Nel tridente o in coppia Vlahovic c’è sempre: ora Allegri studia il partner ideale

TORINO – Il bello di Vlahovic è che non ha bisogno di molto per squartare le difese: basta che gli arrivino dei palloni. Finora nella Juventus ha segnato quattro gol con quattro assistenze diverse: un invito nello spazio di Dybala (Verona), un lancio profondo di Danilo (Villarreal), un tocco in area di Cuadrado (Empoli), un filtrante in verticale di Morata (ancora Empoli). Lui se l’è cavata sia ricevendo palla spalle alla porta, sia correndo verso il portiere sia destreggiandosi nei sedici metri, suggerendo una considerazione: buttando la sfera dalle sue parti, qualcosa succederà. Il problema è che la Juve, sempre pigra nella fase propositiva, lo fa ancora di rado.

Gli studi di Allegri sul partner ideale

Allegri sta studiando Vlahovic con molta attenzione, per capire con quale formula può essere meglio valorizzato: è un’analisi che interessa soprattutto in prospettiva perché servirà a decidere in quale direzione muoversi sul mercato, vale a dire se sarà più utile setacciare ali o fantasisti, seconde punte o centravanti d’appoggio. Per ora Vlahovic si è trovato bene più o meno con tutti e più o meno in ogni situazione, salvo quando è incappato in una marcatura a uomo: ha sofferto sia Bremer sia Demiral, ma contro l’Atalanta il disagio è stato attenuato dal supporto che gli hanno fornito i compagni, perché in quell’occasione la Juve ha mantenuto il baricentro molto alto e diversi uomini nella trequarti avversaria, evitando che venisse fagocitato dall’avversario. Infatti è riuscito a tirare in porta ben sette volte, perché ha potuto giocare a ridosso dell’area e non partire da metà campo, come ha dovuto fare in altre circostanze. Anche se quando si scapicolla negli spazi è micidiale.

Con Morata c’è feeling e adesso Allegri vuole tenerlo

Dopo le prime riflessioni è risultato che il compagno che meglio si è accoppiato a Vlahovic è Morata, il quale ha sostanzialmente riposto le velleità individuali e si è messo al servizio del nuovo collega, sia come ala sinistra (e in molte fasi della partita quasi come mediano di sacrificio) sia come seconda punta, come è successo a Empoli quando ha sostituito Kean, che a sua volta si era mosso in buona sintonia con il serbo. Non è un caso che la prima decisione presa dalla Juve in chiave mercato sia stata questa: proviamo a tenere Alvaro. A giugno scadrà il prestito biennale, costato 20 milioni, e lo spagnolo rientrerà all’Atletico, malgrado non faccia parte dei piani di Simeone. La Juve può trattenerlo a titolo definitivo versando altri 35 milioni, che però sono un po’ troppi: perciò sta lavorando per ottenere uno sconto o, in alternativa, riformulare un nuovo prestito. La Juve lo vuole confermare, l’Atletico non è contrario a cederlo e Morata sarebbe felicissimo di restare: siccome le tre parti in causa hanno un obiettivo in comune, una soluzione la si può trovare.

Dusan aspetta i lanci di Bonucci

A Vlahovic, dunque, servono più palle lunghe dalle retrovie (quella di Danilo in Champions è stata esemplare) oppure inviti rapidi in verticale. Allegri sta cercando di offrirglieli, con predilezione per il lancio profondo che consente alla squadra di non scoprirsi: in questo senso manca ancora il contributo di Bonucci, che quando starà meglio potrà formare con il centravanti un asse micidiale. Arrivano invece pochi palloni dalle fasce, un po’ perché il cross è una soluzione che la Juve cerca di rado (è soltanto ottava in questo fondamentale) e un po’ perché il colpo di testa non è ancora una specialità del centravanti, che in assoluto preferisce gestire i palloni che gli arrivano da dietro rispetto a quelli che gli spiovono dai lati.

Il tridente ideale? Con Chiesa e Morata

Per questo si è trovato bene sia nel tridente anomalo, quello in cui Dybala fa il rifinitore, sia in quello mascherato, visto che a Empoli la Juve ha giocato con il 4-4-2, con le due punte affiancate e gli esterni (Cuadrad e Rabiot, entrambi decisivi nell’assist) più arretrati. Ma è anche vero che a Firenze Vlahovic aveva avuto un’ottima intesa con Chiesa, perciò è questo su cui si sta ragionando, per sfruttare al meglio le caratteristiche di tutti (e ottimizzare le spese): un tridente Chiesa-Vlahovic-Morata è la soluzione immaginata per il futuro. E ovviamente taglierebbe fuori Dybala.

Si cerca già un vice-Vlahovic: Lacazette, Braithwaite o Pavoletti

In quella prospettiva, Kean, Cuadrado e Bernardeschi possono fare gli attaccanti esterni, perciò la Juventus sta pensando, guarda caso, a prendere un centravanti di riserva, una punta esperta che accetti di partire dalla panchina, di centellinare il minutaggio ma che sia pronta a rimpiazzare Vlahovic quando necessario. Il profilo tracciato (ma come esempio, non come obiettivo sensibile perché il giocatore non lascerà la Germania) è quello del camerunense Choupo-Moting, che ha queste funzioni al Bayern e che prima le aveva avute al Psg. Piace Braithwaite del Barcellona, mentre in Italia è giudicato interessante Pavoletti. Di un livello più alto è Lacazette, che si svincolerà dall’Arsenal: difficile immaginarlo come una riserva, se non di lusso, ma la Juve lo sta tenendo d’occhio.

Nel tridente o in coppia Vlahovic c'è sempre: ora Allegri studia il partner idealeFonte Repubblica.it

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