Mourinho, le lacrime e la Roma ‘che non vince mai’: così lo Special One è tornato l’uomo del destino

ROMA – Aveva salutato l’Italia abbracciando, in lacrime, Marco Materazzi fuori dal Santiago Bernabeu, pochi minuti dopo aver regalato all’Inter la sua ultima Champions League. Le lacrime di Mourinho sono tornate a scendere in un Olimpico nucleare, in una notte che Roma aspettava da 31 anni, e pazienza se anziché la Champions è la piccola, neonata Conference League. “Per noi è come la Champions per squadre come Real o Liverpool”, ha ricordato, affondando le dita nel passato del club: “Questa squadra ha una storia di sofferenza, è un grande club che non vince mai”. 

Il ritorno dell’uomo del destino

Ecco, è così: la squadra che non vince mai, che da 14 anni colleziona delusioni, ha ripreso a credere davvero a un trofeo grazie a quell’uomo in lacrime. Chissà se a sciogliergli i nervi sia stata la tensione sportiva. Se sia stata la spinta di quei 63 mila tifosi con le bandiere. Se sia stata l’idea di aver assolto immediatamente al mandato che gli aveva affidato Dan Friedkin un anno fa. O se, più semplicemente, non sia che dopo la delusione londinese al Tottenham José Mourinho a Roma è tornato a sentirsi ciò che è sempre stato: l’uomo del destino. Il fuoriclasse in grado di cambiare la storia di una società, come al Porto, al Chelsea, all’Inter. E quindi, chissà se a 59 anni, dopo un paio di stagioni in cui forse aveva iniziato a sentire il peso dell’età, non abbia riscoperto molto semplicemente quel furore sportivo, quell’agonismo indomabile, con cui aveva scritto la storia del calcio recente. 

La gioia dei Friedkin

Per ritrovare quelle sensazioni è dovuto scendere alla periferia dell’impero. Perché la Roma è forse la prima squadra della sua carriera in cui si è presentato senza l’ambizione di poter vincere. Anzi, è stato scelto proprio per trasformare l’ambizione abitualmente frustrata dell’ambiente. Il sasso nello stagno della proprietà offesa dalla normalità con cui a Roma si perdeva. I Friedkin, ieri allo stadio al completo, sono rimasti a festeggiare all’Olimpico oltre la mezzanotte e usciti salutandosi con un abbraccio vistoso, singolarmente emozionato. Chissà se avrebbero immaginato di cogliere subito, già al primo anno, un risultato così. Sì, un risultato: perché comunque vada, la Roma è tornata a giocarsi davvero un trofeo. È tornata a sentire di potercela fare. In una parola: è tornata competitiva, dopo anni in cui la religione era stata il piazzamento. “Il segreto? Ci conosciamo da tanto e adesso seguiamo Mourinho”, la sentenza di Gianluca Mancini. Gruppo scelto e formato per sottrazione: Mourinho che ha sempre puntato sugli acquisti, ora che s’è dovuto “accontentare” (si fa per dire) di Abraham e Rui Patricio ha formato un gruppo tagliando e scavando nella Primavera: ha colto Zalewski e Felix che erano germogli, ne ha fatto fiori. Ha costruito, anziché assemblare. E magari è anche per questo, per aver visto una cosa così tanto sua prendersi un angolino di storia, che l’emozione s’è sciolta in lacrime emozionate, nella notte di Roma.  

Mourinho, le lacrime e la Roma 'che non vince mai': così lo Special One è tornato l'uomo del destinoFonte Repubblica.it

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castigamatti
Ospite
castigamatti
13 giorni fa

La Repubblica: “Roma, Mourinho preso per questo: ha cancellato 31 anni in un colpo”. in finale di conference cup?
l’edizione modrena della coppa delle alpi?
beh… anch’io se faccio il giro dei navigli di milano con mio nonno, vinco…