Milan, bentornata Champions ma la priorità sono i giovani

MILANO – Tra le varie sfide della serie A, apparentemente impoverita dal saccheggio di Psg e Chelsea (Donnarumma, Hakimi, Lukaku), ce n’è una immediata, pratica e filosofica al tempo stesso: la linea virtuosa del Milan, che proprio nella stagione del suo ritorno in Champions dopo sette anni ha scelto di accentuare la politica del taglio degli ingaggi e della rosa sempre più votata alla ricerca dei giovani talenti d’Europa, prima che diventino troppo costosi. E’ un capovolgimento storico. Fu il Milan di Berlusconi a inaugurare l’era del mercato fondato sullo strapotere dei più ricchi. È il Milan di Elliott a farsi capofila della nuova politica, perché anche dopo la crisi della pandemia i più ricchi (o i più disposti a spendere cifre clamorose nel calcio) sono sempre più il Psg qatariota, il Chelsea del magnate russo Abramovich, il Manchester City figlio di Abu Dhabi: provare a competere con loro nella gara a chi offre di più è una missione impossibile e suicida, come la rinuncia del Barcellona a Messi inequivocabilmente attesta.
 

La stagione della verità

Il Milan del fondo angloamericano, che ricco è di sicuro ma è anche un’entità vagamente impersonale e magari per questo rende più accettabile ai tifosi la visione finanziaria del calciomercato improntato alla priorità del bilancio, persegue dichiaratamente la via del graduale risanamento attraverso investimenti sui campioni in prospettiva, non sui fuoriclasse acclarati e carissimi. Maldini e Massara – e all’inizio Boban, prima del traumatico divorzio – si sono fatti rabdomanti dei talenti non ancora sbocciati: il secondo posto con annessa qualificazione alla Champions li ha premiati. Ma è innegabilmente questa la stagione della verità: coniugare grandi risultati e risparmio è possibile, quando il livello competitivo internazionale si alza? Se qualche club italiano è rimasto ancora a metà del guado oppure (vedi Inter) è stato costretto ai tagli dalle difficoltà dei proprietari, il Milan ha proseguito con convinzione sulla strada che per primo in Italia aveva imboccato.
 

Pioli e la forza delle idee

Donnarumma è partito a parametro zero ed è stato sostituito da Maignan, così come Çalhanoglu, transfuga all’Inter, dal rinnovo del prestito di Diaz dal Real Madrid. L’attempato ma affidabile Giroud, classe 1986, ha rimpiazzato il coetaneo Mandzukic, rendendo meno problematica a giudicare dal precampionato la convalescenza dell’ancora prezioso Ibrahimovic, in attesa di affiancarlo. E’ stato completato l’acquisto di Tonali, che attenua il colpo dell’infortunio di Kessié. Ballo-Touré ha preso il posto di Dalot come terzino di belle speranze. Si lavora in queste ore all’ingaggio del veterano Florenzi  dalla Roma e di Adli, ventunenne trequartista del Bordeaux, di stazza atipica per il ruolo. Ma intanto è il riscatto di Tomori dal Chelsea – la mossa fin qui più costosa, 29 milioni – ad assurgere a paradigma della filosofia milanista. Tomori è cresciuto nelle giovanili del Chelsea, Ballo-Touré e Adli in quelle del Psg: per loro non c’era spazio nei voraci club che li hanno formati e che sono ormai sovrappopolati di calciatori più famosi. Il Milan punta dunque scopertamente sugli esuberi dei club più ricchi – lo erano a modo loro anche i due ultratrentenni Giroud al Chelsea e Florenzi, prestito della Roma al Psg, lo era stato Theo Hernandez per il Real Madrid – per inserirli in un sistema tattico già molto collaudato: il valore aggiunto della scorsa stagione, che ha lasciato una sola risorsa inespressa, l’incostante Leao. Pioli è chiamato al bis del successo di gioco, sulle tracce del titolo europeo della Nazionale di Mancini. L’attesa per il sorteggio della Champions, il 26 agosto, è doppiamente metaforica per la squadra rimasta in sala d’aspetto dal 2014. Si può fare davvero concorrenza alla crema d’Europa con la forza delle idee, sul campo e sul mercato? L’Atalanta di Gasperini, simbolo della provincia, ci sta riuscendo da tre anni. Ora è la nobile un po’ meno decaduta a lanciare la nuova sfida.

Fonte Repubblica.it

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