Milano geniale e divisa, per noi milanisti “tondi” è l’ora della scaramanzia

Milano geniale e divisa, per noi milanisti "tondi" è l'ora della scaramanzia

Da qualche settimana per le strade di Milano, è frequente avvistare adulti che vanno al lavoro con la maglia del Milan. Alcuni sono anziani. Non succedeva da decenni, ma non è questo, è che se ti avvicini e guardi bene, noti che ognuno di loro cammina in modo strano. C’è chi evita di calpestare le grate e chi procede in bilico sul cordolo dei marciapiedi o cammina esclusivamente in mezzo alla strada. Se esistesse un misuratore di scaramanzie non potrebbe reggere il peso di questa estenuante vigilia, che domenica a Sassuolo, ore 19:45 (+ recupero), potrebbe fare vincere al Milan il primo scudetto dal 2011. La maggior parte dei riti avviene in segreto, ma molti si manifestano in pubblico sotto forma di volgarissimi gesti apotropaici o di elaborate strategie. Conosco un poeta, per esempio, che quando gioca il Milan tenta di ingraziarsi i santi del giorno componendo litanie in rima o un famoso editore che, ogni notte da un mese, sogna Nereo Rocco detto “il Paron”, leggendario allenatore del Milan di Rivera, che gli sorride mentre passeggia sull’erba verde di San Siro in paletot grigio e scarpe da calcio. Dopodiché si sveglia sereno. 

Se in queste settimane le scaramanzie sono aumentate, è probabile, invece, che in città sarà registrato un crollo del Pil. Nessun milanista riesce a pensare ad altro. Avvocati, giornalisti, magazzinieri, perfino neurochirurghi, fingono soltanto di lavorare e si chiedono incessantemente, contando a ritroso i minuti e confondendo le epoche, se a centrocampo giocherà Bennacer o Kessié, Ancelotti o Benetti. Neppure le trattative sull’imminente vendita della società riescono a distrarli, non gli importa che a vincere siano gli arabi di Investcorp o il miliardo e 300 milioni offerto dagli americani di RedBird di Gerry Cardinale e Hunter Carpenter (nome che, tradotto, suonerebbe “Cacciatore Carpentiere”). 

Il fatto è che, tradizionalmente, la proprietà dell’Inter è espressione dell’alta borghesia cittadina, mentre quella del Milan racconta come cambia, nel bene e nel male, la struttura economica della città. Certo, in cent’anni la differenza tra baüscia (padroni, interisti) e casciavit (operai, milanisti) si è annacquata, rimane però intatta l’intuizione di una distinzione originaria, circostanza che rende ancora più drammatica l’attesa. 

Tentare una fenomenologia del milanismo è impossibile. Si rischia di scivolare, appunto, nella superstizione. E però se domandi ai milanisti di scegliere un aggettivo per la squadra che tifano ti rispondono “Antico”, “Popolare”, “Romantico”, “Elegante”, “Passionale”, “Maliardo”, “Giusto” o “Eroico”. Quanto a me, sono convinto che tutto discenda da una dicotomia ontologica originaria e irriducibile, quella tra “Tondo” e “Aguzzo”, che divide in due gruppi le squadre di calcio, oltre all’universo tutto. Sono tonde Milan, Roma, Torino, Genoa, Barcellona, Liverpool, Bologna e, perfino Atalanta, secondo me, nonostante i colori. Sono aguzze Inter, Lazio, Sampdoria, Verona, Manchester United e City e PSG. È una differenza che si manifesta in modo lampante nelle scarpe da uomo: quelle con i lacci sono tonde, quelle con la fibbia aguzze. Agli amanti di Harry Potter lo si potrebbe spiegare con le case di Hogwarts: Serpeverde è aguzza, Grifondoro è tonda. Ma in fondo la distinzione tra Milan e Inter rispecchia quella tra Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, cioè tra un genio pasticcione milanista a cui la città ha dedicato il dormitorio per i poveri e un geniale interista celebrale a cui Milano ha intitolato il Teatro Lirico. Se non ancora capite, sappiate che il corollario della teoria è che l’opposizione è meglio compresa dai Tondi. Ah, dimenticavo, il Sassuolo è aguzzo. Fonte Repubblica.it

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