Martin Braithwaite conquista Barcellona: dalla sedia a rotelle da bambino a protagonista del dopo Messi

Il primo Barcellona del dopo Messi ha giù un nome e un protagonista: Martin Christensen Braithwaite. Il 30enne attaccante danese ha infatti firmato una doppietta (e un assist) nel match della prima giornata della Liga contro la Real Sociedad, vinto 4-2 davanti a oltre 20 mila spettatori al Camp Nou. Davvero una piccola grande rivincita per il giocatore di origini guyanesi, nato a Esbjerg il 5 giugno 1991, dopo che per un anno e mezzo è stato uno dei giocatori più criticati e derisi d’Europa, per il passaggio un po’ forzato – dal punto di vista tecnico e anche legale-formale, con tanto di ricorso del club – dal Leganés al Barcellona, dopo la chiusura della finestra di mercato di gennaio 2020, sfruttando uno speciale permesso della Federcalcio spagnola per sostituire l’infortunato Ousmane Dembélé, costretto a rimanere lontano dai campi per oltre cinque mesi. Dopo la doppietta nel novembre scorso in Champions League a Kiev, ora questo esordio da protagonista in campionato nel nuovo corso del club catalano, dopo la separazione dal fuoriclasse argentino che sembrava destinato a chiudere la carriera nella squadra che lo ha lanciato.

A cinque anni costretto sulla sedia a rotelle

“Ad alcune persone piace parlare. Io parlo in campo”, è il chiaro messaggio lanciato in inglese (“Some people like to talk. I do my talking on the pitch”) attraverso un post su Twitter da Braithwaite, che ha dimostrato con i fatti di poter stare nella rosa di uno dei club più prestigiosi e ambiziosi al mondo.

Un riscatto non da poco per chi da bambino si è trovato a convivere con una grave e rara malattia ossea, la sindrome di Legg-Calvé-Perthes (gli venne diagnosticata a 5 anni), dovuta a un insufficiente apporto di sangue alla testa del femore, con rischio di deformazione. E così il piccolo Martin fu costretto su una sedia a rotelle per due anni. “Non ho molti ricordi perché è stato un momento molto triste. Vedevo tutti gli altri bambini che correvano, sorridevano, giocavano, è stato un periodo davvero difficile della mia vita. Ricordo la sensazione di non sapere come spiegarlo agli altri, la vergogna di essere diverso. Non volevo questo tipo di attenzioni. Non potevo fare le cose che gli altri bambini riuscivano a fare e necessitavo sempre di qualcuno che mi aiutasse per qualsiasi cosa. Era frustrante non poter toccare un pallone, e giocarci”, ha raccontato in una intervista alla CNN. Per sua fortuna, la situazione è andata migliorando con il tempo e il danese ha recuperato la piena mobilità.

“Ho sempre sognato di fare il calciatore”

“La mia vita è ricominciata. Ricordo che il primo weekend giocai subito e fui eletto ‘Uomo partita’: non so se fu una cosa caritatevole o se lo meritassi davvero, ma fu una sensazione incredibile. Potevo ricominciare a sognare”, le parole di Braithwaite, che si è finalmente potuto dedicare a quello che da sempre è stato il suo sogno: scendere in campo e correre dietro a un pallone. “Ho sempre desiderato fare il calciatore, da quando ero molto piccolo non avevo nient’altro in testa. E non avevo un piano B, perché quando non hai un piano B non ti distrai dall’obiettivo. Ma il mio è stato un viaggio infernale”. Ha ripreso a giocare in Danimarca, nella sua Esbjerg. Ha subito attratto club europei, tra cui anche la Reggina, con cui svolse un provino. Ma non se la sentì di lasciare la sua città. Una città dove ha anche sofferto, specie per il colore della sua pelle: “Mi sono state dette tante brutte cose, ma ho sempre avuto un carattere forte che mi ha permesso di guardare oltre”.

Tolosa, Middlesbrough, Bordeaux, Leganes e l’arrivo in blaugrana 

Poi ha lasciato la Danimarca nel 2013 solo per Tolosa, dove è diventato un simbolo, nonché il terzo miglior marcatore della storia del club. Quindi nel luglio 2017 Middlesbrough, una parentesi a Bordeaux da gennaio 2018 contribuendo a qualificare i girondini all’Europa League, e nel gennaio 2019 il passaggio al Leganés. Senza dimenticare mai, però, da dove è partito, e cosa ha vissuto da piccolo: nel 2016 per ogni gol segnato decise di donare mille euro agli ospedali per bambini, perché potessero godere di supporti migliori per la loro guarigione, e perché possano sempre rimettere in piedi i loro sogni. Per poi rincorrerli, come ha potuto fare lui. Arrivando a giocare accanto alla stella Messi: “Non laverò la maglietta”, diceva dopo ogni abbraccio con il numero dieci argentino. E ora che la Pulce ha lasciato Barcellona “Street Fighter” Martin è pronto per non farlo rimpiangere dai tifosi.

Fonte Repubblica.it

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