Max & Mou. Segreti, passioni e manie a confronto: Allegri e Mourinho gli ultimi pragmatici

“Massimiliano” è troppo lungo, con “Mourinho” non si sa mai bene dove mettere l’acca. E siccome questa è l’epoca della brevità liquida, quando si smanetta servono poche lettere e qualche emoji, dunque meglio “Max” e “Mou”. Mica tanto diversi, alla fine. E pure all’inizio. Creatura bifronte, il centauro MouMax è formato da un corpo di allenatore con due teste parlanti: ultimamente quella di Max s’è spelacchiata, e quella di Mou si è del tutto metallizzata. Conta però la molta roba che c’è lì dentro.

Strategia della tensione contro strategia della distensione, Mourinho e Allegri già si profilano sul rettilineo dello Stadium e chissà se domenica qualcuno vincerà di corto muso, o se uno metterà il muso all’altro come non raramente in passato. “Ripete sempre le stesse cose, dietro quell’arroganza si nasconde l’insicurezza”, disse un giorno Max a Le Iene parlando di Mou. Il quale si mise la famosa mano all’orecchio dopo aver battuto il rivale a Torino, in Champions, con addosso la maglia del Manchester United. La Champions: Mou ne ha vinte due (Porto, Inter), Max ne ha perse due in finale (Barcellona, Real Madrid).

Josè Mourinho, 58 anni (agf)

Passano per difensivisti, sono più che altro pragmatici. Non amano l’integralismo tattico. “Mourinho e Allegri fanno il vino con l’uva che hanno, e di solito è un vino molto buono” ha detto Fabio Capello, che nel Mou romano un po’ si riconosce. E se Allegri è forse diventato più cinico, Mourinho sembra ammorbidito dal tempo, ha qualche chilo in più e qualche smorfia in meno. Mou vive solo per il pallone (“Ma chi sa solo di calcio non sa niente di calcio” è una delle sue massime più celebri), Max è stato fermo due anni sul barchino a Livorno e non ha dato segni di nostalgia. Mou sente il rumore dei nemici, Max preferisce il rumore del mare. Dopo ogni vittoria, Mou telefona alla sua Matilde detta Tami, stanno insieme da quando avevano 17 anni, invece Max ha appena mollato anche Ambra, del resto è un marinaio e ama navigare.

Mou invecchiando ha scoperto il gioco dei social, ha twittato lo spogliatoio del Tottenham con tutti i giocatori fissi sui telefonini e sé stesso famelico con una pizza in treno. Max, invece, dai social se n’è andato da un giorno all’altro (eppure aveva inventato gli hashtag #fiuuu e #amodonostro), era la primavera 2019, la Juve aveva appena perso male un’andata di Champions e giù insulti. Tutti e due pensano che il calcio sia una cosa semplice, eppure loro sono complicati. Quando a Mou ricordano quei pullman parcheggiati davanti alla porta, lui risponde con le statistiche dei gol fatti: quasi sempre più degli altri (anche il Trap reagiva così). Quando a Max chiedono lo spettacolo, lui risponde che per divertirsi è meglio andare al circo, e che i secondi arrivati non li ricorda nessuno. “Non sono poi così differenti, sono persone amabili e generose se viste da vicino” dice Ciro Ferrara, a cui Mou telefonò subito dopo l’esonero dalla Juve: “Ci conoscevamo appena, non lo dimenticherò mai”.

Massimiliano Allegri, 54 anni 

Max è stato un centrocampista talentuoso e indolente, Mou un difensore mediocre. Max fu vicino alla Roma, Mou venne accostato alla Juve che pure, come interista del triplete, non lo avrebbe mai assimilato: c’è astio profondo, ricambiato. Mou cerca a Roma una seconda giovinezza o forse una terza, ma la grande bellezza della città morbida (che pure è già stata da lui totalmente sedotta) potrebbe illanguidirlo e socchiudergli l’occhio di tigre. Max cerca a Torino il tempo perduto, un gianduiotto invece della madeleine, ma il tempo passato a guardare gli altri giocare non ritorna.

Max ride con sarcasmo, Mou a volte piange. Uno è distaccato in apparenza, l’altro emotivo nella sostanza. Il loro linguaggio del corpo si è fatto iconico, il cappotto gettato al vento da Max, il paltò feticcio di Mou, le manette di Mou, gli scatti d’ira di Max (se li ricordano Bonucci e quelli che “vogliono giocare nella Juventus, porca tr…”). Max giocò un pessimo scherzo a Mou in un vecchio Cagliari-Inter, però Mou è in vantaggio su Max con 4 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte. Il maestro di Mou è stato Bobby Robson, quello di Max è stato Giovanni Galeone. Max ha vinto tra l’altro lo scudetto al Milan, Mou ha vinto tra l’altro lo scudetto all’Inter. Mou ha fatto fare il terzino a Eto’o, Max ha fatto fare il terzino a Mandzukic.

Sembrano così diversi, sono così simili. Anche nel gioco, soprattutto nel gioco. Il nemico di Mou è Wenger, il nemico di Max è Sarri. Entrambi, Mourinho e Allegri, sono stati chiamati a ridestare con un bacio due belle addormentate, Roma e Juve. Di entrambi, anche se nessuno lo dice, molti pensano: il loro calcio è vecchio, quei due non si sono aggiornati. Ed è una fesseria. Forse.

Fonte Repubblica.it

Condividi
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x
Available for Amazon Prime