dalla maggioranza del tifo nerazzurro quasi con sollievo. Segno che i tempi sono cambiati.

Meno gioventù, più certezze

In un’era non lontana, il club si liberava di giovani promettenti per mettere a segno colpi di mercato più o meno attraenti, che si sarebbero poi rivelati più o meno fortunati. Insomma: l’ignoto per l’ignoto. Oggi invece le cessioni dei talenti under 23 non servono a liberare spazio per nuovi giocatori, in rosa e nei bilanci, ma per evitare di dovere vendere pezzi pregiati della formazione titolare. Quindi, almeno nelle speranze del tifoso, ben venga la cessione del centrocampista di Ravenna, se servirà a trattenere alla Pinetina un big come Skriniar, corteggiato dal Psg. Nessuno sa quale evoluzione tecnica e di carriera avrà Casadei, paragonato ora ad Ambrosini e ora a Milinkovic Savic. Tutti sanno invece quale enorme influenza abbia avuto il centrale slovacco nel determinare il successo di singole partite e intere stagioni.

Chi resta e i nuovi acquisti

Il tifoso interista, come e più di quelli di altre squadre di Serie A a corto di quattrini, si sta abituando al principio secondo cui trattenere in rosa un giocatore forte equivale quasi a un nuovo acquisto. Nei bar e sui social network si esulta per la permanenza alla Pinetina di Lautaro, Dumfries, Bastoni & Co. come se fossero appena scesi dalla scaletta dell’aereo privato che li ha condotti alla loro prima avventura nerazzurra. Segno dei tempi. E quindi ben venga una sessione di mercato in cui l’Inter oltre a Casadei, pagato 15 milioni più 5 di bonus dal Chelsea, ha venduto il 23enne Pinamonti al Sassuolo per 20 milioni. Soldi freschi, non da reinvestire, ma utili per tenere a freno la necessità di vendere giocatori che attanaglia l’attuale proprietà nerazzurra. Zhang ai manager ha chiesto di arrivare alla chiusura della finestra di contrattazioni con più quattrini in cassa di quanti ce ne fossero all’apertura.

L’esempio della Juve

Non è una novità che le società più forti della Serie A decidano di cedere giovani promesse per potersi permettere giocatori pronti subito. È successo ovunque e in ogni epoca. Persino la Juventus, che pure ha sviluppato il progetto Under 23, negli anni passati ha lasciato partire alcune sue gemme ancora grezze, fra cui Immobile e Spinazzola, preferendo loro gioielli già formati e più elaborati. Non è un peccato mortale, se si considera quanto abbiano poi vinto i bianconeri da quel 2010 in cui accompagnarono alla porta il centravanti di Torre Annunziata, cedendolo prima in prestito (Siena, Grosseto e Pescara), poi a titolo definitivo al Genoa. Come tutte le operazioni, anche le cessioni delle giovani promesse vanno valutate nel tempo, non sull’onda emotiva del qui e ora. E come sempre nello sport, quello che conta sono i risultati: chi vince ha (quasi) sempre ragione.

Il paradosso apparente di Casadei e Asllani

Il fatto che l’Inter abbia appena salutato uno dei suoi migliori talenti in erba non significa che il club non abbia attenzione per il settore giovanile. Anzi. I nerazzurri nella passata stagione hanno vinto il campionato Primavera. E fra gli innesti per la prima squadra ci sono due ragazzi nati dopo il 2000: il ventenne Asllani, arrivato alla Pinetina dall’Empoli con la formula del prestito oneroso a 4 milioni e 10 più bonus di riscatto, e il 22enne Bellanova, in prestito dal Cagliari sempre per 4 milioni con riscatto fissato a 6. Al tifoso verrebbe naturale chiedersi: perché allora non tenersi Casadei, anziché venderlo e comprare Asllani, visto che le cifre sono più o meno le stesse? Tre ordini di ragionamento. Il primo: la logica delle plusvalenze, che permette di iscrivere subito a bilancio i soldi incassati per le cessioni e di spalmare invece le spese per nuovi acquisti sugli anni di contratto. Il secondo: a differenza di Casadei, che non ha mai giocato una partita in Serie A, Asllani ha già avuto modo di dimostrare il proprio valore nel calcio dei grandi. Il terzo: i due sono sì entrambi centrocampisti, ma hanno caratteristiche tecniche diverse.

Fonte Repubblica.it

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