Milan, Pioli ha un problema: giocano sempre gli stessi. Pobega l’unico dei nuovi che si è inserito, De Ketelaere fatica

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MILANO — “Dovremo stare attenti a quando torneranno e a come torneranno i giocatori che andranno in Qatar”. L’allarme Mondiali era già un dato di fatto per la maggioranza dei club, sempre più condizionati in campionato e nelle coppe dai quei calciatori (italiani purtroppo esclusi) dall’approssimarsi del torneo più importante, che per la prima volta nella storia del calcio si giocherà tra novembre e dicembre e che di fatto spezza in due tronconi la stagione. Ma nell’intervista esclusiva al sito della Lega di Serie A Stefano Pioli, l’allenatore del Milan campione d’Italia, lancia un secondo allarme, spiegando che la preoccupazione delle squadre di club non riguarda soltanto queste delicate settimane di avvicinamento al Mondiale. C’è anche, anzi forse soprattutto, la fase successiva, quella di rientro dei giocatori dalla manifestazione più importante della loro carriera, che potrebbe avere consumato parecchie energie fisiche e mentali: un’incognita totale: “È un campionato anomalo per via delle date, non si è mai giocato così tanto ad agosto, settembre e ottobre. Ora stiamo pensando a cosa faremo in questo periodo e poi anche a come gestire la sosta  lunga, soprattutto per chi non andrà ai Mondiali: abbiamo già un programma per chi rimarrà a Milano. Ma le incognite maggiori riguarderanno i nostri giocatori che andranno in Qatar. In quel caso bisognerà fare dei programmi individuali, in base a quando torneranno e a come torneranno. Bisognerà capire quando farli riposare e quando farli giocare. Questa sarà la situazione più delicata e importante da gestire”.

Milan, giocano sempre gli stessi

Pioli ha parlato a Lissone, durante la visita al quartiere generale della Lega di Serie A, e ha toccato anche un argomento altrettanto delicato: l’inserimento finora non semplice dei nuovi calciatori arrivati dal mercato estivo. La loro incidenza sulla stagione milanista è stata finora marginale, però l’allenatore non si è detto preoccupato: “I nuovi si stanno inserendo molto bene, sono tutti ragazzi di talento, giovani e con grande potenziale. Certo, entrano in un gruppo e in un organico molto competitivo anche a livello numerico, ma hanno le qualità per essere importanti per noi. Sono molto soddisfatto anche dei vecchi, ho detto a tutti che li ho trovati meglio dell’anno scorso, più forti, più convinti, più attenti e più professionali. Quando alleni un gruppo così, puoi solo puntare al massimo”.

Milan, De Ketelaere non ingrana

I dati ufficiali della stessa Lega di A e quelli dell’Uefa dicono tuttavia che finora, tra campionato e Champions, ha praticamente giocato sempre la squadra della scorsa stagione, alla quale mancano l’infortunato Ibrahimovic e Kessié, passato al Barcellona. La parziale eccezione è rappresentata da De Ketelaere, che ha sommato il massimo delle presenze in campionato (9). Frugando tuttavia tra i suoi numeri stagionali, si scopre che la media dei minuti è di 51 a partita e che anche in Champions (3 presenze su 4, media 52,6 minuti) non è stato ancora indispensabile. Né il suo rendimento in campo ha compensato la statistica. E domenica a Verona non potrà invertire la tendenza, perché salterà la trasferta per infortunio. Il rendimento migliore, tra i nuovi, lo ha garantito Pobega, che non è però un titolare: 6 presenze in campionato e 4 in Champions, con una media di 39 minuti a partita in Italia e di 25,7 in Europa. Spiccioli per gli altri, soprattutto per Origi, che avrebbe dovuto assicurare l’alternativa in attacco a Giroud e che invece, complice la tendinite, finora è sceso in campo pochissimo: 4 volte in serie a, per 53 minuti totali, e 3 in Champions, per altri 62.

Leao, Theo, Kalulu e Tonali: media minuti da record

Le cifre di Dest sono solo quantitativamente superiori: 2 presenze per 62 minuti in A, 4 per 188 minuti in Champions. Adli, che è fuori dalla lista europea, ha messo assieme appena 3 presenze e 54 minuti, Vranckx 2 presenze e 18 minuti, Thiaw nemmeno una. I giocatori sempre in campo sono quattro. Kalulu, Bennacer, Tomori e Giroud hanno 13 presenze complessive. Li tallonano Leao e Tonali (12) e Theo Hernandez (11), che ha la più alta media di minuti in campo: 88 in Italia, 86 in Europa, anche se qui l’unico a giocare tutte le partite intere è stato Kalulu (oltre ai due portieri Maignan e Tatarusanu, che però hanno fatto staffetta giocando due volte a testa). Kalulu ha appunto una media di 90 minuti in Champions (71 in campionato), Tomori di 82 in A e di 72 nella coppa, dove salterà la trasferta di Zagabria per squalifica, dopo l’espulsione col Chelsea. Tonali è quasi indispensabile: 86,2 minuti in Champions, 82 in campionato. Bennacer anche: 78,2 in campionato, 67,2 in Champions. Giroud (67 minuti in campionato e 64 in Champions, si è dovuto spremere tanto. Ma ovviamente l’attaccante più utilizzato è Leao, che senza l’espulsione di Genova sarebbe in testa a tutte le classifiche. Anche così ha una media di 80.1 minuti in A e di 83 in Champions.

Pioli e la difesa a tre: una risorsa in più

Pioli ha parlato anche di tattica, illustrando l’ipotesi del ricorso alla difesa a tre in alternanza con la canonica linea a 4: è già accaduto e succederà ancora: “Anche quest’anno in corso d’opera in qualche occasione abbiamo giocato a tre, ma credo che in generale non cambi molto  giocare a tre o a quattro dietro, non fa giocare meglio o peggio. È questione di concetti e di principi, e noi quelli li abbiamo. Se ci saranno opportunità e occasioni riproveremo anche questa  situazione”. La ragione è pure di camaleontismo obbligato, perché ormai gli avversari conoscono il Milan alla perfezione: “Il 9 ottobre ho festeggiato i miei primi tre anni al Milan, tre anni pieni di emozioni, di lavoro, di collaborazione in un grande club. Tre anni in cui è stato fatto un percorso incredibile insieme ai miei giocatori, sempre in evoluzione. Continuiamo ad avere idee e mentalità per migliorare e crescere. Lo scudetto, per un gruppo così giovane, è stato importante. Ci ha dato più  consapevolezza nelle nostre qualità e nel nostro modo di giocare e stare in campo. E poi siamo diventati un obiettivo per i nostri avversari: tutti giocano per batterci, per questo dobbiamo continuare a pensare di alzare il nostro livello, se vogliamo competere per vincere ancora. Il nostro bilancio nelle prime nove giornate di campionato sarebbe molto positivo, se non avessimo perso contro il Napoli: credo che, per come la squadra ha giocato, meritassimo altro. Sappiamo che dobbiamo continuare così e che possiamo fare meglio. Al nostro livello, in particolare, la cura del dettaglio può fare la differenza, come abbiamo visto e pagato sulla nostra pelle. Abbiamo subito qualche gol di troppo nonostante avessimo concesso poco agli avversari. Dobbiamo e possiamo fare ancora di più, ci prepariamo per affrontare al meglio questo troncone di campionato che sarà molto particolare”.

Fonte Repubblica.it

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