Milan, non solo lo scudetto: ottimismo sui conti, Maldini e Massara rinnovano

MILANO — Il primo grande traguardo della sua stagione il Milan l’ha già virtualmente raggiunto: a meno di un suicidio nelle ultime 9 giornate, i 14 punti di vantaggio sulla quinta in classifica (la Lazio) gli garantiscono la seconda consecutiva partecipazione alla Champions League. Significa che l’esilio dal torneo per club più importante e più ricco del mondo, durato 7 lunghissime stagioni, si è definitivamente interrotto, con annesso effetto trascinamento sui ricavi, sugli sponsor, sull’immagine e sul fascino che la squadra, tornata stabilmente nel suo habitat naturale, è in grado di esercitare di nuovo sui migliori calciatori. A parità di ingaggio e tolti dunque certi stipendi stratosferici dai 20 milioni lordi l’anno in su, che il club per precisa scelta finanziaria non ritiene accettabili, il fascino del Milan per un giocatore obiettivo di mercato non è più solo questione di pagine di storia un po’ ingiallite, ma di un presente da candidata allo scudetto, cioè da nobile non più decaduta.

Scudetto e testa di serie in Champions

Non può infatti sfuggire che tra gli effetti pratici e per nulla collaterali dell’eventuale vittoria in campionato, al di là della fine di un’astinenza che dura da 11 anni, ce ne sarebbe uno particolarmente gradito, perché frutterebbe il ruolo di testa di serie nel sorteggio dei gironi della prossima Champions e cancellerebbe l’unico vero buco nero di questa eccellente stagione: il quarto e ultimo posto nel girone B dell’edizione in corso, dietro Liverpool, Atletico Madrid e Porto. Il Milan non ha sfigurato in nessuna delle sue 6 partite: le 4 sconfitte sono state tutte di misura e in tutte e 4 le occasioni è stata forte, fino all’ultimo minuto, la sensazione che potesse almeno pareggiare.

In concreto, però, la squadra di Pioli, per quanto apprezzata per il gioco anche a livello internazionale, ha ottenuto una sola vittoria (a Madrid con l’Atletico) e un solo pareggio (a San Siro col Porto), finendo per restare ancorata alla suddetta quarta fascia e al rischio di un altro sorteggio malevolo, per via dello sfavorevole coefficiente per club. Questo numero, calcolato sui risultati degli ultimi 5 anni nelle coppe (perciò anche sull’esclusione del 2019 per il maldestro voluntary agreement dell’era Li-Fassone), la relega ancora al quarantatreesimo posto.

Ma c’è un modo per sfuggire al pericolo ed è il più piacevole: lo scudetto. L’urna con le 8 teste di serie include la vincitrice della Champions, quella dell’Europa League e quelle dei 6 campionati dei primi 6 Paesi del ranking. Con lo scudetto, dunque, il Milan farebbe un balzo immediato dalla quarta alla prima fascia, avrebbe più possibilità di superare la fase a gironi e di entrare nella successiva fase a eliminazione diretta, dagli ottavi di finale in poi. E supererebbe il complesso d’inferiorità verso le grandi del calcio europeo.

Una risalita rapidissima

La risalita è stata decisamente più rapida del previsto: in poco più di due anni, dallo 0-5 del 22 dicembre 2019 in casa dell’Atalanta, si è completato un percorso inimmaginabile, anche perché l’accelerazione è stata duplice, sportiva ed economica. Questo secondo aspetto è stato giudicato con favore dal Cbcf dell’Uefa, l’organo di controllo finanziario di Nyon, durante la recente audizione sul fair-play finanziario dell’ad Ivan Gazidis e del manager Giorgio Furlani, consigliere d’amministrazione per il fondo Elliott, proprietario della società.

I conti stanno tornando gradualmente in ordine ed entro metà aprile l’Uefa dovrebbe comunicare eventuali sanzioni nel quadro del settlement agreement, il patteggiamento delle modalità di rientro nei canoni del Ffp. Dalla Svizzera non filtrano notizie sull’esito della verifica, ma l’ottimismo sembra giustificato dalla constatazione della progressiva e consistente riduzione del deficit: dai 194,6 milioni del 2020 ai 96,4 del 2021 fino all’ulteriore calo del bilancio 2022, la cui proiezione – tra i 60 e i 40 milioni – oscilla in base alle principali variabili, dallo scudetto alla percentuale di riempimento degli stadi, in teoria prossimi al nulla osta per la capienza al 100%.

Mentre il Milan imboccava la strada virtuosa, ci sono stati club affossati dalla crisi Covid e da scelte improvvide: valga per tutti l’esempio del Barcellona. Il club che per primo aveva occhieggiato in era pre Covid il miliardo di euro di fatturato si è dovuto privare del suo simbolo Messi, ma nonostante questo avrebbe ufficiosamente presentato all’Uefa uno sbilancio di 144 milioni sul fronte Ffp e difficilmente potrà raggiungere l’obiettivo Haaland o assecondare la nostalgia del suddetto Messi, per il quale, alla scadenza dell’avventura parigina, è più facile pronosticare l’approdo dorato a Miami.

Da Ferran a Donnarumma: divieto di follie

Il fondo americano Elliott prosegue invece sulla linea del cosiddetto mercato sostenibile, che i successi sul campo hanno reso più comprensibile ai tifosi. C’è un precedente significativo, che risale alla prima fase dell’avventura del fondo nel calcio italiano. L’ex Valencia Ferran Torres, oggi attaccante del Barcellona e della Spagna dopo una stagione e mezza al Manchester City, venne proposto al Milan per 100 milioni: il no fu netto. La filosofia non è cambiata. Nel gennaio scorso la decisione di non sostituire sul mercato invernale l’infortunato Kjaer si è rivelata lungimirante, perché ha permesso di accelerare l’ascesa di Kalulu, che altrimenti non si sarebbe potuto dimostrare all’altezza del compito.

Senza il primo posto in campionato, tuttavia, sarebbe stato più difficile fare accettare ai milanisti questa linea strategica, anche se ha permesso negli ultimi 6 mesi non solo di ridurre i costi, ma addirittura di incamerare un piccolo utile. Adesso che è stata introiettata dalla maggioranza, la filosofia del tetto degli ingaggi rimane a maggior ragione la stessa che l’estate scorsa ha portato al divorzio da DonnarummaÇalhanoglu e che rende praticamente impossibile il rinnovo con Kessié, salvo dietro-front oggi impensabili di una delle due parti.

I colpi estivi saranno necessariamente frutto di strategie condivise tra la parte finanziaria del club e quella sportiva. Tradotto: il solido difensore Botman e il più fragile (muscolarmente) Renato Sanches, giocatori entrambi del Lille col quale il Milan ha eccellenti rapporti (lo dimostra l’affare Maignan), potranno arrivare se il giudizio ponderato costi-benefici riceverà l’avallo completo. L’auspicio è inoltre che dall’area degli osservatori, coordinata dal capo scouting Geoffrey Moncada, possa arrivare qualche altra sorpresa felice come il colpo Kalulu, pescato a meno di 500 mila euro dalle giovanili del Lione, senza nemmeno un minuto giocato da calciatore professionista.

Nella fascia di Dortmund e Tottenham 

Secondo l’analisi economica, solo la crescita ancora da valutare degli sponsor e dei ricavi (la Champions vale i classici 50 milioni minimi) fornirà comunque il parametro per capire in quale fascia di investimento il Milan risanato si può inserire e quali giocatori potrà inseguire. L’obiettivo nel breve-medio periodo è di ricollocarsi nella fascia del fatturato di club come Dortmund e Tottenham e di raggiungere al più presto il pareggio  di bilancio e l’autosostenibilità totale.

Squadra che vince non si cambia

Sul fronte dei rinnovi quello con Leao è il più importante. Il Milan non ha intenzione di farsi sfuggire il talento del portoghese e lo vuole blindare a prescindere dall’esito della sua complicata vicenda giudiziaria-sportiva sul risarcimento dovuto allo Sporting Lisbona per la rescissione unilaterale del contratto nel 2018: sono ancora lunghi gli sviluppi del caso in tribunale tra il giocatore, il Lille che lo ingaggiò appunto a parametro zero e il Tas di Losanna, ma la volontà di confermare Leao a Milanello è chiarissima, così come lo era stata per Pioli. E come sarà per il duo al vertice della parte sportiva: Paolo Maldini e Frederic Massara, direttore tecnico e direttore sportivo, firmeranno lo scontato rinnovo del contratto in scadenza a fine giugno. Ha funzionato il gruppo di lavoro, inaugurato con Zvonimir Boban (attuale braccio destro di Ceferin all’Uefa) prima del traumatico divorzio del marzo 2020, e la risalita verso il primato in Italia sta continuando. “Squadra che vince non si cambia”: il motto di Casa Milan sottintende la parola scudetto, al netto della scaramanzia.

Milan, non solo lo scudetto: ottimismo sui conti, Maldini e Massara rinnovanoFonte Repubblica.it

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