Non è un Milan per vecchi. Pioli e la meglio gioventù per superare Ancelotti e Allegri

MILANO – Se sia stata una vittoria da scudetto, lo stabiliranno i risultati delle ultime due giornate. Ma una cosa è già certa: a Verona si è capito perché questo Milan ha tutte le possibilità di aprire un lungo ciclo vincente. Lo spiega, oltre al gioco, soprattutto l’anagrafe. In questo Pioli, conquistando il titolo, farebbe meglio dei predecessori Ancelotti e Allegri. L’emblema sono proprio le azioni dei due gol, confezionati dal non ancora ventitreenne Leao e dal fresco ventiduenne Tonali. Ibrahimovic e Giroud rappresentano le classiche eccezioni. Questo Milan può ottenere un record davvero speciale: quello della formazione più giovane e vincente. E non si tratta solo di pura statistica, ma di prospettiva: una squadra così giovane ha tutte le possibilità di aprire appunto un lungo ciclo, con qualche aggiustamento di mercato.

Prospettiva Champions e rosa valorizzata

Nel caso specifico la prospettiva è anche molto europea: per la maggior parte esordienti nell’edizione della Champions in corso, questi giocatori hanno accumulato una preziosa esperienza internazionale, nelle coppe e sullo slancio anche con la rappresentativa del loro Paese. Avere un consistente gruppo di campioni d’Italia tra i 22 e i 26 anni, già provvisti di un bagaglio invidiabile, si tradurrebbe in un notevole vantaggio competitivo e anche di valore di mercato. La rosa del Milan è già oggi tra le più quotate. La politica di ulteriore svecchiamento, a prescindere dall’esito della trattativa per la cessione del club da Elliott agli arabi di Investcorp o agli americani di Red Bird, è testimoniata dagli obiettivi della campagna acquisti di Maldini e Massara: Botman ha 22 anni, Origi 27, Renato Sanches 24. E l’idea Osimhen (23), che si riveli percorribile o meno, conferma la filosofia sottesa al calciomercato.

Un mercato per svecchiare ancora

I numeri sono molto espliciti. La formazione schierata nella non più fatal Verona aveva un’età media di partenza di 24,9 anni, già di per sé bassa, eppure non era tra le più giovani schierate in questa stagione da Pioli, che non poche volte si è tenuto attorno alla soglia dei 24 anni. Dal girone di ritorno la classica formazione tipo è facilmente individuabile e le poche variazioni, dovute a infortuni, squalifiche o scelte tecniche, non cambiano la sostanza, né stravolgono il dato essenziale. I ballottaggi canonici riguardano tutt’al più la fascia destra d’attacco (Saelemaekers, 22 anni, o Messias, 30) e il ruolo di trequartista centrale (Diaz 23 anni o Kessié 26), al limite come a Verona Krunic (28). Rimane il dato essenziale di base. E considerato che nella classifica del Cies (il centro studi svizzero specializzato nell’analisi delle ricerche sportive e calcistiche) alla fine dello scorso settembre il Milan risultava dodicesimo in Europa per media d’età (con 25,13, battuto in Italia da Spezia ed Empoli, mentre in vetta c’era la Ligue 1 col Monaco), i margini di miglioramento sono evidenti, anche perché il ruolo di centravanti è oggi monopolizzato dal trentacinquenne Giroud e dal quarantenne Ibrahimovic.

Quanta freschezza in difesa

Addentrarsi nei dati serve a illustrare meglio il concetto. Tolti i due veterani d’attacco, la squadra ha schierato per lo più due ventunenni (Tonali fresco del compleanno numero 22 e Kalulu), due ventiduenni (Leao e Saelemaekers), un ventitreenne (Diaz), tre ventiquattrenni (Hernandez, Tomori e Bennacer), due venticinquenni (Calabria e Kessié) e un portiere ventiseienne (Maignan), guida di una difesa della quale risalta la freschezza. Non possono essere certo considerati in età da pensione Romagnoli (27), Rebic e Krunic (28), Messias (30), né Florenzi (31) bloccato da due operazioni al ginocchio e subito riemerso con tanto di gol fulmineo o Kjaer (33), che nel momento in cui è stato a sua volta fermato dall’intervento chirurgico che gli ha spezzato la stagione era sistematicamente tra i migliori. Gabbia (22) è stato un utile complemento della difesa, Tatarusanu (36) ha tamponato il mese abbondante di assenza di Maignan. Il contributo di Daniel Maldini (20) è stato saltuario, ma ha comunque garantito un prezioso gol a La Spezia. Solo i ventisettenni Castillejo e Bakayoko e il venticinquenne Ballo-Touré sono sostanzialmente rimasti ai margini, mentre Pellegri (21) ha pagato la sfortuna sotto forma di infortunio e Lazetic (18) è stato per il momento giudicato acerbo.

Con Carletto e Max l’esperienza al potere

Il paragone col passato non è semplicemente suggestivo, ma rende l’idea della rivoluzione in atto – da una squadra matura a una maturanda – rispetto ai due scudetti rossoneri del terzo millennio. Il Milan di Ancelotti, quando vinse il diciassettesimo scudetto nel 2003-2004, era una squadra molto esperta, all’apice del rendimento individuale e collettivo. Il Milan di Allegri, quando ottenne il diciottesimo, era una sintesi tra i non pochi superstiti del titolo precedente e gli innesti opportuni individuati nel frattempo da Galliani e Braida. Ancelotti vinse il campionato con una formazione tipo dalla media d’età decisamente più alta (29,09 anni) di quella attuale. I più giovani erano Kakà (22), Pirlo (25), Gattuso (26) e Shevchenko (27). Seedorf ne aveva 28, Inzaghi e Rui Costa  rispettivamente 30 e 32. La difesa censiva in ordine crescente i 26 del titolare aggiunto Kaladze, i 28 di Nesta e Simic, poi seguivano Dida (30), Pancaro (32), il jolly Serginho (33), Cafu (34), Maldini (36) e Costacurta (38), più i ventiseienni Abbiati e Laursen. A centrocampo giocò spesso anche Ambrosini (27), un po’ meno Brocchi (28), poco Redondo (28). Tra gli attaccanti spiccò Tomasson (26) più di Inzaghi (30) bloccato da infortunio, furono 4 le presenze di Borriello (22). Nel 2010-11 la media degli undici titolari (28,3) si abbassò appena. Allegri fece leva sui reduci Seedorf (34), Nesta (34), Gattuso (32), Pirlo (31) e Abbiati (32), ma li integrò con Ibrahimovic (28), Robinho (26), Thiago Silva (25), con la coppia di terzini Abate (23) e Antonini (27) e col ventenne Pato, nonché con una nutrita serie di titolari aggiunti: a centrocampo Ambrosini (33), Boateng (23), Van Bommel (33), Flamini (26), in attacco Ronaldinho (30), che a gennaio passò al Flamengo e fu rimpiazzato da Cassano (27), più Pippo Inzaghi (36) agli ultimi fuochi. In difesa c’erano pure Zambrotta (33), Yepes (34), Bonera (29), Papasthatopulos (22), Oddo (34), Jankulovski (33), Amelia (28). Con Ancelotti e Allegri, dunque, il livello medio era incontestabilmente più alto. Ma il giovane Milan di Pioli ha appena cominciato la sua ambiziosa rincorsa. 


Corsa Scudetto: il calendario di Milan e Inter

  37a giornata 38a giornata
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Aggiornato il 7/5/2022. In maiuscolo le partite da giocare fuori casa

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Non è un Milan per vecchi. Pioli e la meglio gioventù per superare Ancelotti e AllegriFonte Repubblica.it

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