Milan, il nervosimo diventa consapevolezza: ma con l’Udinese non si può sbagliare

Milan, il nervosimo diventa consapevolezza: ma con l'Udinese non si può sbagliare

Il Milan si era innervosito per l’inattesa frenata a Salerno, poi si è calmato per il pasticcio dell’Inter col Sassuolo e si è ulteriormente confortato per i guai del Napoli a Cagliari. Così ora il nervosismo sembra diventato sana tensione, figlia di una sensazione da tempo dimenticata: quella di potere finalmente rivincere un titolo.

L’ansia e la tensione

Che sia arrivato il momento di farlo lo dice la cronistoria degli ultimi 11 anni: dallo scudetto del 2011 nella bacheca internazionale più traboccante del mondo, come amava descriverla Galliani ai tempi gloriosi, sono entrate appena due Supercoppe italiane. Oltre a Juventus e Inter, hanno fatto meglio anche Lazio e Napoli. La tensione la raccontano volti e parole a Milanello, dove la consapevolezza della grande occasione si mescola con l’ansia inconfessata di non riuscire a sfruttarla. Quando Pioli si era un po’ indispettito perché secondo lui la critica non crede che il Milan possa davvero vincere lo scudetto, aveva in fondo svelato il messaggio del subconscio e prima della partita con l’Udinese ha rimosso Freud, ammettendo che inizia il periodo fatidico della stagione.

La rosa più abbondante

L’andata del doppio derby della semifinale di Coppa Italia ne accentua la portata. Il Milan continua ad avere in teoria il vantaggio di una rosa più ricca almeno numericamente, però la Salernitana ha smentito l’assioma. Pioli ne riproporrà il senso, affidando a Rebic il ruolo di titolare aggiunto, con Kessié che pare avere scontato il purgatorio delle due panchine. L’assenza di Ibrahimovic, tormentato dal tendine d’Achille e dagli annessi dubbi sul futuro, aumenta l’importanza del terzetto Leao-Giroud-Rebic: due tra loro, preannuncia Pioli, giocheranno sempre. Nessuno oggi  in Italia, dispone di tanti goleador di pari livello o quasi, per quanto i più anziani siano ammaccati dall’età e dalle battaglie.

Il riscatto dei moschettieri

I loro più giovani compagni sono chiamati a cancellare Salerno, in particolare Maignan, Tomori, Tonali e Leao. Sul quale il club invita a non cercare correlazioni tra l’iter nei tribunali del caso Sporting Lisbona e il programmato rinnovo quadriennale del contratto con l’attaccante portoghese: non chiude la vicenda giudiziaria la sentenza del Tas, che impone al Lille di pagare allo Sporting il risarcimento (salito a 20 milioni). È anche una maniera per togliere pensieri e alibi potenziali al talento più capace, quando è in vena, di vincere le partite con una giocata. Ma non è solo Leao a doversi dimostrare decisivo nella fase cruciale della stagione milanista. Dopo Salerno, contro l’Udinese lo sono forse perfino di più Maignan, Tomori e Tonali. Quella dei moschettieri, nel calcio, è una metafora abusata, però nel Milan giovane e francofono rende particolarmente l’idea.

Milan, il nervosimo diventa consapevolezza: ma con l'Udinese non si può sbagliareFonte Repubblica.it

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