Milan, Pioli: “Giocare prima o dopo l’Inter non conta. In campo col cuore e lo spirito del Real Madrid”

“Non ho guardato la partita dell’Inter, ma ho rivisto il nostro allenamento e poi il tennis. Alcaraz è un vero fenomeno“. Stefano Pioli dribbla la tensione con uno smash dialettico: “Siamo molto bravi ad andare sempre contro pronostico e scommetto che la squadra darà ancora il massimo. Ci mancano 7 punti, questa è la sola cosa che conta”. Il traguardo dello scudetto è vicino e Pioli si vuole assicurare che il Milan non sbandi in volata: “Stiamo cominciando a costruire la nostra storia. È il momento più importante di un percorso che ci ha visti salire, salire, salire”.

Il modello dichiarato, a livello più emozionale che tattico e tecnico, è il Real Madrid di Ancelotti, fresco di impresa contro il City di Guardiola nella semifinale di Champions: “Abbiamo un modo di giocare che ci permette di essere equilibrati, anche se vogliamo sempre cercare di dominare le partite e non il contrario. Tutte le partite sono lunghe e difficili. Abbiamo visto il Real vincere anche col cuore, con l’emozione, con lo spirito”.


Corsa Scudetto: il calendario di Milan e Inter

  36a giornata 37a giornata 38a giornata
Inter 78 pt Empoli (vittoria) CAGLIARI Sampdoria
Milan 77 pt VERONA Atalanta SASSUOLO

Aggiornato il 7/5/2022. In maiuscolo le partite da giocare fuori casa

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L’esempio di “una leggenda”

Lo stratega del Madrid di Ancelotti, emiliano come lui, non può non essere un riferimento: “Lo conosco appena appena, ma è certamente una leggenda, un grande in tutto. Credo che lui abbia una grandissima dote: la capacità di entrare nella testa e nello stesso momento nel cuore dei giocatori, è la più bella caratteristica che un allenatore possa avere”.

La definizione del Milan come del migliore tra le peggiori, un ridimensionamento della Serie A e di conseguenza dell’eventuale scudetto milanista, non è piaciuta a Pioli: “No, non mi è piaciuta proprio. Ma non posso perdere energie per queste cose in questo momento. D’altronde, se c’è qualcuno che critica ancora Ancelotti, è valido tutto”.

La Fatal Verona 

La storia è nota: al Bentegodi di Verona il Milan perse due scudetti, nelle stagioni 1972-73 (allenatore Rocco) e 1989-90 (allenatore Sacchi). L’attuale occupante della panchina rossonera non se ne cruccia: “Non abbiamo mai pensato a quello che ci è successo una partita fa, figuriamoci se andiamo a pensare a un periodo così lontano. Piuttosto, sarà bello affrontare una partita con così tanti tifosi milanisti. Ci stanno trasmettendo tanto entusiasmo, che noi dobbiamo riversare in campo. Non vedo i giocatori né agitati, né ansiosi, li vedo motivati e concentrati. Riconosco a tutti una crescita eccezionale. Pensavo di dovere essere qui a rasserenarli, invece no. Sono felici di essere a Milanello, sono soddisfatti di quello che stanno facendo Li vedo sul pezzo, motivati e attenti, stanno gestendo bene queste emozioni. Stiamo parlando di giocatori giovani, ma che vengono da un percorso di due anni: siamo più pronti per certe partite. Poi c’è chi parla di più e chi meno, ognuno ha il suo carattere. L’essenziale è l’attenzione e la concentrazione”.

Il sorpasso dell’Inter

Stavolta tocca al Milan rispondere all’Inter, che battendo l’Empoli l’ha sopravanzato di un punto: “Ora non mi interessa se giochiamo prima o dopo di loro, noi dobbiamo cercare di fare i punti e basta. La settimana di allenamenti è stata molto simile alle precedenti. Siamo ormai arrivati a un punto in cui tutte le partite hanno un peso grande. A Verona è la partita più difficile perché è il semplice fatto che la prossima. E sarà così anche per quelle con l’Atalanta e col Sassuolo“.

Le mosse di Tudor

L’allenatore del Verona Igor Tudor è tra i migliori della stagione. Subentrato a Di Francesco alla quarta giornata, ha condotto la squadra alle soglie della zona Europa, con una media punti di 1,63 a partita e un gioco riconoscibile:  “Hanno fatto un grande girone di ritorno e possono metterci in difficoltà. Ma le difficoltà servono, questo è il momento di dimostrare che non siano solo bravi, ma che possiamo essere i migliori. Il Verona si impegnerà al massimo e credo che sia giusto così, farà di tutto per batterci: siamo una rivale importante e prestigiosa, è giusto che provino a superarci. Il loro reparto offensivo è forte. Barak, Simeone e Caprari sono sopra i 10 gol, dovremo essere molto compatti. Con Tudor hanno rafforzato i principi di gioco della scorsa stagione: ci aspettano marcature asfissianti a tutto campo. Barak il più temibile? Ha tecnica e fisicità, ma più noi riusciremo a sporcare le loro giocate, più riusciremo a difendere meglio. Per questo sarà importante l’atteggiamento in copertura di attaccanti e centrocampisti”.

La formazione tipo e il jolly Rebic

Il Milan, al di là delle fisiologiche sostituzioni legate a infortuni e squalifiche, ha da tempo trovato la classica formazione tipo: “Cercheremo di cambiare anche a partita in corso, solo credendoci fino all’ultimo si può vincere. Lo scambio di fascia tra Rebic e Leao? Possono fare bene sia a destra sia a sinistra, tutti e due. Se ci sarà bisogno, lo faremo. Il ballottaggio Messias-Saelemaekers? Non penso che tra i due ci sia molta differenza, Saelemaekers è portato a giocare più fuori, Messias più a convergere. Che debbano giocare con attenzione anche in fase difensiva mi pare ovvio”.

Il ruolo di Ibrahimovic

Quella di Ibrahimovic non è la tipica situazione del veterano a fine carriera, che gioca spiccioli di partita: statisticamente può sembrare così, spiega Pioli, ma nel concreto il ruolo del campione svedese è assai più centrale: “La sua presenza sappiamo quanto sia importante e quanto possa essere decisiva, Zlatan sta facendo di tutto per essere decisivo”.

L’approccio sprint

La funzione più delicata per equilibrare i meccanismi di un gioco votato all’attacco è indubbiamente quella del trequartista centrale. Kessié appare il più adatto a sintetizzare le due fasi, offensiva e difensiva, ma la questione più importante è la gestione dei minuti iniziali e finali: “Noi e il Verona siamo tra le squadre che segnano di più a inizio partita, perciò sarà importante l’approccio. Però ogni partita è lunga e bisogna pensare di poterlo fare fino all’ultimo istante, come con Fiorentina e Lazio”.

La forza difensiva

Appare riduttiva a Pioli la semplificazione della gara scudetto: migliore attacco (Inter) contro migliore difesa (Milan): “Non è il momento per questo tipo di analisi. L’analisi è una sola: ci mancano 7 punti per lo scudetto. Dobbiamo cercare di essere i migliori. Poi, se vinceremo 1-0 o con più gol, ben venga tutto. Vogliamo emozioni che non possono che essere positive. Continueremo a cercare il gol e a fare attenzione a non prenderne. Nel finale della partita con la Fiorentina avevamo tre attaccanti puri, ma non è mai mancato l’equilibrio: la loro occasione è nata da una copertura sbagliata sul loro attacco esterno”.

Gli arbitri e il rigorista

L’ultimo rigore assegnato al Milan risale al 17 gennaio, a San Siro con lo Spezia e Pioli si sforza di glissare sull’allusione agli arbitraggi discussi: ” Dipende da noi tutto ciò che possiamo controllare, il resto lo dobbiamo accettare”. Sull’argomento rigorista – con lo Spezia sbagliò Hernandez, sul dischetto sono andati anche Kessié, Giroud e Ibrahimovic – non si sbottona e non rivela la gerarchia dei tiratori: “In campo i giocatori possono anche cambiare, ma noi sappiamo che c’è una lista e chi deve tirare”.

La condizione atletica e mentale

Vincendo nel finale con Lazio e Fiorentina, il Milan ha dimostrato di avere ottime risorse di energia, però Pioli non lo considera un aspetto determinante: “Troppe volte si dà troppa importanza alla parte fisica e meno alla parte tecnica, tattica e soprattutto mentale, Noi stiamo bene, poi è la mentalità che fa la differenza”.

Milan, Pioli: "Giocare prima o dopo l'Inter non conta. In campo col cuore e lo spirito del Real Madrid"Fonte Repubblica.it

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