Nestorovski: “Italia-Macedonia a Palermo è la partita dei miei sogni”

Nestorovski: "Italia-Macedonia a Palermo è la partita dei miei sogni"

Nestorovski: "Italia-Macedonia a Palermo è la partita dei miei sogni"

Al Renzo Barbera, dove l’Italia si giocherà la prima fetta di Mondiale contro la Macedonia del Nord, un macedone è di casa. Ilija Nestorovski non sa ancora se quel match storico per la sua nazione lo giocherà oppure no: certo potrebbe dare indicazioni preziosi, visto che ormai vive in Italia da 6 anni e che a Palermo ha giocato tre anni, segnando 39 gol e indossando anche la fascia di capitano.

Nestorovski, che effetto le fa pensare a uno spareggio mondiale tra Italia e Macedonia, proprio a Palermo?

“Se da bambino avessi potuto disegnare la partita della vita da piccolo, sarebbe stata questa. Ora ancora di più, dopo i tre anni a Palermo. Non so se sarò convocato, ma spero di sì perché per me è come giocare in casa”.

Lei pensa che la Macedonia abbia davvero delle carte da giocarsi?

 “Non è un caso che si giochi a Palermo: all’Italia serve una atmosfera incandescente, il supporto di tifosi caldi per mettere pressione all’avversario. A Palermo tutto questo c’è eccome. Forse però la Federazione ha dimenticato che Trajkovski ed io siamo a casa lì, conosciamo bene il campo. Scherzi a parte, una volta ho già segnato contro l’Italia e anche Trajkovski. Grazie a quel gol l’Italia è dovuta andare allo spareggio contro la Svezia e poi non si è qualificata per i mondiali in Russia. Vuol dire che di carte ne abbiamo, eccome. È una partita secca, novanta minuti, non può essere escluso nulla”.

Palermo, la nazionale dopo l’Europeo saltato: questa partita può essere il suo riscatto?

“L’Italia vuole mondiali, ma io di più. Perché non sono andato agli Europei per colpa della rottura del crociato, voglio esserci ai Mondiali. Come dite voi in Italia? Quando si chiude una porta si apre un portone. Dopo la partita manderò un messaggio ai palermitani, fino a quel momento sarò solo un avversario”.

Ma si sente un po’ palermitano?

“Pensate che i miei bambini hanno imparato prima l’italiano e poi il macedone. Quando sono arrivato i giornalisti a Palermo dicevano NestorovsCHI? Anche se ero stato tre volte capocannoniere in Croazia, non mi conoscevano in Italia. Ho capito cosa stavo realizzando quando al primo anno avevo già indossato la fascia di capitano. Nessuno straniero l’aveva portata così presto nella storia di Palermo. Oggi lo posso dire: si, una parte di me si sente proprio italiano”.

Ha un rammarico particolare, per la sua avventura rosanero?

“Ho più ricordi belli che brutti. Soprattutto mi piace ricordare il modo in cui mi hanno abbracciato a Palermo, la gente, il sole, il cibo, tanti gol… ma anche quelli: le due promozioni mancate, una che io definisco “rubata” contro il Frosinone: nella partita decisiva, ci furono palloni buttati in campo, poi un rigore dato e successivamente rimangiato dall’arbitro. Poi l’anno successivo quando eravamo già ai playoff è arrivata prima la sentenza per illecito amministrativo che ci ha tolto la possibilità di conquistarci sul campo la Serie A e poi anche l’esclusione dal campionato”.

A Udine come si trova, adesso?

 “Bene, siamo un gruppo forte, ho avuto un infortunio ma sono guarito ormai da tempo, e non vedo ora di poter tornare protagonista”.

In questo momento non sta trovando spazio, però. Come la vive?

“Che giocatore sarei se andassi in panchina felice? Però sono un professionista e poi l’Udinese ha giocatori veri. Il mio dovere è lavorare ed essere pronto. Quando mi sono fatto male ero titolare, adesso è importante essere guarito, è importante che l’Udinese vinca: prima o poi arriverà anche il resto”.

Fonte Repubblica.it

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