Nella lega degli scontri diretti lo scudetto lo vince il Milan

Il secondo pareggio consecutivo dopo la botta di adrenalina data dall’acquisto di Vlahovic è un avviso alla Juve: contro le squadre toste — il Torino dopo l’Atalanta — la scorciatoia della giocata di classe superiore è un’illusione. Meglio controllare di più il pallone per evitare di farsi ubriacare dalla scherma del rivale, come a un certo punto è successo ieri col giro palla del Toro. Poco male in chiave campionato, ché i buoi erano scappati da tempo. Avviso per la Champions, piuttosto: anche il Villarreal è un outsider tosto, un pifferaio che fa danzare il cobra correndo i suoi rischi ma costruendosi sempre almeno un’opportunità. E dunque, occhio.
Malgrado la frenata, la Juve resta la squadra che ha fatto più punti (26) dal giorno della sua ultima sconfitta, il 27 novembre con l’Atalanta: dodici partite nelle quali si è molto detto del contratto di Dybala, dell’arrivo di Vlahovic e Zakaria e di cosa fare con Morata, mentre De Ligt prendeva in mano il potere reale della squadra, e la toglieva dalle secche per riportarla in posizioni più consone.

In un campionato molto complicato da decodificare, il gioco delle classifiche scomposte ci dice una cosa molto importante anche sul Milan: il suo primato, reale o virtuale che sia (balla sempre il famoso recupero col Bologna che l’Inter non ha alcuna fretta di togliersi dai piedi), poggia sugli scontri diretti. Premessa: negli ultimi cinque anni il campionato a 7 che si gioca fra le squadre “europee” si è stabilizzato. Nelle posizioni che valgono le coppe finiscono sempre le due milanesi, le due romane, la Juve, il Napoli e l’Atalanta, con l’unica eccezione del Torino capace di precedere la Lazio nel 2019. Un torneo d’élite praticamente chiuso: chiamiamolo Superlega. Ecco, in questi anni la squadra campione ha vinto anche la Superlega quattro volte su cinque: l’eccezione è stata due anni fa la prima Inter di Conte, che negli scontri diretti raccolse 23 punti contro i 22 della Juve tricolore di Sarri. Due anni prima lo stesso Sarri aveva chiuso la Superlega alla pari con la Juve campione: un ex-aequo perfetto visto che il suo Napoli aveva perso 1-0 in casa (Higuain) e vinto sempre 1-0 a Torino (Koulibaly). In ogni caso, la supremazia nella Superlega è un indizio molto attendibile in chiave scudetto.
Nelle more di questo calendario asimmetrico, che ha reso il campionato un Giro d’Italia senza salite nell’ultima settimana — alla sesta di ritorno gli scontri diretti sono quasi finiti — il Milan è la squadra che ha fatto meglio contro le altre grandi: ha preso quattro punti all’Inter, ne ha fatti sei con la Roma e si è messo alle spalle due pareggi con la Juve. Le vittorie di Bergamo e in casa con la Lazio portano il totale a 18 punti: l’unica sconfitta è quella di San Siro dal Napoli.

Dietro al Milan ci sono Inter e Juve a quota 14 ma con una gara in più, dieci contro nove: mancano loro due soli match, lo scontro diretto di Torino e un impegno casalingo con le romane (Inter-Roma e Juve-Lazio). Il Napoli è a 12 e deve giocarne ancora quattro, l’Atalanta a 11 e gliene mancano tre, le romane sono distanti.
La superiorità del Milan negli scontri diretti si spiega con la quantità dei matchwinner a disposizione di Pioli. Contro la Lazio fu l’ouverture del Leao trasformato, a Torino toccò a Rebic rimettere in piedi la baracca e sfiorare poi il successo, Tonali illuminò la scena a Bergamo, Ibra fu decisivo a Roma e Giroud ha risolto il derby. Che poi dei 180 minuti giocati con l’Inter fra andata e ritorno, almeno 120 appartengono ai nerazzurri: ma nei suoi 60 il Milan è stato più contundente, e poi quello che doveva essere il grande problema stagionale — la sostituzione di Donnarumma con Maignan — non ha provocato alcun danno.

Se le cifre di questa Superlega nostrana testimoniano il diritto del Milan a essere lì, il calendario che rimane è favorevole all’Inter. Il mal di pancia negli scontri diretti (ha battuto solo Napoli e romane) è riscattato dal percorso quasi netto con le altre squadre, quelle dalla Fiorentina in giù: 13 vittorie e un pareggio (a casa Samp) dimostrano la capacità di non farsi incartare mai da chi ti è inferiore. Le proiezioni dicono che di qui alla fine l’Inter potrebbe perdere pochissimi punti, chiudendo nella zona 85-90 che è quasi sempre scudetto. Ma occhio ai pericoli lungo il cammino: domani, per esempio, a San Siro arriva il Sassuolo, la squadra della meglio gioventù che sceglie con cura le vetrine nelle quali esporsi, privilegiando le più liquide. Quest’anno gli Scamacca boys hanno già vinto proprio qui col Milan, e allo Stadium contro la Juve. Ci riproveranno.
L’Inter in casa, comunque, è sempre a proprio agio: con 29 punti raccolti su 36 è la migliore, e questa classifica spiega la stagione complicata dell’Atalanta, che a Bergamo di punti ne ha fatti 12, una miseria. Il primato in trasferta — 30 punti contro i 29 del Milan — non le basta per riequilibrare. Il Napoli è ben bilanciato (26 punti in casa, 27 fuori) e vanta due primati significativi: la percentuale di gol su palla inattiva, il 37%, che risente dei 7 rigori trasformati sui 10 concessi, e l’impermeabilità della difesa negli ultimi 15’, con un solo gol subito. A una certa ora Spalletti tira giù la serranda, e non ce n’è per nessuno. Viceversa la Lazio è la squadra che esce meglio dai blocchi: undici gol nei primi 15 minuti aiutano a credere nel quarto posto, non più così lontano.
©RIPRODUZIONE RISERVATA Nella lega degli scontri diretti lo scudetto lo vince il MilanFonte Repubblica.it

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