Maria Sole: classe, rispetto (meritato) e un rigore (che c’era). Il primo pomeriggio di una donna arbitro in A

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Maria Sole: classe, rispetto (meritato) e un rigore (che c'era). Il primo pomeriggio di una donna arbitro in A

REGGIO EMILIA – Maria Sole ha arbitrato senza schwa e senza asterischi, senza imbarazzi e senza pregiudizi. Ha lavorato bene, è da anni che le va così. Il primo arbitro in serie A della storia (arbitr@?, arbitr*?) è stato guardato (guardata) da decine di migliaia di occhi maschili e nessuno le ha gridato “vai a fare i letti”, “datti al pattinaggio”, nessuno le ha mancato di rispetto e lei si è presa tutto il rispetto che non è mancato. Autorevole, decisa, molto presente. Insomma, bravissima.

E se la partita di questo epocale allunaggio non era delle più complicate (ma il calcio possiede l’arte di complicarsi di colpo, come certi temporali d’agosto), se la goleada del Sassuolo sulla povera Salernitana (5-0) lascia intendere che non ci sono state molte occasioni di dibattito, tuttavia Maria Sole Ferrieri Caputi, 31 anni, livornese, due lauree, un fidanzato, un fischietto e una manciata di cartellini ci ha messo del suo perché il pomeriggio procedesse spedito e lineare. Non ha impiegato più di mezzo secondo per decidere che il rigore del Sassuolo dopo 37′ era proprio rigore (e lo era), ha allontanato con ampio gesto i calciatori che hanno tentato di farle capannello e ha deciso lei dove la partita dovesse andare, e come. Ha fischiato né tanto né poco, ma meno che più (arbitraggio fluido, spettacolo meno noioso) e ha corso più dei giocatori sconfitti (poco ci voleva) e almeno quanto i giocatori vittoriosi.

C’è una coda di cavallo che stampa la sua ombra sull’erba verdissima, e questa criniera è Maria Sole. Galoppa, la ragazza, con ardore, del resto i suoi test atletici sono pari se non migliori a quelli di molti colleghi uomini. “Per riuscirci mi alleno molto più di loro” aveva detto qualche mese fa a Repubblica, quando espresse un più che convincente augurio: “Se sbaglierò, spero di essere criticata come arbitro e non come donna”. A Reggio Emilia, città del tricolore e di Nilde Iotti, non è successo, e quando succederà sarà importante che Maria Sole Ferrieri Caputi smetta di essere una notizia per diventare soltanto un arbitro. La “o” è gentilmente richiesta da lei: “Arbitra non mi piace perché sottolinea che sono donna”.

Sulla distinta ufficiale delle formazioni consegnate in tribuna stampa c’è scritto, infatti, “arbitro: sig.ra Ferrieri Caputi di Livorno”, senza il nome di battesimo come del resto si usa anche per i maschi. E quanti ne ha avuti, attorno. Non tanti: tutti. Gli allenatori Alessio e Davide, i capitani Gian Marco e Pasquale, gli assistenti Sergio e Mauro più gli altri. Alla fine sono stati complimenti e strette di mano, e lei ha concesso un breve, intenso sorriso. Lo stesso che aveva sul volto all’inizio, nel tunnel, prima di cominciare la camminata sul pianeta misterioso: un piccolo passo per una donna, un grande passo per la serie A. E comunque l’Italia arriva dopo Germania e Francia ma prima di tutti gli altri campionati, e i capi degli arbitri hanno detto che ci saranno molte altre giornate così. Lo scrive anche la Lega Calcio su Twitter: “Prima donna ad arbitrare nel nostro campionato ma non l’ultima”.

Eravamo rimasti in quel tunnel: Maria Sole ha la faccia tesa e seria dei giorni importanti, poi le basta un piccolo cenno del capo per dire ai suoi collaboratori “è ora, si va”. Vestita come un pennarello, si è notata quasi solo per questo e ha saputo incarnare la migliore virtù di un direttore di gara: eclissarsi nella medesima, facendosi invisibile. La si è vista sempre e non la si è notata mai, non più del dovuto, intendiamo. E quando è stato il momento, quel momento si è rivelato esatto: un rigore, due ammonizioni, zero errori. Neanche il Var l’ha contraddetta, conoscendo forse il caratterino della Sig.ra (veramente, Sig.na) ma soprattutto confermando la bontà di quegli occhi di lince. Mai ferma, mai quieta, mai eccessiva, Maria Sole avrà forse ascoltato David Bowie dagli altoparlanti dello stadio con quella “Heroes” che non deve sembrare enfatica, adesso. Perché ci sono giorni, e gesti, e personaggi che meritano un posto dove non era mai andato nessuno. Come Maria Sole che, fiera e sola, corre nel sole.

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