Mazzocchi, l’ex fruttivendolo in Nazionale: “Il calcio mi ha salvato”

Mazzocchi, l'ex fruttivendolo in Nazionale: "Il calcio mi ha salvato"

FIRENZE – Cresce l’attesa per Italia-Inghilterra di Nations League a Milano venerdì prossimo 23 settembre: già venduti 35 mila biglietti. La partita conta anche per questioni di sorteggio, in vista dei gironi di qualificazione all’Europeo 2024. Diventa infatti ufficiale la conferma che per la Nazionale sarà importante il piazzamento nel girone di Nations. La quarta retrocede in B, prima e seconda sono teste di serie al sorteggio del 9 ottobre a Francoforte, il terzo posto può non bastare ma quasi: le teste di serie sono tutte le prime e le seconde dei 4 gironi di Lega A, più le due migliori terze, che diventano le tre migliori terze, se tra le teste di serie c’è la Germania, Paese organizzatore dell’Europeo.

A Coverciano, dove sono arrivati Frattesi, Salvatore Esposito e Gabbadini in sostituzione degli infortunati Verratti, Pellegrini e Politano, emergono intanto le storie dei protagonisti, vecchi e nuovi. Le due più fresche sono un po’ parallele. Quella che ha riportato in Nazionale Francesco Acerbi, 34 anni, difensore dell’Inter passato attraverso un’estate turbolenta in cui ha rischiato di restare senza squadra. E quella che ha regalato la prima convocazione azzurra a Pasquale Mazzocchi, 27 anni, terzino della Salernitana, capace di dribblare da ragazzo a Napoli le insidie della strada e poi di scalare tutti i gradini possibili nel calcio, lui che da calciatore dilettante faceva il fruttivendolo e che dalla Serie D col Parma è arrivato a Coverciano.

Mazzocchi: “Il calcio mi ha salvato”

Mazzocchi si è un po’ emozionato, a Radiorai, nel ricordare il  proprio percorso: “Non è mai troppo tardi per questa maglia, però te la devi meritare ogni volta e io, che non ho fatto ancora niente e che adesso sono qui, conto di tenermela stretta”. Mazzocchi è cresciuto a Barra, quartiere difficile secondo lo stereotipo: “In certi quartieri della periferia di Napoli, quando si fa fatica ad arrivare alla fine del mese, magari con una famiglia numerosa, purtroppo tendi magari a fare cose sbagliate, i giovani tendono a seguire questa strada. Mi ha salvato il calcio, devo tanto anche alla mia famiglia che ha sempre fatto tantissimi sacrifici per me, ai miei genitori, ai miei fratelli e alle mie sorelle”. Quando poi è diventato professionista, la strada gliela stava sbarrando un classico del calcio italiano, l’esterofilia: “Per questo si deve guardare anche alle categorie inferiori, dove ci sono talenti: è bene che qualcuno guardi lì con più attenzione”.

Acerbi: “Dai social tanto odio”

Acerbi, campione d’Europa e difensore polivalente di acclarata affidabilità, era ormai inviso agli ultrà della Lazio, ma anche quelli dell’Inter, il club al quale è poi effettivamente approdato nelle ultime ore del mercato, non lo volevano. Sui social, ha confidato a Raisport, era scattata la gara all’insulto. Cercare di crearsi una corazza, impermeabile a tutto, era l’unica scelta possibile: “Mi hanno scritto e detto qualsiasi cosa. Uno può anche sbagliare, io ho chiesto scusa e sono andato avanti a testa bassa. Alla fine ti abitui a tutto, sono stato dipinto come la persona che non ero, ma l’importante era che lo sapessi io, chi sono. Gli interisti avevano un’idea sbagliata di me, senza conoscermi, per la risata isterica dopo il gol di Tonali in Lazio-Milan, ma era appunto una reazione isterica a un gol che non avremmo dovuto prendere. Ora nell’Inter gioco e voglio dare il massimo, come ho sempre fatto. Non mi allenavo col gruppo da tempo, ad agosto l’ho fatto da solo, e non giocavo da tre mesi, per fortuna mi sento bene. Speriamo che l’Inter, dopo la sosta, riparta da dove è abituata a stare, in alto”.

Intanto si gode la Nazionale ed esclude il rischio del terzo Mondiale mancato di seguito: “Nel calcio italiano ci sono veramente tanti stranieri e spesso le società non danno ai giovani la possibilità di sbagliare: così si cresce troppo piano. Ma non vedo in prospettiva il rischio di perdere un altro Mondiale, i giovani bravi li abbiamo. Nel 2026 in America ci saremo: magari io no, perché sono vecchio, anche se fino a quando mi chiameranno qui io continuerò a venire sempre”.

Fonte Repubblica.it

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