Non è una Juve per giovani: Allegri guarda al passato

TORINO – Allegri sembra che stia cercando una Juventus che non c’è più, parla a giocatori che non capiscono il suo linguaggio e cerca soluzioni che gli sfuggono, lui che aveva sempre un asso nella manica e intuiva il momento preciso in cui estrarlo. Sta cercando di tenere assieme i pezzi guardando al passato. Contro il Milan ha schierato otto uomini che già conosceva dalla sua prima esperienza bianconera: tutti a parte Danilo, perfetto per qualsiasi allenatore, Rabiot e Locatelli, che ha voluto lui. Gli acquisti stramilionari delle ultime stagioni, quelli che hanno contribuito considerevolmente al passivo di bilancio più smisurato della storia del calcio italiano, al momento li ha messi in aspettativa e non stanno tornando buoni nemmeno come riserve, visto che in due partite su quattro Allegri ha criticato i suoi stessi cambi. A Udine, al suo debutto con le cinque sostituzioni, disse: “Devo capire se le ho sbagliate, perché per me è una novità”. Domenica, la risposta se l’è data al volo: “Ho sbagliato i cambi”. Finora gli avvicendamenti hanno avuto effetti peggiorativi: non è un caso che i bianconeri non abbiano mai segnato nei secondi tempi.

È come se la Juve avesse perso di colpo il vero vantaggio di un decennio di dominio: la vastità della rosa, la competitività della panchina, la possibilità di rovesciare in campo campioni mentre gli altri ricorrevano a espedienti. Allegri con le cinque sostituzioni non è ancora in confidenza: è l’allenatore di Serie A che ha effettuato meno cambi (16) a parte D’Aversa (15) e questo nonostante una ricchezza di alternative incomparabile. In base alle valutazioni di Transfermarkt, domenica il valore di mercato delle riserve superava quello dei titolari (302 milioni contro 285). Ma d’altronde Allegri, dopo aver sottoscritto l’addio di Ronaldo, sta relegando a un ruolo secondario anche Chiesa, De Ligt e Kulusevski, costati in tutto circa 190 milioni. L’allenatore continua a lamentarsi che molti non reggono la pressione: “E questi vogliono giocare nella Juve!” ha urlato, domenica sera, uscendo dal campo. Per questo si sta rifugiando nella vecchia guardia: l’età media dell’undici di partenza col Milan sfiorava i trent’anni. Molti dei messaggi che manda sono per Chiesa e De Ligt, che pure hanno più di 200 partite da professionisti alle spalle.

Allegri la squadra l’ha rimproverata a pareggio col Milan ancora caldo: dopo aver imboccato il tunnel sacramentando, ha urlato nello spogliatoio ciò che poco dopo avrebbe ripetuto, con toni smorzati, davanti alle telecamere, cioè che non si può perdere il controllo di una partita in quel modo. Ci sarebbe stato anche un litigio tra Szczesny e Rabiot, il seguito di quanto già successo in campo quando, in attesa del corner dell’1-1, il portiere cercava di strattonare il francese per sistemarlo nella posizione più giusta. Ma il centrocampista non gli ha dato retta, lasciando un vuoto nell’area piccola. Il nervosismo di Szczesny è comprensibile: le distrazioni di Rabiot erano già costate lo 0-1 dell’Empoli e l’1-1 del Napoli.
 

Fonte Repubblica.it

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