Milan, adesso è tutto più chiaro: per lo scudetto servono rinforzi a gennaio

Il Milan si prepara alla prima partita decisiva della sua stagione: in casa dell’Atletico Madrid non ha alternative alla vittoria, per provare a restare in  Champions. Non avrebbe certo voluto arrivarci dopo la prima, inattesa sconfitta in campionato, invece proprio questo è successo. I quattro gol incassati dalla Fiorentina sono il peggiore corredo con cui presentarsi all’appuntamento. Ma la parziale consolazione di Pioli è che la sua squadra ha perso esattamente come le altre volte, tutte in Europa, una con Liverpool e Atletico e due col Porto: con un solo gol di scarto, avvistando il pareggio e affrontando senza alcuna paura di affogare momenti di grande difficoltà, spesso figli dell’emergenza di formazione. Fatte le dovute proporzioni, il Milan che si riprende dal travolgente assalto iniziale del Liverpool ad Anfield a metà settembre non è diverso per mentalità da questo di novembre inoltrato, capace di sfiorare la rimonta con la Fiorentina dallo  0-3.

Vlahovic costa troppo

Un filo resistente continua a legarlo nelle varie fasi tattiche dell’annata e nella sua evoluzione: lo spirito di gruppo, la fiducia nei propri mezzi e nel proprio  gioco, anche quando le variazioni ormai evidenti (Saelemaekers accentrato, Kessié arretrato, Leao seconda punta) modificano un canovaccio a lungo consolidato. In Champions questo spirito finora non è bastato, perché lì il livello tecnico più alto non perdona il minimo errore. In serie A è diverso e le ambizioni di scudetto resistono anche all’inciampo fiorentino, che diventa semmai una lezione utile. Il paradosso dei quattro gol subiti al Franchi – il sistema teoricamente più coperto è crollato sotto i colpi del migliore tra i giovani centravanti del campionato, lo svelto e potente Vlahovic, costoso oggetto del desiderio di tanti club (valore ipotetico dai 50 milioni di euro in su)  – insegna soprattutto che titolari e riserve non sono la stessa cosa.

Adli, Faivre, Sanches o il “riacquisto” di Kessié

Per quanto ovvia, la considerazione ne trascina con sé un’altra: per puntare allo scudetto, è opportuno sconfessare sul mercato di gennaio l’utopia del calcio contemporaneo, l’equivalenza teorica tra tutti i componenti delle attuali rose sovrabbondanti. Sarebbe utile, a fronte di un paio di cessioni (indiziati Castillejo e Conti), un paio di innesti mirati: i nomi degli eclettici francesi della trequarti, Adli e Faivre, nascondono probabilmente obiettivi paralleli, anche perché nel primo caso si tratta di un giocatore già del Milan, in prestito al Bordeaux. Servirebbe un colpo a sorpresa: il portoghese del Lille Renato Sanches o il “riacquisto” di Kessié, che contro  la Fiorentina ha fatto il capitano, messaggio di disgelo a dispetto del complicato rinnovo del contratto? Di sicuro stavolta mancavano quattro titolari (Maignan, Calabria, Tomori), più l’aggiunto Rebic, più due jolly d’attacco (Daniel Maldini, Castillejo). Ed è lecito supporre che con l’affidabile portiere Maignan, col terzino stantuffo Calabria e con l’implacabile marcatore Tomori difficilmente il Milan avrebbe perso.

Aggrappati all’eterno Ibra, apprensione per Leao

Romagnoli, ha spiegato l’allenatore, è andato in panchina perché non era atleticamente pronto, essendosi allenato una sola volta in settimana. Lo sarà probabilmente con l’Atletico, soprattutto se Tomori, come Pioli teme, non dovesse recuperare dall’infortunio all’anca. I crampi di Leao, sostituito nel finale, suscitano apprensione. Sono stati eloquenti sia il pasticcio dello 0-1 firmato da Duncan, ma provocato da Tatarusanu con un’uscita maldestra e da Gabbia con un mancato rinvio, sia la fuga dello 0-3 di Vlahovic. L’eternità di Ibra, che ha tenuto viva la partita, va considerata un’eccezione, alla quale è rischioso aggrapparsi. Il Milan sa di potere ancora vincere lo scudetto, ma non può crogiolarsi in questa convinzione. Dal cavalcavia pedonale sopra i binari della stazione di Campo di Marte, insieme a qualche sfottò, anche qualche applauso è piovuto sui giocatori, che poco dopo mezzanotte hanno lasciato Firenze a bordo del loro treno charter. Hanno lasciato pure tre punti: Pioli ha subito intimato che la cosa non dovrà ripetersi.

Fonte Repubblica.it

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