Mondiali in Qatar, ultima chiamata: Maignan, Dybala, Pogba e Lukaku. Tutte le stelle che temono di restare a guardare

Al momento stai visualizzando Mondiali in Qatar, ultima chiamata: Maignan, Dybala, Pogba e Lukaku. Tutte le stelle che temono di restare a guardare

ROMA — Chiudete le valigie, si va in Qatar. No, non noi in senso stretto visto che l’Italia non ci sarà. Ma il conto alla rovescia inizia oggi: un mese esatto al fischio d’inizio del Mondiale delle prime volte. Il primo in Medio Oriente, il primo in autunno, il primo a chilometro zero o quasi, nel senso che nessuno ne percorrerà più di 75 per raggiungere gli 8 stadi del torneo: ne correvano tremila tra Ekaterinburg e Kaliningrad, le città più distanti tra loro nell’edizione russa di quattro anni fa. Un Paese minuscolo affacciato sul Golfo sarà il centro dell’universo sportivo dal 20 novembre al 18 dicembre, il giorno della finalissima di Losail, ma anche la data in cui il Qatar celebra il suo fondatore, Jassim bin Mohammed al Thani, che proprio a Losail (dove si corre anche la MotoGp) finì i propri giorni. A curarne la sicurezza anche 560 militari italiani, 46 mezzi terrestri, una nave, 2 aerei: per il nostro Paese il costo della spedizione sarà di quasi 11 milioni di euro.

I grandi assenti del Mondiale in Qatar

In campo 832 giocatori di 32 nazionali: gli occhi saranno puntati sulla Francia campione del mondo di Mbappé e del Pallone d’oro Benzema. Ma a far rumore rischiano di essere più gli assenti di chi ci sarà. Il torneo, l’ultimo grande appuntamento internazionale per Messi e Cristiano Ronaldo, ha già dovuto rinunciare ai gol del norvegese Haaland e dello svedese Ibrahimovic. E potrebbe ora perdere altre stelle: l’ultimo infortunio è del milanista Maignan, fermato da un nuovo problema al polpaccio. Il ct francese Deschamps ha già perso Kanté, Lucas Hernandez ed è alle prese col dilemma Pogba. Non l’unico in casa Juventus: Di Maria teme di dover strappare il biglietto per Doha e lasciare l’amico Messi un po’ più solo, visto che anche Dybala della Roma è più fuori che dentro. Da Trigoria, in agosto, hanno comunicato all’Olanda che Wijnaldum non avrebbe giocato i Mondiali, ma non è solo la Serie A a bruciare campioni: la Premier ha tolto all’Inghilterra Phillips e James, ma anche Diogo Jota al Portogallo. In Bundesliga s’è arreso lo spagnolo Dani Olmo.

Orsato, Irrati e Valeri: gli arbitri italiani in Qatar

Ovviamente, mancheranno gli azzurri campioni d’Europa. Ma qualche italiano in partita lo vedremo. Per esempio Nicola Zalewski, nato a Tivoli e residente da sempre nella minuscola Poli, già certo di un posto nella Polonia. Potrebbe non essere il solo: sono nati in Italia lo spagnolo Thiago Alcantara, di San Pietro Vernotico, vicino Brindisi, il francese Marcus Thuram, figlio del grande Lilian e nato a Parma quando il papà giocava lì, e pure Walid Cheddira, marocchino nato a Loreto, capocannoniere della Serie B col Bari. A rappresentare davvero l’Italia, però, saranno solo gli arbitri: Orsato in campo, con gli assistenti Carbone e Giallatini, e poi Irrati e Valeri al monitor del Var. La speranza è vederli a Losail il 18 dicembre.

Qatar-Ecuador, il caso della gara inaugurale

Quel giorno, la finale chiuderà il cerchio di 64 partite: il via con Qatar-Ecuador alle 17 del 20 novembre. In origine il Mondiale sarebbe dovuto iniziare un giorno dopo, con Senegal-Olanda, ma lo sceicco Al Thani ha preteso che a toccare il primo pallone fosse la squadra di casa, preceduta da una sfarzosa cerimonia inaugurale. La Fifa non ha opposto resistenza. Chi pensa che per lo spettacolo sia necessario attendere l’eliminazione diretta, potrebbe ricredersi: oltre alle tensioni politiche dietro Iran-Stati Uniti, il clou dei gironi sarà Spagna-Germania il 27 novembre. Tre giorni prima c’è Brasile-Serbia, Neymar contro Vlahovic, poi Polonia-Argentina, la sfida tra Messi e Lewandowski, il 30 novembre. Ventiquattro ore dopo ecco Croazia-Belgio, con i due interisti Brozovic e Lukaku. In attesa delle convocazioni, si può stimare che in Qatar vedremo un’ottantina di calciatori di Serie A. Ogni club incasserà 10 mila euro dalla Fifa per ogni giorno in cui un suo tesserato sarà in gara. Per il Bayern, che ha 5 tedeschi, può voler dire incassare 1,5 milioni.

Qatar, la questione dei diritti

Hotel sold-out, navi ormeggiate per ospitare visitatori, una card per chiunque entri. Permessa la birra – vietatissima dall’Islam – ma solo fino a tre ore prima delle partite, fuori dagli impianti, che a fine torneo potranno essere smontati come lego per essere trasportati altrove o farne piscine. Il prezzo per tanto lusso lo hanno pagato gli operai immigrati dai Paesi orientali più poveri: Nepal, India, Yemen. Bwint lavora per creare un Centro che dia loro assistenza, Amnesty ha chiesto di istituire un fondo per risarcire i lavoratori. Proposta sostenuta da 8 federazioni: Belgio, Francia, Olanda, Galles, Germania, Inghilterra, Usa e Norvegia. La Fifa ha aperto timidamente. Ma la vera partita, dal 20 novembre in poi, sarà quella dei diritti: il direttore esecutivo del Comitato organizzatore pensava forse di mostrarsi “aperto”, quando ha detto che “i gay sono benvenuti, ma devono evitare effusioni in pubblico“, Infantino, n.1 della Fifa, giura: “È tutto pronto, tutti saranno i benvenuti”. Per Doha l’ultima chiamata.

Fonte Repubblica.it

0 0 votes
Valutazione dell'articolo
Tienimi aggiornato
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments