Milan, perché Investcorp vuole i rossoneri e a che punto è la trattativa con Elliott

Perché ha un patrimonio gestito attorno ai 40 miliardi ma vuole arrivare a 100 miliardi nei prossimi anni. Perché non ha mai fatto un investimento nel settore sportivo. Perché è già presente in Italia, ma vuole crescere ancora guardando a marchi che sono riconosciuti nel loro settore a livello globale. Sono diversi i motivi per cui il fondo Investcorp, con sede nel Bahrain ha deciso di puntare un miliardo di euro per rilevare il Milan, consentendo così al fondo americano Elliott di uscire con una plusvalenza che potrebbe superare in circa 200 milioni. Non male dopo aver preso il Milan solo quattro anni fa, averne risanato i conti, costruito una rosa di giovani (alcuni promettenti) e riportato la squadra in Champions League dopo una assenza di otto anni.

Milan, terzo marchio calcistico più conosciuto negli Usa

Ma ci sono altri due motivi per cui Investcorp ha scelto il Milan. Il primo è sportivo ma anche di marketing: si tratta del “brand” calcistico italiano più conosciuto nel mondo e che se la gioca ancora al pari dei grandi club che attualmente dominano il calcio europeo. Lo ha ricordato solo poche settimana fa il report di una società specializzata che ha rilevato come il Milan sia il terzo marchio del mondo del pallone più conosciuto negli Stati Uniti e l’ottavo in Cina (ma in rimonta negli ultimi due anni).

Il secondo è geopolitico. Intanto, il fondo del Bahrain non vuole essere da meno dei “cugini” arabi che operando dal Golfo sono diventato protagonisti nel calcio che conta, dal Qatar Investment Authority che ha rilevato il Paris St.Germain o l’Abu Dhabi Group proprietario del Manchester City, fino ad arrivare a Pif, fondo saudita che – ultimo della serie – ha dall’anno scorso acquistato il Newcastle.

Con una differenza da non sottovalutare: i tre citati sono fondi sovrani e investono i soldi che derivano per lo più dalle entrate accumulate dalla vendita di petrolio e gas. Investcorp, invece, raccoglie per lo più soldi dai patrimoni personali di emiri o ricche famiglie del Golfo o da altri fondi. E’ il caso di Mubadala che detiene il 20% di Investcorp ed è lo stesso fondo sovrano che di fatto ha in mano le quote di maggioranza di Abu Dhabi Group e quindi del City.

Investcorp, il fondo sovrano di Abu Dhabi socio al 20%

Ma lo scopo del fondo del Bahrain è ancora più complesso. La sua missione è molto semplice: deve assicurare rendimenti che consentano ai suoi investimenti di non perdere la ricchezza accumulata anche nei prossimi anni, quando ci si avvierà a un mondo senza idrocarburi. E allo stesso tempo vuole rafforzare i rapporti con l’Europa, facendo base nelle città maggiormente attrattive. Per notorietà, stile e qualità della vita, nonché attrattività degli investimenti. In altre parole, scegliendo i rossoneri Investcorp ha messo un opzione su Milan, dove già possiede un immobile di pregio dove ha sede la casa di moda Gucci.  Inoltre, il Milan è in vendita perché il suo proprietario di mestiere fa il fondo speculativo, che ha orizzonti di investimenti molto brevi.

In molti si sono stupiti della valutazione che Investcorp ha fatto del Milan. Ma non si può dire che gli affari non li sappia fare. Prendiamo il caso di Gucci, la cui parabola da nobile decaduta non è dissimile da quella del club rossonero. Quando nel 1987 il fondo lo rileva per 300 milioni di lire, il marchio gode ancora di prestigio tra pubblico e addetti ai lavori, ma ha problemi finanziari: sotto la direzione dello stilista Tom Ford viene rilanciato, quotato in Borsa e quando 9 anni dopo lo rivende ai francesi del gruppo Kering il suo valore è aumentato fino a 10 volte. Lo stesso vale per l’investimento in Dainese, società di abbigliamento sportivo, in particolare tra gli appassionato di moto: rilevata nel 2014 per 130 milioni, è stata venduta dopo il rilancio per 630 milioni, giusto un mese, fa al fondo americano Carlyle.

Milan-Investcorp: a che punto è la trattativa?

Ma a che punto è la trattativa? E quando verrà annunciato il passaggio di proprietà? Secondo fonti finanziarie non manca molto, indicativamente prima della fine del campionato di Serie A. C’è ancora in tassello da sistemare. Si è sempre detto che Elliott avrebbe venduto solo dopo aver sistemato i conto, ricostruito la rosa, riportato la squadra stabilmente in Champions e avviato il progetto del nuovo stadio.

I conti ora sono in ordine: da un passivo di 240 milioni, a fine giugno il bilancio si chiuderà con un rosso di “soli” 40 milioni e poco più di 50 di debiti. La squadra si è arricchita di giovani, alcuni di qualità, con ingaggi contenuti. La seconda qualificazione consecutiva alla “coppa con le orecchie” è ormai a un passo.

Manca la tessera stadio: il progetto per un nuovo San Siro da costruire nell’area accanto al vecchio impianto (in joint venture con l’Inter) è stato presentato quasi 3 anni fa, ma ha fatto pochi passi in avanti per le incertezze con cui si è mosso il sindaco Beppe Sala: prima preoccupato per l’esito elettorale, ora per le opposizioni del quartiere.

Nuovo stadio: San Siro o Sesto san Giovanni?

C’è chi scommette che il Milan se lo costruirà da solo, avendo scelto come alternativa l’area delle ex acciaierie Falck nel comune di Sesto San Giovanni, ma di fatto area metropolitana di Milano. Non a caso, il progetto stadio è stato affidato nel febbraio scorso a Beppe Bonomi, manager a suo tempo vicino alla Lega che è stato responsabile dello sviluppo urbanistico proprio dell’area Falck.

Dovendo gestire ancora il passaggio definitivo tra il progetto San Siro e quello Sesto, c’è chi avanza l’ipotesi che il fondo Elliott potrebbe restare per qualche tempo nel capitale sociale (con una quota di minoranza): perché è chiaro che l’avvio definitivo del progetto stadio è componente importante della valutazione miliardaria data al Milan.

In ogni caso, per i tifosi manca poco. Sia per conoscere l’esito finale della volata scudetto, sia per conoscere meglio i nuovi proprietari. A partire dall’amministratore delegato di Investcorp, Mohammed Mahfoodh al Ardhi un ex ufficiale dell’aviazione, pilota di caccia, che è stato a capo anche della National Bank of Oman che investe in tutto il mondo dalla sue sedi di New York, Londra, Singapore, Doha e Mumbai. Senza dimenticare Milan che grazie al club rossonero sarà ora quella più ambita per gli investitori appassionati di calcio.

Milan, perché Investcorp vuole i rossoneri e a che punto è la trattativa con ElliottFonte Repubblica.it

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