Nazionale, Mancini cerca i gol: chi accanto a Immobile nello spareggio per il Mondiale

Nazionale, Mancini cerca i gol: chi accanto a Immobile nello spareggio per il Mondiale

Immobile non smette di segnare. Berardi è stabilmente tra i migliori del campionato, Belotti è tornato in forma. Scamacca è diventato più goleador. Ma anche dall’estero arrivano buone notizie, con due aspiranti alla maglia azzurra che cercano un posto fino all’ultimo: Balotelli in Turchia sembra avere imboccato la strada virtuosa, Grifo in Germania conferma la sua eccellente stagione. La scadenza per le decisioni del ct è imminente: il tardo pomeriggio di venerdì 18 marzo, con una lista di 32-34 giocatori per i play-off del Mondiale. E malgrado i problemi innegabili – i guai di Donnarumma a Parigi, le assenze pesanti di Chiesa e Spinazzola cardini della vittoria all’Europeo, gli acciacchi di Chiellini e Bonucci, i tormenti di Insigne, gli stenti del jolly Bernardeschi – Mancini può sorridere almeno un po’: gli attaccanti si stanno svegliando tutti insieme.

Non è certo un piccolo particolare, perché se la Nazionale campione d’Europa si ritrova agli esami di riparazione per andare in Qatar è proprio a causa dell’attacco, inceppato da settembre a novembre. La qualificazione passa necessariamente attraverso due vittorie, in semifinale a Palermo contro la Macedonia del Nord il 24 marzo e poi sperabilmente nello spareggio decisivo del 29 in Portogallo a Oporto o in Turchia a Konya. Per vincere, è tautologico, bisogna segnare (lo 0-0 con epilogo ai rigori è un’eventualità non certo pianificabile a tavolino). E il risveglio al momento giusto dei giocatori del reparto deputato al gol è fondamentale. Chiesa e Spinazzola aspettano soprattutto da loro il regalo del biglietto per il Qatar.

Immobile quasi da Scarpa d’oro

Il capitano della Lazio Immobile, capocannoniere del campionato con 21 gol ai quali vanno aggiunti i 4 in Europa League e quello in Coppa Italia, tiene un ritmo quasi da Scarpa d’oro. Il quasi indica che difficilmente potrà bissare il titolo del 2020 (Lewandowski nel Bayern è davvero implacabile), ma che resta comunque nell’élite europea: a parte il carneade norvegese Omoijuanfo, pescato a gennaio nel Molde dalla Stella Rossa Belgrado, gli avversari che gli contendono il podio sono volti noti, da Vlahovic a Salah, da Schick a Benzema. Al di là dell’annoso dilemma sulla discrepanza nel rendimento sotto porta tra club e Nazionale e al di là delle variazioni tattiche che hanno talvolta indotto il ct a scegliere la formula col falso nove, Immobile, che col rigore segnato contro il Venezia ha distanziato Piola come cannoniere laziale di tutti i tempi, non è in discussione: al centro dell’attacco, contro la Macedonia del nord, ci sarà lui.

Belotti è tornato il Gallo

Decisamente più travagliata è stata la stagione del suo inseparabile amico Belotti, che nel Torino ha vissuto un’annata condizionata dagli infortuni tra settembre e inizio febbraio, ma che sembra essersi ripreso giusto in tempo. Rientrato il 12 febbraio col Venezia dalla panchina, ha poi giocato 4 partite da titolare, con i 2 gol alla Juventus e al Cagliari e con un rendimento via via sempre migliore. Mancini lo ha già “convocato” a tavola insieme agli juventini della Nazionale, nella tappa torinese del tour motivazionale che ha condotto il ct in tutta Italia per parlare con gli azzurri e per fare con loro il punto in vista dei play-off. L’indizio è chiaro: il Gallo sta tornando.

Berardi, prove da leader

Berardi stavolta ha un ruolo di primo piano, non solo perché l’infortunio di Chiesa lo proietta tra i titolari, senza il dualismo nel quale lo juventino, nelle partite più importanti, partiva spesso in vantaggio grazie all’indubbia statura internazionale. A 27 anni e mezzo l’ala del Sassuolo è ormai un veterano della Serie A, che frequenta dal 2013 e che lo ha ormai portato a un passo dal centesimo gol (è a quota 98). La maturità tattica è sempre più evidente, la fantasia, il livello tecnico costantemente alto, la capacità di fare assist oltre ai gol e la duttilità di esterno capace indifferentemente di cercare il fondo per i cross, l’accentramento per l’imbucata o il tiro e l’incursione in area: sono le doti che lo rendono essenziale nel sistema offensivo di Mancini. Gli manca la consacrazione internazionale. I play-off possono rappresentare l’occasione perfetta per diventare leader. 

La scalata di Scamacca

Il Sassuolo, con i suoi giocatori italiani affiatati e integrati in una tattica consolidata attraverso gli allenatori che si succedono senza intaccare la sostanza di un ambiente irripetibile altrove, è il laboratorio ideale della Nazionale. E il suo centravanti titolare, sotto la guida di Dionisi, sta diventando una risorsa utile per Mancini. Scamacca parla con i gol (12 per ora in campionato) e non solo. I movimenti a pendolo, la gestione del pallone da pivot, le sponde di testa e di prima: la crescita tecnica e tattica gli ha permesso di scalare le gerarchie anche in Nazionale, dove ormai bussa alle spalle di Belotti. Nei play-off aspira al ruolo di centravanti di scorta, anche se la concorrenza è folta e vi rientra anche il suo gemello di club Raspadori: la recluta dell’Europeo nel frattempo ha perfezionato le sue caratteristiche di attaccante duttile, rifinitore, centravanti o esterno a seconda delle necessità. Ma Scamacca qui corre da solo: tenterà sul campo di convincere il ct a promuoverlo come vice Immobile.

Le speranze di Balotelli e Joao Pedro

L’eterno incompiuto sembra avere perfettamente capito, all’alba dei suoi 32 anni, che non avrà altre prove d’appello. La chiamata per lo stage dello scorso gennaio è stata il classico ripescaggio dal crepuscolo cui pareva avviato irreversibilmente. Quello di gennaio era per Balotelli l’attestato di fiducia del commissario tecnico, che lo fece debuttare in A con la maglia dell’Inter e che lo chiamò nel 2018 come primo centravanti azzurro della sua gestione, salvo arrendersi all’evidenza del solito sperpero di talento. Da due mesi il figliol prodigo prosegue con Montella allenatore la personale redenzione sportiva e l’ultima partita con l’Adana è una testimonianza anche visiva della volontà di meritarsi una convocazione vera, dopo l’assaggio dello stage: più del gol (l’undicesimo) su rigore valgono l’assist di tacco al volo per un gol annullato per fuorigioco, la fulminea sponda per un gol convalidato e perfino il look.

Visibilmente dimagrito, l’ex ribelle si è perfino convertito a un sobrio taglio di capelli, senza creste e colorazioni. Certo, Mancini non penserà se l’abito fa il monaco, ma userà per le convocazioni criteri unicamente tecnici e tattici. Balotelli potrebbe pagare il palcoscenico minore sul quale si esibisce, il campionato turco, però ha il vantaggio dell’imprevedibilità e dell’estro: in caso di necessità di rimonta o di gol nel finale, è il classico jolly da estrarre dalla panchina. Appare verosimile che si giochi la chiamata con Joao Pedro, l’oriundo del Cagliari battezzato nello stage dove era stato il più convincente di tutti i nuovi, ma caduto da allora in una flessione di rendimento che rischia di pregiudicarne la conferma.          

Il sogno di Grifo     

Al Friburgo è arrivata la preconvocazione: un atto dovuto per chi gioca all’estero, come si dice in questi casi, e non necessariamente il preludio alla chiamata in azzurro. Ma nel caso specifico l’italiano di Germania Vincenzo Grifo non può essere considerato certo uno qualsiasi. Fino all’ultimo istante era nel gruppo dei potenziali 26 per l’Europeo e non ha mai accantonato il sogno del Mondiale, lui che ha voluto a tutti i costi la Nazionale italiana, pur potendo scegliere quella tedesca, e ha coronato l’inseguimento nel novembre 2018, mettendo insieme 6 presenze e 2 gol nell’era Mancini.

Questa è per lui una stagione davvero notevole: con 7 gol e 9 assist in Bundesliga, più 3 reti in Coppa di Germania, sta trascinando il Friburgo, che non appartiene al gruppo delle grandi del calcio tedesco, nella corsa a un posto in Champions. Nel 3-2 di sabato scorso al Wolfsburg ha firmato una doppietta di classe: punizione liftata e destro al volo, dopo controllo sapiente di un cross non semplice da addomesticare. La candidatura di questo esterno eclettico, che può fare anche il rifinitore, può restare legittimamente sul tavolo.  

   

Zaniolo & Pellegrini, gli eclettici

Le difficoltà contingenti di Bernardeschi, l’universale a rischio di convocazione dell’attacco azzurro in cui ha fatto sia l’esterno sue entrambe le fasce sia il falso nove, rivelano l’imprevedibilità del momento nel reparto degli esterni, a lungo il più sovrabbondante. L’incostanza dell’altro eclettico juventino, l’ala-centravanti Kean che il ct depennò in extremis dai 26 dell’Europeo per lo scarso impegno nell’ultima prova con San Marino, lancia anche la candidatura del laziale Zaccagni, sdoganato a novembre e poi nello stage di gennaio. Ma il lancio è più che mai per i due Fregoli per definizione: i romanisti Zaniolo e Lorenzo Pellegrini.

Il primo è per il ct il vice Barella ideale: la mezzala destra che si trasforma in incursore della linea offensiva a cinque. Zaniolo ha anche doti da esterno d’attacco o da punta, il che lo elegge eversore perfetto per cambiare la partita, se necessario. Il discorso vale anche per Pellegrini, di norma inserito tra i centrocampisti nelle convocazioni, ma già impiegato come esterno sinistro sia per la consuetudine col gol (3 in Nazionale, 7 in campionato e 3 nelle coppe con la Roma in questa stagione) sia per la capacità di essere controfigura di Insigne (accentramento da sinistra e rifinitura). Zaniolo e Pellegrini, quando la sera di mercoledì segnerà il momento della scelta dei 23 per Italia-Macedonia del Nord, possono togliere il posto a un esterno. Ma intanto la corsa per le convocazioni prosegue sottotraccia e nemmeno Politano ed El Shaarawy accantonano del tutto la speranza. L’attacco azzurro si è svegliato: venerdì 18 arriverà il verdetto del commissario tecnico.

Fonte Repubblica.it

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