Morte Maradona, le accuse dei familiari: il suo avvocato lo aveva ridotto in schiavitù

Morte Maradona, le accuse dei familiari: il suo avvocato lo aveva ridotto in schiavitù

BUENOS AIRES – Diego Maradona era prigioniero del suo avvocato, Matias Morla, e del gruppo di persone che facevano capo all’ex legale del campione. Avrebbe trascorso gli ultimi mesi di vita in una sorta di reclusione, prima dell’incidente e dell’operazione al cervello: questa la denuncia dei figli di Maradona, che sulla pagina Facebook del padre hanno pubblicato parte delle risultanze dell’inchiesta sulla morte, condotta dalla Procura Generale di San Isidro e dal tribunale civile di La Plata. Gli atti non riguardano i medici già sotto processo, ma altri imputati: Matias Morla, Max Pomargo (il “segretario” di Diego, presente a Tigre nel momento del decesso), Vanesa Morla, Victor Stinfale, Maximiliano Trimarchi e Carlos Ibanez.

Uno stato di dipendenza assoluta

Il quadro che ne risulta è terribile. In pratica, secondo i figli del campione, Maradona poteva essere visto solo dalle persone autorizzate da Morla, già accusato di appropriazione indebita di alcuni marchi commerciali del “Diez”, e rigorosamente alla presenza di qualcuno di loro: autentici carcerieri. A Diego, il “gruppo Morla” avrebbe procurato alcol, farmaci e marijuana, manipolandolo psicologicamente e creando una dipendenza assoluta, da sostanze ma anche psicologica. In queste condizioni, Maradona non era libero di fare nemmeno una telefonata, né tantomeno di riceverne. Questo, a partire dal mese di luglio 2020 e fino al ricovero in clinica ai primi di novembre.

Isolato anche dai familiari

Dopo essere stato operato al cervello per la rimozione di un ematoma sulle cui cause non è stato ancora scoperto nulla, e quindi frettolosamente dimesso, Diego Maradona passò sotto un’altra “giurisdizione” e un diverso controllo, quello del chirurgo Leopoldo Luque e della psichiatra Agustina Cosuchov, anche loro sotto inchiesta: dalla padella nella brace. Costoro stabilirono una fantomatica assistenza medica a domicilio, nella casa di Tigre, dove Maradona visse l’ultimo mese nello stesso tipo di isolamento deciso per lui dall’avvocato Morla. Nella prima e nella seconda fase, Diego sarebbe stato messo di fatto sotto tutela, e al di fuori di qualunque pronunciamento legale, isolato anche dai familiari, dai figli e dall’ex moglie Claudia Villafane, anch’essa tra i firmatari delle rivelazioni appena pubblicate sui social.

La ritrovata concordia degli eredi

Tuttavia, la ritrovata concordia dei legittimi eredi di Maradona potrebbe avere anche ragioni economiche, legate a una successione milionaria. Non si tratta solo del trattamento riservato a Diego dal suo legale ed ex manager, ma del denaro eventualmente sottratto in modo più o meno esplicito a una persona non del tutto capace di intendere e di volere ed assai esposta al plagio, questo ben prima del precipitare della situazione e della malattia senza ritorno; anche questa, peraltro, non curata come si sarebbe dovuto e, anzi, favorita dall’abbandono di Maradona al proprio destino in quella casa senza il minimo presidio sanitario, senza bombole di ossigeno, defibrillatore, ecocardiografo, ambulanza e senza i farmaci indispensabili a un cardiopatico grave. Un altro capitolo tremendo sulla morte di Maradona che racconta solitudine, ferocia e avidità nei confronti di un pover’uomo allo stremo, probabilmente stanco di tutto. Anche di vivere così.

Fonte Repubblica.it

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