Milan: i sei minuti irresistibili di Ibrahimovic-Giroud, la coppia d’attacco più vecchia d’Europa

MILANO. Il Milan, che non cede alle difficoltà e conserva l’obiettivo di vincere lo scudetto, coltiva senza sbandierarla la sua pazza idea: la coppia d’attacco Ibrahimovic- Giroud, la più vecchia d’Europa, 75 anni complessivi ma una presenza fisica e tecnica che può mandare in confusione gli avversari. Per il momento la tentazione si è concretizzata per soli sei minuti, dal 31′ al 37′ del secondo tempo, tra l’ingresso di Ibrahimovic al posto di Bennacer e la sostituzione di Giroud con Tonali. Non si tratta di una replica dei sei minuti più famosi della storia del calcio italiano – quelli di Rivera nella finale di Messico ’70 contro il Brasile, assurti a metafora di ciò che poteva essere e non è stato – perché altre saranno le occasioni di vedere insieme i due giganti e perché ha in fondo già trovato conferma sul campo la premessa tattica e psicologica del loro impiego in contemporanea: allarmare gli avversari, al punto da confonderli. Attenti a quei due.

I cross e il panico tra gli avversari

Di sicuro, con quei due in campo, i cross diventano una soluzione costante e una risorsa in più: i marcatori possono farsi prendere dal panico. Il difensore del Verona Günter, che fino all’ingresso di Ibra se l’era sostanzialmente cavata, ha fabbricato il pasticcio dell’autogol decisivo proprio a metà del piccolo periodo della partita in cui lo svedese e il francese hanno popolato insieme l’area di Montipò: potrebbe essere un caso, ma è più probabile che non lo sia. La circostanza induce la domanda più ovvia: se in casa del Porto, in un confronto essenziale per il cammino in Champions, lo stagionato tandem possa essere subito riproposto. Pioli ha raffreddato i sognatori: “Stiamo parlando di due campioni ed è importantissimo averli recuperati. Mi auguro che tutti e due possano tornare al meglio. Oggi non sono ancora al 100%: l’importante è che aiutino la squadra, poi vedremo di partita in partita e vedremo soprattutto se la loro condizione salirà”. Traduzione: in Portogallo al massimo ne giocherà dall’inizio uno, malgrado la distorsione alla caviglia di Rebic (gli esami hanno però escluso lesioni capsulo legamentose). Ma la replica dei sei minuti di Milan-Verona, per un tratto di gara, non va esclusa a priori.

Senza 11 titolari, Tonali scalpita

La cosa certa è che l’emergenza di formazione resta il vero problema per Pioli. Quando a inizio settembre venne comunicata la lista Champions, con l’esclusione di Castillejo, Pellegri e Conti, era davvero impossibile prevedere che un mese e mezzo dopo la squadra si sarebbe trovata alla vigilia di un appuntamento così importante con la rosa decimata: mancheranno due portieri (Maignan e Plizzari), il terzino più offensivo (Hernandez), l’esterno jolly (Florenzi), il centrocampista eclettico (Bakayoko), il trequartista titolare (Brahim Diaz), un fantasista d’attacco (Messias) e probabilmente il più versatile tra gli attaccanti (Rebic, ma ). L’inserimento in rosa di Mirante, consentito dal regolamento Uefa in caso di indisponibilità di due portieri, attenua solo un po’ il guaio, né lo possono risolvere i giovani della cosiddetta lista B con almeno due anni di impiego nelle Under del club (requisito che tra i giocatori della rosa titolare possiedono Daniel Maldini e Plizzari, gli altri sono tutti neofiti assoluti). In sostanza, tra i 29 della rosa milanista, l’allenatore col Porto ne avrà 10 o forse 11 in meno. Lo consolano il recupero di Calabria e Krunic, attestato dalla vittoria col Verona, e soprattutto la conferma del valore di Tonali, che è stato risparmiato in campionato e insidia il posto in Champions a Bennacer o Kessié. Con Kjaer, Ibra e Leao, decisivo quando è entrato dalla panchina,  Tonali si candida a protagonista in coppa. Col Porto il Milan, battuto da Liverpool  e Atletico Madrid, non può permettersi un’altra sconfitta.    

Fonte Repubblica.it

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