Napoli, sei segreti per non perdere un altro scudetto possibile

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Napoli, sei segreti per non perdere un altro scudetto possibile

Il Napoli era primo come ora. Sembrava invincibile, otto vittorie su otto. Modesta fantasia lo definiva “Frecciazzurra”, veloce come un treno. Ci pensò Spalletti a mitigare l’euforia, giurava che c’erano “sette sorelle per lo scudetto”. L’ormai famoso teorico del pessimismo tace alla svolta della settima, dopo 17 punti, 5 vittorie, 2 pari, come l’altra capolista Atalanta. E ora? Sembra che molte si stiano autoeliminando.

C’è solo l’Atalanta in posizione di riguardo: difesa granitica, minor numero di reti incassate (tre) ma qualche ombra nel passato. Partenze poderose e finali languidi: negli ultimi 4 anni mai più di 78 punti e terzo posto, ottavo nel 2021-22. Rimane ad alta pericolosità il Milan fresco campione d’Italia, anche se appena sconfitto in rimonta dal Napoli al Meazza. In più ha l’esperienza di una serie A vinta da Pioli con matura capacità di gestione, costante solidità al centro, forza d’urto a sinistra. Hernandez e Leao sono però infortunati. E il Milan ne risente molto più di quanto dimostri il Napoli con Osimhen, avendo Spalletti un travolgente congegno offensivo da 15 reti, media 2, 142 a gara, il crescente contributo di Kvara, Simeone e Raspadori, decisivo venerdì anche in Nazionale.

Perdono quota intanto gli specialisti delle volate scudetto: è meno credibile l’Inter scivola al settimo posto, in discussione l’allenatore Inzaghi, è enigmatico il sostegno finanziario del cinese Stevan Zhang. In crisi nera la Juve, se venerdì il suo Consiglio di amministrazione certifica una perdita di esercizio di 254, 3 milioni, con perdita secca di ricavi di 37,3. Un’illusione perfida l’arrivo di Ronaldo, anche se è comodo spiegare con il gioco di Allegri l’ottavo posto. Lo scenario più che l’ottimismo deve rafforzare nel Napoli la responsabilità del momento.

Vincere è possibile, ma più che dalle altre squadre dipende dal Napoli. Comincia sabato con il Torino una corsa con 31 gare e molte incognite.

1) La discontinuità. Il Napoli ne ha sempre sofferto. Vincono le squadre che arrivano ben concentrate alle partite con avversari meno tecnici. Il pareggio con il Lecce e la stentata vittoria con lo Spezia evocano due pessimi primi tempi, con turnover infelici. Si discute ancora sull’esclusione di Lobotka.

2) Le partenze veloci di Spalletti. Il Napoli dovrà indovinare la doppiapreparazione per recuperare la forma dopo la sosta per i mondiali, stop dalla 15esima (13 novembre) alla 16esima (4 gennaio). Dipende dallo staff, il preparatore è il qualificato Franco Sinatti.

3) Gli inserimenti. Delicata la scelta delle punte con il rientro di Osimhen. L’attacco richiede almeno due staffette. Con il nigeriano, Spalletti dispone di Kvara, Raspadori, Simeoni, Politano, Lozano. Quanta roba. Ma sono da curare i dettagli. Osimhen chiede ripartenze fulminee, lo stesso Lozano. Ma il messicano al contrario di Politano copre solo gli ultimi 30 metri.

4) Da evitare posizioni marginali: come Mertens l’anno scorso.

5) Il terzetto Anguissa, Lobotka, Zielinski si fa preferire, in attesa di Ndombele valore in più.

6) La società è protagonista.

Rivoluzione a sentimenti zero, ottimi acquisti con bassi ingaggi e più fisicità e freschezza. Ma c’è una mina vagante: Spalletti ama rivendicare meriti e indipendenza. Lo fa persino per il mancato scudetto ’22. In pubblico si è lamentato per la richiesta di informazioni attribuita al presidente. È scattato un allarme.
Per lo scudetto le forti personalità non si sommano mai. Si elidono.

Napoli, sei segreti per non perdere un altro scudetto possibileFonte Repubblica.it

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