Milan, le pagelle della stagione: fulcro Tonali, Leao irrefrenabile,

8 Maignan

Potenzialmente avvantaggiato nel trasbordo in Italia dal traumatico divorzio tra il Milan e Donnarumma, in realtà era atteso al varco da frotte di scettici, perché il confronto tecnico era inevitabile. Li ha disarmati con molte parate difficili e con tanta sicurezza. Inoltre ha fatto pure l’assistman, principalmente per Leao: lo schema numero uno, lancio del portiere per l’attaccante, con lui funziona bene.    

7.5 Calabria

In Spagna quelli come lui li chiamano canterani e il pensiero va subito a Xavi e Iniesta al Barcellona. Senza scomodare gli ingombranti paragoni, il talento che ha sempre nuotato controcorrente si è confermato all’altezza del ruolo più romantico, quello appunto del ragazzo delle giovanili asceso alla prima squadra. Vicecapitano di nome ma spesso capitano di fatto, è stato il solito terzino d’assalto, ma con sempre più evidenti progressi difensivi.    

7.5 Kalulu

Storie come la sua, del giovane carneade assoluto subito trasformato in punto di forza della squadra, non sono molto frequenti nel calcio globalizzato. Scovato nelle giovanili del Lione e lanciato al Milan da sconosciuto senza una sola partita da professionista alle spalle, ha consolidato in questa stagione le qualità di eclettico della difesa, dove ha saputo giocare con uguale profitto in tutte le posizioni, fino a diventare meritatamente sostituto di Kjaer e titolare, con la chicca di un gol segnato da fuori area con la freddezza del veterano. 

8 Tomori

Marcatore asfissiante, nient’affatto sprovvisto di tecnica, incarna il prototipo del difensore completo caro a Maldini, massimo garante in materia. Il senso dell’anticipo, i recuperi in velocità e la durezza nei contrasti, che non sfocia però nella rudezza, sono finiti in vetrina anche in Champions. Punta adesso alla Nazionale inglese ai Mondiali e non esiste migliore premessa di questo scudetto da protagonista, per guadagnarsi l’attenzione di Southgate.   

8 T. Hernandez

Ha aggiunto al noto repertorio di incursore travestito da terzino sinistro la novità sdoganata da Pioli: la discesa per vie centrali. Quando cambia marcia, è pressoché impossibile frenarlo e l’esito è devastante per le difese avversarie, infatti anche il ct francese Deschamps l’ha promosso. Resta migliorabile la copertura difensiva, ma è cresciuto anche in quella. Lo scudetto derubrica qualche caduta di concentrazione a peccato veniale. 

8.5 Tonali

I milanisti lo hanno volentieri eletto a simbolo, non solo per l’autoriduzione iniziale dell’ingaggio. L’unico rammarico della sua formidabile stagione, in cui è salito con disinvoltura e grande personalità anche sul palcoscenico della Champions, rimane il Mondiale mancato (cioè il mancato impiego in Nazionale nella fatale partita con la Macedonia del nord). Nel Milan è stato il più tattico, il più atletico, a tratti anche il più tecnico, certamente il più tenace di un centrocampo del quale, dovendo coprire distanze superiori a tutti, è diventato il fulcro. Il gol alla Lazio e soprattutto la doppietta di Verona sono il compendio della sua annata.  

7.5 Bennacer

L’apparenza, nel suo caso, inganna più che mai. Il fisico sembra gracile e l’impressione visiva non restituisce il dato più significativo: è un grande recuperatore di palloni, che sa smistare con prontezza e precisione. Ha affinato il lancio a lungo raggio e sa tirare in porta: il fondamentale gol di Cagliari è stato la perla, ma altre potrà incastonarne, se sfrutterà di più questa risorsa.

7 Kessié

Scevro di preconcetti, il giudizio sulla sua quinta e ultima stagione al Milan non può non rilevarne l’utilità di jolly del centrocampo, ruolo inedito e prezioso: in mediana o come trequartista equilibratore, meno nella breve fase in cui si spostava tra i due centrali difensivi per impostare l’azione. Ma il giudizio generale deve tenere conto anche degli effetti dell’addio preannunciato in anticipo, destinazione Barcellona, che lo ha trasformato in separato in casa, inviso agli ultrà, e ne ha pregiudicato qualche esibizione, insolitamente anonima.   

6.5 Messias

Se doveva dimostrare di non avere sofferto il balzo dal Crotone al Milan, dopo la nota e interminabile gavetta tra i dilettanti, ci è riuscito. Ha giocato spesso da titolare, ha segnato gol anche importanti, ha confezionato assist, si è sforzato di tornare dentro la metà campo di Maignan, per aiutare i compagni. Rimane tuttavia la sensazione che non potrà togliersi il peccato originale della carriera tortuosa, senza il quale certi suoi errori e certe sue pause sarebbero stati giudicati probabilmente con più indulgenza.   

6.5 B. Diaz

La sua stagione va scissa in due fasi. Lo hanno un po’ inghiottito, dopo la promettente prima stagione milanista e dopo un buon girone d’andata, qualche guaio fisico e un’involuzione tattica troppo palese per passare inosservata. Forse per via di una trequarti sempre più affollata, è stato indotto a due modalità di gioco entrambe penalizzanti per lui: spalle alla porta, sovrastato da avversari possenti, oppure con partenza da lontano e col rischio di non riuscire a portare la sua falcata breve fino all’area altrui. Risultato: meno assist e meno gol.    

8.5 Leao

Non ha mai smesso di attraversare inafferrabile la fascia, dalla metà campo in su, con la certezza di seminare sempre ogni avversario, per forte e avveduto che fosse: i campioni ripetono mille volte un gesto, eppure non c’è modo di impedirlo. Nel caso di Leao persiste soltanto il rebus dopo il facile ingresso in area o al momento del tiro: è lì che si perde in arzigogoli, nella ricerca del colpo artistico o nella fretta. Ma la sua è stata una stagione notevole, con gol e assist sempre più numerosi, e gli ha portato in dote la Nazionale portoghese e il Mondiale, ahinoi al posto dell’Italia.    

7.5 Giroud

I due gol nel derby di ritorno, coi quali ha sovvertito una partita che pareva scritta e con quella il campionato, restano la scena scolpita sul marmo dello scudetto 2021/22. Campione del mondo in carica, grazie a quella doppietta potrà probabilmente difendere il titolo in Qatar e intanto è diventato campione d’Italia. Era, in partenza, il vice inconfessato di Ibrahimovic, i cui infortuni gli hanno offerto il ruolo di pivot d’attacco: ha catturato, difeso, smistato palloni indispensabili e alcuni li ha tramutati in gol, facendo esattamente quello che Pioli si aspettava da lui.    

7.5 Ibrahimovic

Se uno a 40 anni viene ancora invocato come centro di gravità dell’attacco che senza di lui si è un po’ inceppato, significa che ha vinto la sfida personale, ma anche quella di squadra. Richiamato dal dorato esilio californiano, ha completato l’opera di rianimazione del Milan col più esaltante dei 22 titoli vinti in carriera, perché era il più difficile. Di passaggio, è anche tornato a vestire (invano) la maglia della Svezia, però la sua scommessa riuscita sta negli 8 gol di questo campionato: finché gli ha retto il ginocchio, ha tenuto in vita la caccia allo scudetto, poi l’ha demandata ai compagni, infine vi ha partecipato, e non sempre da comparsa.    

6.5 Saelemaekers

Non è stata la migliore delle sue tre stagioni al Milan. Via via è scivolato tra i titolari aggiunti, lui che era stato inamovibile. Il declassamento è avvenuto per l’innesto di Messias, ma anche per una variazione tattica, il crescente turbinio offensivo con scambio di posizioni in avanti, che lo ha probabilmente colto meno pronto di altri. Anche così, comunque, non ha mancato di garantire il contributo alla causa e ha proseguito un apprendistato tattico che potrebbe in futuro vederlo anche interno di centrocampo.

6.5 Krunic

Il primo rincalzo del centrocampo si è adeguato senza esitazioni alle esigenze di Pioli, che lo ha schierato sia nella linea a due sia sulla trequarti al centro o sulla fascia, ma gli ha perfino chiesto di fare il terzino destro. L’eclettismo è a volte una condanna per l’eclettico, ma è anche la carta che tutti gli allenatori vogliono avere. 

6 Tatarusanu

Il portiere romeno, connazionale dello sventurato interista Radu, non ne ha vissuto il trauma. Durante il mese di assenza di Maignan per infortunio, ha retto la scena a dispetto delle sinistre voci sul rendimento che lo accompagnavano e ha reso superfluo l’ingaggio in extremis di Mirante. Un pezzettino di scudetto è certamente suo. 

6 Gabbia

Gli è capitato non poche volte di fare la controfigura dei difensori titolari, nella sua ancora breve esperienza di giovane catapultato sulla scena per gli imprevisti altrui. In questo campionato ha confermato di avere assimilato le direttive tattiche e di non tremare di fronte alle responsabilità. Ora dovrà valutare se cercare altrove l’ulteriore passaggio di grado.    

7 Florenzi

Due operazioni al ginocchio nella stessa stagione non sono frequenti, ma ci vuole altro per abbatterlo. Ha scelto consapevolmente di diventare il tuttofare di Pioli, quando l’allenatore lo ha chiamato in causa: terzino destro e un po’ meno sinistro, ala, incontrista. Il campione d’Europa si è adeguato senza fiatare, conquistando i tifosi anche con un gol su punizione – un colpo mica da comprimario – e soprattutto col 3-1 al Verona, segnato qualche secondo dopo essere tornato in campo a poco più di un mese dal secondo intervento chirurgico.

6.5 Romagnoli

Il capitano è scivolato dietro nelle gerarchie, ma alla sua settima stagione al Milan, che potrebbe essere l’ultima, ha coronato la corsa allo scudetto, lui tra i pochi traghettati dalla fase crepuscolare del ciclo Berlusconi a quella di oggi. Ha comunque messo assieme partite cruciali e un gol importante.

6.5 Rebic

Chi lo conosce bene racconta del carattere umorale come dell’unico vero limite di un campione potenziale. In questa sua annata tribolata sono stati gli infortuni ad aggiungergli ansia e inquietudine. Pioli a un certo punto lo aveva aggiunto – e non certo da ultimo in grado – alla lista degli esterni destri d’attacco, segno che lo reputava un titolare effettivo. Lui è riemerso sul rettilineo nella veste solita di Fregoli d’attacco ed è stato utile. I suoi gol alla Juventus e alla Salernitana nel delicato 2-2 (c’è stato anche quello al Liverpool in Champions) non sono mai banali. 

6 Kjaer

Aveva cominciato la stagione con la stessa autorevolezza con cui aveva chiuso la precedente: da pilastro. Poi il grave infortunio al ginocchio lo ha sottratto al Milan, il che rende ancora più meritevole la squadra, della quale lui conta di essere il primo acquisto per il 2022/23.    

5 Ballo-Touré

Poche presenze, senza convincere. Pioli gli ha cercato subito alternative.

Sv Pellegri

Tra i maggiori rimpianti, per ciò che poteva essere e non è stato: è uscito dal buco nero dei ripetuti infortuni soltanto quando, dopo il mercato di gennaio, ha ingranato nel Torino del suo mentore Juric. 

Sv Lazetic

Per il momento entra solo nella statistica.

5.5 Castillejo

Ha voluto rimanere al Milan, ma del suo campionato rimane una sola vera partita: quella della rimonta sul Verona all’andata, provocata dal suo ingresso nel secondo tempo.

6 D. Maldini

Ha firmato un gol fondamentale a La Spezia, campo fatale la scorsa stagione. Non è stato l’inizio di una scalata al posto da titolare, malgrado gli intoppi di Diaz, ma l’età e le qualità tecniche e fisiche suggeriscono che si sia trattato di una frenata temporanea. Molto potrebbe dipendere dal mercato e da un’eventuale esperienza in serie A o all’estero.  

5 Bakayoko

La delusione di una squadra alla quale, tolto lui, è impossibile associare la parola delusione. Ha giocato poco e maluccio, anche se in partenza era lui il presumibile tuttofare di centrocampo. 

9 All. Pioli

Al ventunesimo anno da allenatore ha ottenuto il suo primo titolo. I colleghi stessi, che sono i più spietati censori di ogni successo, hanno riconosciuto che non si è certo trattato di un caso. L’ex eterno piazzato ha percorso strade tattiche nuove, cercando un offensivismo in linea con il calcio europeo. Non ha ripiegato su sistemi più prudenti, non ha mai trasmesso alla squadra messaggi di insicurezza. Ha semplicemente atteso che il calendario meno pressante dopo l’uscita dalle coppe gli offrisse di nuovo tutte le alternative della rosa. La scelta è stata premiata.   

9 P. Maldini

In coppia col ds Massara, merita l’inserimento nella valutazione sportiva dell’annata. Questo è il suo ottavo scudetto vinto col Milan, ma è più suo degli altri, perché è il primo da dirigente e perché il ruolo di direttore dell’area tecnica gli ha imposto decisioni personali anche forti, che ha assunto senza tentennamenti.

Milan, le pagelle della stagione: fulcro Tonali, Leao irrefrenabile,Fonte Repubblica.it

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