Milan, febbre scudetto per 21 mila. Il Sassuolo ci prova: “Come un derby”

REGGIO EMILIA  – Le code sono virtuali, ma i sedicimila biglietti esauriti in un’ora non sono carta straccia. In attesa, sui circuiti online, ieri mattina c’erano oltre centomila persone per provare a strappare un tagliando. I fortunati saranno poco più di 21 mila, domenica a Reggio Emilia, per un Sassuolo-Milan che vale lo scudetto. Sui circuiti di rivendita del web, se ne trovano a più di mille euro l’uno, alcuni a tremila. Un’occasione per chi cede il proprio posto, probabilmente anche per chi l’acquista, disposto a svenarsi pur di esserci, sperando in 90′ memorabili.

Sedicimila milanisti, cinquemila a tifare per la squadra di casa, forse meno perché non si escludono infiltrati rossoneri. L’attesa è enorme, l’aneddotica fra questi due club sterminata, ed è paradossale se si pensa che il Sassuolo in A ha giocato appena nove campionati, come ricordava ieri sera con orgoglio il suo presidente, Carlo Rossi, intervenendo al Mapei Stadium a “Generazione S”, una riuscita convention per illustrare l’attività maschile e femminile di un club che in pochi anni, anche grazie allo stadio di proprietà acquistato dal tribunale fallimentare nel 2013 (per neanche 4 milioni), è diventato un modello: “Quattordici anni esatti fa – notava Rossi – festeggiavamo la promozione in B”. L’allenatore era Max Allegri, lo stesso esonerato alla guida del Milan a gennaio del 2014 all’indomani di una clamorosa quaterna di Berardi, in una notte romanzesca impastata di nebbia e ribaltoni. Berardi è lo stesso che a ottobre del 2015 avrebbe segnato a Donnarumma il primo gol subìto in A dal futuro portiere azzurro, lanciato da Mihajlovic. Aveva iniziato la stagione come terzo, dietro a Diego Lopez e ad Abbiati, doveva ancora compiere 17 anni. Sassuolo-Milan è anche la fiammata di Rafael Leao, che l’anno scorso punì Consigli dopo sei secondi, record in A. 

Ma ancor prima era il derby di Giorgio Squinzi, l’uomo senza il quale oggi Sassuolo sarebbe continuata ad essere, semplicemente, la città del distretto ceramico. Squinzi, che proprio quest’oggi avrebbe compiuto 79 anni e non c’è più da ottobre 2019, era un milanista sfegatato. “Tutta la sua famiglia – ricorda Rossi – è sempre stata milanista, ma lui ci aveva preso gusto; dopo alcune partite in A mi disse: “Il Milan è il Milan, ma io ora tengo il Sassuolo”. Certo, preferiva battere l’Inter”. 

La squadra di Dionisi ha vinto allo Stadium con la Juve e due volte al Meazza. L’ultima a riuscirci era stata la Fiorentina del primo scudetto, 1955-56, in panchina Fulvio Bernardini. Che avrebbe rivinto nel ’64 col Bologna. Da lì arriva Giacomo Raspadori, tifoso interista quando sognava di fare il calciatore, a “Generazione S” in veste di ambasciatore: “Domenica dovremo semplicemente pensare che anche per noi è decisiva, se vogliamo arrivare decimi”. Quando il Sassuolo lo prese, era un bimbo. “Certi valori, come la serietà, l’impegno, li ho sempre percepiti in una società che prima di tutto per me è sempre stata una famiglia”. Non c’è retorica: il club credeva talmente tanto in lui che per non perderlo assunse il nonno (che l’accompagnava da Castel Maggiore, nel bolognese) come conducente di pullman.


Corsa Scudetto: il calendario di Milan e Inter

  37a giornata 38a giornata
Milan 83 pt Atalanta (vittoria) SASSUOLO
Inter 81 pt CAGLIARI (vittoria) Sampdoria

Aggiornato il 17/5/2022. In maiuscolo le partite da giocare fuori casa

Classifica Serie A | Marcatori | Calendario completo Serie A


 

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