Nazionale, spareggi mondiali: i giorni più lunghi di Roberto Mancini

Nazionale, spareggi mondiali: i giorni più lunghi di Roberto Mancini

Dopo il totale flop delle italiane in Champions, saranno più che mai 12 giorni lunghissimi per la Nazionale, 12 giorni di passione. L’Italia campione d’Europa è rimasta l’appiglio di un calcio sgonfiato. Il calendario non mente: da venerdì 18 a martedì 29 marzo gli azzurri incastrano tra campionati e coppe il loro spazio carico di tensione. La squadra si ritrova a Coverciano per preparare i play-off e per scongiurare una disfatta impensabile. Dà già la misura dell’importanza del momento l’arrivo immediato a scaglioni dei convocati di Mancini, alla fine delle rispettive partite: il venerdì i reduci di Sassuolo-Spezia e Genoa-Torino, il sabato quelli di Napoli-Udinese e Inter-Fiorentina e Jorginho dopo Middlesbrough-Chelsea di FA Cup, poi quelli di Cagliari-Milan e infine via via, la domenica, chi torna dal resto del programma, con le incognite di Monaco-Psg per Donnarumma e Verratti e di Reims-Lione per Emerson, nonché in serie A per gli azzurri di Juventus-Salernitana, Roma-Lazio e Bologna-Atalanta, a tenere soprattutto in apprensione il ct. Certo, non è lecito usare termini eccessivi. Oggi, a guerra in corso, ogni iperbole calcistica appare più che mai sconveniente. Non era così nel novembre 2017. Quando l’allora presidente della Figc Tavecchio coniò la famosa metafora dell’apocalisse per l’eventuale mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale, pandemia e guerra non si profilavano all’orizzonte. Quasi un lustro dopo resta però la scarna concretezza del fatto sportivo: se la Nazionale non riuscirà a entrare per la seconda volta consecutiva tra le 32 iscritte alla Coppa del mondo, allungherà a 12 anni l’esilio dall’evento più importante dello sport più popolare. Sarebbe un grosso guaio per l’intero movimento calcistico italiano, già ridimensionato dall’ennesima stagione magra in Champions League.

Non spezzare la magia

L’intervallo temporale in questione rende l’idea di che cosa gli azzurri si stiano giocando in questi play-off: l’ultima partita a un Mondiale risale al famigerato 0-1 di Natal con l’Uruguay, il 24 giugno 2014. Saltare a pié pari Russia 2018 e Qatar 2022 equivarrebbe a ripresentarsi – se tutto andasse bene – soltanto nel 2026 per l’inedita edizione americana ospitata da tre Paesi, Usa, Canada e Messico. Aggiungere un altro flop alla partita del famoso morso di Suarez a Chiellini e al tiro dello svedese goleador per caso, Jakob Johansson, sarebbe assai malinconico. Gli italiani non hanno smesso di delirare per il calcio, come ha dimostrato l’incantesimo dell’Europeo vinto l’estate scorsa contro pronostico, però con merito e come simbolo della graduale uscita dalla pandemia. Ma tornare a essere gli spettatori di una Coppa del mondo giocata dagli altri spezzerebbe la magia, che gli stessi campioni olimpici di Tokyo hanno riconosciuto come decisiva per i loro successi.  

L’appiglio della tradizione

L’eliminazione sarebbe paradossale per l’Italia campione d’Europa in carica, ma anche storicamente incongrua. Fra le 8 squadre che hanno vinto il Mondiale nelle 21 edizioni fin qui giocate (5 titoli il Brasile, 4 Italia e Germania, 2 Uruguay, Argentina e Francia, 1 Inghilterra e Spagna) una doppia mancata qualificazione consecutiva non è una rarità: è capitato 2 volte alla Francia (1970-1974, 1990-1994), all’Uruguay (1978-1982, 1994-1998) e alla Spagna (1954-1958, 1970-1974) e una volta all’Inghilterra (1974-1978). Tuttavia, da quando la fase finale della Coppa del mondo è a 32 squadre (1998), a nessuna grande è più successo di non fare parte di questa famiglia così allargata. Oltre al debuttante Qatar Paese organizzatore, squadre come Danimarca (5 partecipazioni, un quarto di finale come migliore risultato), Serbia (4 partecipazioni, un ottavo di finale), Svizzera (11 partecipazioni, 3 quarti di finale), Corea del Sud (10 partecipazioni, un quarto posto in casa) e Iran (5 partecipazioni, sempre fuori al primo turno) erano al Mondiale nel 2018 e sono già certe di esserci anche nella prima edizione invernale. Invece l’Italia (4 titoli mondiali, 2 secondi posti, 1 terzo e 1 quarto posto) è ancora in bilico: la seconda esclusione di seguito sarebbe particolarmente dolorosa.

La consapevolezza e il coraggio

In effetti, se storia e tradizione scendessero in campo, il risultato sarebbe già scritto. Gli avversari degli azzurri nel loro gironcino di riparazione a 4 per un posto in Qatar non possono avvicinarsi nemmeno lontanamente al curriculum dell’Italia. Il Portogallo ha 7 sole partecipazioni, a dispetto dei suoi grandi campioni, da Eusebio a Figo a Cristiano Ronaldo. Ai Mondiali ha raccolto appena un terzo e un quarto posto, con tre lunghissimi filotti di qualificazioni mancate: dal 1934 al 1962, dal 1970 al 1982 e dal 1990 al 1998. Per la Turchia la Coppa del mondo è stata a lungo un tabù: ha raggiunto due sole partecipazioni con un quarto posto nel 2002, ma non è riuscita a qualificarsi per 36 anni, dal 1962 al 1998, e poi per altri 12, dal 2006 al 2018. Quanto alla Macedonia del nord, nata nel 1993 come Macedonia, si è iscritta per la prima e unica volta a un grande torneo soltanto in occasione dell’Europeo dell’estate scorsa, attraverso l’inedito del posto riservato alla serie D della Nations League. Ma non c’è da fidarsi: nel calcio globalizzato ormai l’equilibrio imperversa. E nel frattempo il Portogallo, oltre a vincere l’Europeo del 2016, ha affiancato al cinque volte Pallone d’oro Cristiano Ronaldo i nuovi talenti che l’attuale squadra ben sintetizza, con Nuno Mendes e Bernardo Silva, Joao Felix e Rafa Leao (mancherà Ruben Dias infortunato). Se l’Italia batterà in semifinale a Palermo la Macedonia del nord giovedì 24 marzo, dovrà inoltre giocare lo spareggio decisivo del 29 marzo in trasferta, proprio col Portogallo a Oporto oppure a Konya con la Turchia: un ostacolo in più. La consapevolezza del grande rischio, tra Mancini e i suoi azzurri come dentro la Figc di Gravina, è alta. Deve tradursi subito, a Coverciano, in concentrazione e coraggio. Proprio come all’Europeo.

Fonte Repubblica.it

Voglio essere avvisato
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments