Maradona fu lasciato morire, l’Argentina chiede giustizia per il suo mito

Maradona fu lasciato morire, l'Argentina chiede giustizia per il suo mito

Omicidio colposo. Se non l’hanno proprio ucciso, non hanno fatto nulla per impedirgli di morire così, solo come un cane, abbandonato al suo destino, senza cure e senza assistenza. Quasi un anno e mezzo dopo la scomparsa di Diego Armando Maradona, i magistrati del tribunale argentino di San Isidro hanno rinviato a giudizio gli otto imputati di omicidio colposo, cioè i medici e gli infermieri che hanno rovinosamente gestito le ultime settimane di vita del Diez. Ad ogni passo dell’inchiesta e del cammino giudiziario, emergono particolari sempre più agghiaccianti.

Nel dispositivo del rinvio a giudizio si legge, infatti, che Maradona restò in agonia per almeno 12 ore, cioè dalla mezzanotte e mezza del 24 novembre 2020, quando l’ex campione poi dichiarato morto alle 12.30 del 25 novembre non venne più assistito da nessuno, e fu lasciato in coma dentro la stanza (in realtà una sala giochi) della villetta del sobborgo di Tigre, dove era stato disposto un allucinante ricovero domiciliare. Quello che i giudici ora chiamano con il suo nome più esatto: “inaudito internamento”. Diego cominciò dunque a morire mentre due degli imputati, cioè gli infermieri Ricardo Almiron e Dehiana Madrid, neppure provarono ad entrare in quella camera. Maradona dormiva su un materasso di plastica, senza lenzuola, con il secchio dei bisogni accanto, un wc chimico da campeggio. “Non lo sentivamo muoversi e pensavamo che riposasse: non ci sembrava giusto disturbarlo”, questo l’assurdo tentativo di difesa da parte degli infermieri.

Gli altri due imputati, il neurochirurgo Leopoldo Luque e la psichiatra Agustina Cosachov, non erano neppure presenti nella casa. La dottoressa sarebbe arrivata solo in tarda mattinata, per rendersi conto che la situazione era ormai irrimediabile, mentre Luque lasciava a un amico quel terribile messaggio vocale su WhatsApp: “Il grassone va all’inferno”.

Il testo del rinvio a giudizio è severissimo, e sembra non concedere molte speranze ai personaggi che andranno sotto processo presso la Procura di San Isidro, rischiando dagli 8 ai 25 anni di carcere. Nelle 29 pagine degli atti si legge di “omissioni e maltrattamento”, con Maradona “in situazione di impotenza, abbandonato al proprio destino in quell’oltraggioso ricovero”. Sotto inchiesta tutta la dinamica delle dimissioni di Diego dalla clinica “Olivos” di Buenos Aires, dopo l’operazione per l’ematoma al cervello: l’ex numero 10 fu mandato a casa nonostante fosse un cardiopatico grave, con insufficienza renale e problematiche al fegato, e nonostante si trovasse in terapia psichiatrica: venne semplicemente sedato.

L’assistenza medica e infermieristica si rivelò del tutto inadeguata, questo il motivo per il quale sono stati rinviati a giudizio anche i coordinatori sanitari Nancy Forlini e Mariano Perroni, e il medico Pedro Pablo di Spagna. Gravissime responsabilità anche per lo psicologo Carlos Diaz: Maradona era un uomo molto malato e aveva bisogno di continua assistenza psichiatrica e psicologica, non soltanto di psicofarmaci e sonniferi. Ma nessuno se ne occupò davvero.

Per il tribunale di San Isidro, l’inaudito internamento domiciliare era “del tutto carente e sconsiderato”, caratterizzato da “improvvisazioni, cattiva gestione e innumerevoli carenze”. Lasciato in totale abbandono dopo quell’intervento chirurgico alla testa, in stato confusionale e gravato da una debolezza estrema, quest’uomo che non riusciva neppure a salire le scale per andare in bagno non poteva che avviarsi verso la morte. Insomma, un omicidio vero e proprio, seppur colposo e non doloso, comunque una fattispecie gravissima che s’incrocia con tutte le altre questioni economiche connesse all’eredità, in un corollario di azioni legali in continuo sviluppo.

Ora dovrà essere chiarita anche la posizione dell’avvocato Mathias Morla, responsabile secondo i famigliari di Maradona di avere recluso Diego nei mesi precedenti all’epilogo, mettendo in atto una sorta di plagio. Insomma, è un “tutti contro tutti” per scaricarsi addosso la medesima accusa: non avere fatto niente per evitare questa terribile morte solitaria, ed anzi averla quasi provocata con errori e omissioni imperdonabili. Sarà molto difficile, infatti, che un tribunale li perdoni.

Fonte Repubblica.it

Voglio essere avvisato
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments