Marchegiani e lo scudetto all’ultima giornata: “Nulla è scontato ma il Milan è maturo per vincere”

C’è un uomo che vinse uno scudetto impossibile, e un altro lo fece perdere. Lo scudetto impossibile è un genere narrativo che contiene sport, psicologia, meteorologia, azzardo, sorte e fede: nell’impossibile, appunto. Luca Marchegiani c’era, quel 14 maggio del 2000 all’Olimpico, quando la Lazio sconfisse la Reggina e la Juve s’inabissò a Perugia; e c’era due anni più tardi, il 5 maggio, quando l’Inter crollò contro la sua Lazio e la Juve andò a vincere a Udine. Intrecci che ci accompagnano verso la gran domenica di Milano. Una domenica, forse, impossibile. 

Marchegiani, stavolta come finirà? 
“Non penso che il Milan si lasci sfuggire la grande occasione dopo avere faticato tanto. Questione di classifica ma anche di mentalità: nelle ultime settimane abbiamo visto una squadra che non vuol lasciare proprio niente per strada. Certo che l’imponderabile esiste, nulla nel calcio è già scritto, però qui c’è una favorita evidente ed è proprio il Milan. Un gruppo molto strutturato, anche per limitare i danni del caso o della sventura”. 

A volte i favoriti cadono nel pozzo guardando le stelle. 
“Perché le varianti sono moltissime. Contro la fantasia del calcio non c’è schema che tenga”. 

Sia sincero: nel 2000, alla vigilia, voi laziali ci credevate? 
“Lo sono: ci credevamo poco o niente. Del resto, un anno prima, se il Milan avesse vinto a Perugia ci avrebbe preso lo scudetto sotto il naso, e difatti vinse. Non potevamo illuderci, la storia spesso si ripete”. 

Eppure c’era un clima strano attorno alla Juventus. 
“Vero. La settimana precedente, l’arbitro De Sanctis aveva annullato quel gol regolarissimo a Cannavaro e i vertici arbitrali avevano rilasciato dichiarazioni poco consone. Il resto lo fece Gaucci, motivando il Perugia come lui sapeva”. 

La vostra partita (Lazio-Reggina 3-0) finì che ancora non era cominciato il secondo tempo al Curi. 
“E chissà se lo avrebbero giocato, visto quel diluvio, e quando. Restammo ad aspettare negli spogliatoi, sul nostro campo era già scesa parecchia gente, tutto molto surreale. Ricordo che Simeone saltò fuori dalla doccia perché il Perugia aveva segnato: restò così, insaponato e fradicio per tutto il loro secondo tempo per non spostare la condizione astrale e non irritare la scaramanzia”. 

Anche lei insaponato? 
“No, asciutto ma scettico: non volevo illudermi per poi soffrire. Mi sarebbe bastato un pari juventino, per arrivare allo spareggio. Il destino volle regalarci molto di più. Vissi la giornata a bordo campo, perché quella volta ero infortunato. Furono minuti incredibili, infiniti, fatico a raccontarli anche dopo tanto tempo perché non trovo le parole. Non mi è mai più accaduto di dover aspettare un ombrello aperto o chiuso per vincere una partita o un campionato”. 

Due anni dopo, ecco che voi laziali da beneficiari della sorte diventaste carnefici. 
“Una giornata particolare a dir poco. Per lo scudetto era un incrocio fra Inter, Juventus e Roma. Se avessimo battuto i nerazzurri e la Juve non avesse vinto a Udine, il tricolore sarebbe andato alla Roma: per questo i nostri sostenitori ci tifarono contro, dopo una stagione molto negativa. Un uragano di fischi ogni volta che la Lazio si azzardava a superare la metà campo, ma noi volevamo qualificarci in Coppa Uefa e non ci curammo dell’ambiente ostile. Certo, fu tutto assurdo”. 

Ogni interista assentirà. 
“Erano sicuri di batterci e segnarono subito: tutto facile, dunque pericolosissimo. L’Inter ci sottovalutò, e dopo il pareggio di Poborski cominciò a intuire la portata del destino. Loro si paralizzarono, pagando la stranissima atmosfera che circondava noi e loro. Stavo in panchina perché quell’anno il titolare della Lazio era Peruzzi, ed ebbi tempo e modo di guardare con attenzione le facce degli interisti. Alla fine mi facevano pena, fu uno psicodramma terribile. Alcuni dei miei avversari erano anche amici, ad esempio Bobo Vieri che fino a due anni prima aveva giocato con noi. È brutto vedere un collega che soffre tanto per causa tua. La loro incredulità diventò disperazione, fu un momento difficile anche per noi”. 

La storia del calcio è piena di momenti impossibili. 
“Di solito avvengono di più nelle Coppe: penso al Milan contro il Liverpool nel 2005, a come sprecò una Champions già vinta, oppure alla rimonta pazzesca del Manchester United nei minuti di recupero contro il Bayern, nella finale del 1999. La cosa tremenda è il senso di impotenza: qualcosa che va oltre il non poter fare niente, qui si tratta di non riuscire proprio a farlo. Una vera paralisi dei centri nervosi”. 

Sembra quasi che la ferita delle sconfitte sia molto più intensa della felicità per una grande e insperata vittoria: è così? 
“Sì, perché quando vinci oltre l’immaginabile è un dono. Ma se perdi qualcosa di incredibile, allora butti via una stagione intera, gioie comprese: come se non fossero mai esistite anche se facevano parte di te. Uno spreco terribile”. 

Marchegiani e lo scudetto all'ultima giornata: "Nulla è scontato ma il Milan è maturo per vincere"Fonte Repubblica.it

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castigamatti
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castigamatti
1 mese fa

“Il Corriere della Sera in apertura stamani sul valore già triplicato di Rafael Leao: “Il Re Leao”. siccome calahnoglu lo abbiamo pagato ZERO EURO e ora vale almeno 40 milioni, il suo valore é aumentato non solo 3 volte ma bensí 40 VOLTE.
grazie a voi ciuloni rossoneri!!!