Milan, ore cruciali tra rivoluzione araba e derby di Coppa Italia

MILANO – Il Milan società non prova a mascherare l’eventualità della rivoluzione araba a fine stagione. Filtrano conferme sull’avvio della due diligence col fondo Investcorp del Bahrein, il cui presidente esecutivo Mohamed Al Ardhi si è congratulato via Twitter con Pioli e i giocatori per la vittoria in campionato contro il Genoa (“complimenti per essere tornati in vetta al campionato italiano. Buona Pasqua al club, ai suoi tifosi e a tutti quelli che festeggiano in quest’occasione”, è il testo accompagnato dall’hashtag #SempreMilan). Nessuno, a Casa Milan, smentisce che la trattativa sia ben avviata. Anzi, sia pure informalmente, piovono conferme sul fatto che il club sia sulla via del passaggio di proprietà dal fondo americano Elliott a quello del Bahrein.

La frase di Maldini sull’argomento, prima della partita col Genoa (“è normale che nel futuro del Milan ci possa essere anche una vendita, non so quando sarà quel momento”), indica semmai la volontà di tenere il più possibile la squadra concentrata sui due obiettivi concreti di campo, a poco più di un mese dalla fine della stagione: scudetto e Coppa Italia.

Una difesa impenetrabile

Il tema tecnico del momento resta la scarsa brillantezza sotto porta, anche se il 2-0 sul Genoa potrebbe lasciare intendere il contrario. Ma il dato che controbilancia la difficoltà a fare breccia nelle difese avversarie è quello sull’impenetrabilità di una squadra che si è convertita al pragmatismo. Da sette partite ormai, incluso il derby di andata della semifinale di Coppa Italia, il Milan non incassa gol: l’ultima volta gli è capitato il 25 febbraio con l’Udinese (Udogie, il marcatore di quella rete contestata, ha dichiarato nelle scorse ore di non avere toccato il pallone con la mano) e da allora i numeri sono simili all’era Capello, maestro quasi trent’anni fa della fase difensiva, col famoso record dei soli 15 gol incassati in 34 partite nel campionato 1993-94. Non è una conversione filosofica – Pioli resta cultore dichiarato dell’offensivismo e della presenza del maggior numero possibile di giocatori nella metà campo avversaria – ma lo specchio della consapevolezza che nella fase decisiva della stagione non subire reti è fondamentale.

Lo dimostra, a suo modo, l’impiego estemporaneo del centrocampista Krunic come terzino destro nel finale della partita col Genoa. L’assenza improvvisa di Calabria, quella cronica di Florenzi e quella in corso d’opera di Gabbia, con trasloco di Kalulu al centro della difesa, hanno portato l’allenatore al primo comandamento del calcio: sacrificarsi e adattarsi per il bene della squadra. Krunic –  “un esempio per tutti, la duttilità è un valore”, ha detto Pioli – incarna alla perfezione questo spirito.

Weah sul ritiro di Ibra: “Decide sempre il corpo”

Il derby di Coppa Italia con l’Inter è il primo passaggio del duello che deciderà il campionato, col Napoli terzo incomodo. Un grande ex come l’ex Pallone d’oro George Weah, oggi presidente della repubblica di Liberia, ha raccontato in un’intervista a Calciomercato.com come il suo amico Maldini gli abbia confessato di essere fiducioso sull’epilogo della stagione: “Paolo mi ha detto che la squadra è giovane, ma che lui è ottimista e che ci sono talenti come Leao e Theo Hernandez. Paolo è un milanista dentro, uno che può fare solo il bene del club. E capisce molto di calcio”. Sul caso Ibrahimovic – ritiro oppure no? – Weah ha spiegato che la parola definitiva può essere solo quella del diretto interessato e che è sempre il corpo a decidere: “Ibra è una leggenda, ha passione: se l’allenatore gli dà fiducia, fa bene a continuare. Alla sua età servono entusiasmo e salute. Io avrei voluto continuare, ma a 36 anni non ce la facevo più: troppi malanni, arriva a un certo punto che non puoi più allenarti, quando invece dovresti allenarti di più dei giovani. Così mi sono fermato”. Una staffetta al momento molto ipotetica l’ex Pallone d’oro la prefigura: quella con suo figlio Weah, ventiduenne attaccante del Lille e della Nazionale statunitense: “Prego perché possa giocare il Mondiale, io ci sono solo andato vicino nel 2002, quando la Liberia perse l’ultima partita di qualificazione. Thimothy un giorno al Milan? Sarei molto contento se accadesse”.

Milan, ore cruciali tra rivoluzione araba e derby di Coppa ItaliaFonte Repubblica.it

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castigamatti
Ospite
castigamatti
1 mese fa

Mohammed Mahfoodh Al Ardhi
@PelvicoMilan
Ci stiamo giocando lo scudetto contro una squadra favorita dagli arbitri e che dopo aver affrontato Thiago Motta alla prossima affrontera Mourinho e quella dopo Mihailovic
SPIEGATE A QUESTO CHE MIHAILOVIC É STATO ANCHE ALLENATORE DEL MILAN.

Last edited 1 mese fa by Il Giornale dell'Interista
castigamatti
Ospite
castigamatti
1 mese fa

Federico obiettivo quarto posto
@FedericoSaltato
Thiago Motta lascia in panchina metà squadra titolare ma ricordiamo che il campionato non è falsato
SE LA TUA SQUADRA NON É CAPACE DI FARE NEMMENO UN GOL CONTRO GLI AVVERSARI DEL TUO EX ALLENATORE MIHAILOVIC, VUOL DIRE CHE É PROPRIO SCARSA. E LA COLPA NON É DI THIAGO MOTTA

Last edited 1 mese fa by Il Giornale dell'Interista