Messi, la ‘regia’ di Florentino Perez dietro l’addio al Barcellona

In Spagna raccontano una storia con una trama intrigante, ma che non sembra per niente campata per aria: ha un’ossatura d realismo piuttosto riconoscibile. Il grande (e oscuro) tessitore dell’operazione Messi sarebbe Florentino Perez, che ormai tesse trame di mestiere: la Superlega è quasi tutta farina del suo sacco, è lui a orientare i movimenti di chi ancora lo segue (Agnelli e Laporta), a scegliere i giudici a cui presentare esposti e a dichiarare guerra non solo alla Uefa, ma anche alla Liga spagnola.

Messi al Psg conviene al Real Madrid

In effetti, dalla faccenda Messi il Madrid trae degli evidenti benefici: innanzitutto il perentorio indebolimento, e non solo tecnico, nel principale rivale domestico, ma anche un’aumentata possibilità che il suo primo (e unico) obiettivo di mercato, Kylian Mbappé, possa realizzarsi. O subito o (e dal suo punto di vista, meglio ancora), tra un anno.

Lo strano dietrofront di Laporta

A mettere in fila i fatti, in effetti, l’ombra di Florentino appare sempre. La ragione per cui il Barcellona non ha potuto trattenere Messi (e non avrebbe potuto trattenerlo neanche con una riduzione dell’ingaggio di molto superiore a quella del 50% che Leo aveva accettato) è il dietrofront sull’accordo con cui il 10% della Liga viene ceduto al fondo Cvc. Da questa intesa miliardaria il Barcellona avrebbe ricavato una quota di 284 milioni, sufficiente per ritoccare i tetti salariali e dunque garantire un biennale a Messi la cui partenza, secondo lo studio di una società specializzata, Brand Finance, ridurrà di ben 137 milioni gli introiti del Barcellona, una cifra superiore a quella che sarebbe occorsa per lo stipendio della Pulce. Javier Tebas, presidente della Liga, ha confermato che in un primo momento Laporta aveva dato il suo assenso all’operazione fondi, spiegandogli che grazie ai quei soldi avrebbe risolto la faccenda Messi. Due giorni dopo, la sorprendente giravolta: sulla scia del Real Madrid, unico club spagnolo contrario all’accordo con Cvc (contro il quale ha anche minacciato una causa legale), il Barcellona ha sfilato il suo appoggio a Tebas.

Dalla rottura con Messi al pranzo con Florentino e Agnelli

Giovedì scorso, Laporta ha incontrato Messi e gli ha spiegato che non c’erano più le basi legali e finanziarie per poter firmare un contratto. Neanche 48 ore dopo, era a pranzo con Agnelli e Perez, sceso a Barcellona in maniera tutt’altro che clandestina, dando anzi pubblicità a una visita davvero insolita e che ha mandato in bestia i tifosi culè: vedere il proprio presidente a tavola con il rivale numero uno nei giorni più delicati della storia recente del club non ha di certo aperto i cuori blaugrana. A Madrid, invece, ridevano sotto i baffi. Sul progetto Superlega, Laporta è totalmente schiacciato sulle posizioni di Florentino. E guarda caso non ha mai portato l’operazione al vaglio all’assemblea dei soci, che con ogni probabilità gliel’avrebbero bocciata.

I debiti del Barcellona alla base dell’alleanza con il Real

Il Barcellona è gravato da oltre un miliardo di debiti e da 450 milioni di perdite. La Juventus ha dovuto ricorrere a un doppio aumento di capitale da 700 milioni complessivi, oltre che a un bond da 175 milioni. Il Real è meno in sofferenza, anche perché nelle ultime cinque stagioni ha tenuto sostanzialmente in pareggio la bilancia della campagna acquisti e da due estati non spende un centesimo: non sta insomma mettendo un soldo nel circuito del calcio. Con la Superlega mira a fare il salto di qualità definitivo, sbarazzandosi di ogni vincolo economico, ma ha bisogno di alleati, e quelli con l’acqua alla gola sono i più facili da convincere.

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Il doppio gioco di Mbappé: resta ma non firma

E Mbappé, come entra nella trama? Entra eccome, perché è l’unico giocatore che il Real abbia messo nel mirino. Serviva una leva per allontanarlo dal Psg, e Messi lo è. Del rinnovo del contratto in scadenza nel 2022 non si parla più da diversi mesi: è vero che Mbappé ha assicurato di voler rimanere a Parigi, ma anche di non aver intenzione di prolungare l’accordo, almeno al momento (si parlava addirittura di 50 milioni a stagione). Lo scenario più credibile, a questo punto, è che Mbappé lasci la Francia fra un anno, da svincolato, perché il Psg non può permettersi di trascinarsi questa massa salariale oltre al 2023, quando nella Ligue 1 torneranno in vigore i tetti agli stipendi, che non potranno superare il 70% del fatturato: il tridente dei sogni, dal punto di vista finanziario è dunque sostenibile per una sola stagione, questa che viene. Mbappé può così mantenere la sua doppia promessa: quella al Psg (restare e vincere la Champions) e quella al Real (vestire la maglia della squadra per cui faceva il tifo da bambino). Se tutti i pezzi andranno al loro posto, Florentino avrà realizzato un capolavoro: il Barcellona avrà perso il giocatore più forte al mondo senza guadagnarci un euro (lui da Ronaldo ci ha invece ricavato 117 milioni) e il Real avrà preso a costo zero il giocatore più forte dei prossimi dieci anni.

Il ceo Reverter e i rapporti con Madrid

Resta da capire perché Laporta si sia così appiattito sulla linea di Florentino, se non per disperazione. Di sicuro ha un grande peso l’influenza del dirigente barcellonista più importante dopo il presidente, il ceo Ferran Reverter, arruolato a marzo dopo che il principale finanziatore di Laporta si era sfilato. Reverter è sempre stato contrario alla conferma di Messi e sui fondi e sulla Superlega la pensa esattamente come Florentino. Prima di arrivare al Camp Nou, non aveva alcuna esperienza nel mondo del calcio (era ceo di MediaMarkt, settore elettronica ed elettrodomestici) ma veniva accreditato di buone entrature con Perez, tant’è vero che un ex dirigente del Barcellona, Jaume Llopis, ha accusato apertamente i due di essere in combutta.

La smentita di Florentino: “Io non c’entro niente”

A questo punto, questo pomeriggio Florentino ha dovuto intervenire con un comunicato ufficiale, perché la fama del grande tessitorie gli piace ma non può certo incoraggiarla spudoratamente: “È del tutto falso che io abbia un’amicizia con il CEO del Barcellona, Ferran Reverter, una persona che ho visto appena due volte in tutta la mia vita, quattro mesi fa e sabato dopo la riunione con il Barcellona e la Juventus. Spero che Jaume Llopis rettifichi le sue dichiarazioni che non corrispondono alla realtà”.

Il silenzio di Mbappé e la conferma di Al-Khelaïfi: “Resta per forza”

Nel frattempo, Mbappé non ha ancora detto un parola sul suo nuovo compagno di squadra Messi, al contrario dell’entusiasta Neymar. Il presidente del Psg, Nasser Al-Khelaïfi, l’ha messa in questi termini: “Certo che Mbappé resta, non può fare altro”. Adesso è così, ma tra dieci mesi potrà fare ciò che vuole. O che vuole Florentino.

Fonte Repubblica.it

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