Mancini: “Spero Immobile rientri con l’Ungheria. Ai giocatori oggi manca la tecnica di strada”

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Mancini: "Spero Immobile rientri con l'Ungheria. Ai giocatori oggi manca la tecnica di strada"

Mancini: "Spero Immobile rientri con l'Ungheria. Ai giocatori oggi manca la tecnica di strada"

Sfuma in extremis l’annunciato ritorno di Immobile e prosegue la grande emergenza per l’Italia di Mancini, bersagliata anche dalla sfortuna. Il capitano della Lazio, che avrebbe dovuto guidare l’attacco contro l’Inghilterra, è fuori per un risentimento muscolare al bicipite femorale. Il giocatore ha fatto la risonanza magnetica che non ha evidenziato particolari problemi, tanto che potrebbe resta restare in gruppo con gli azzurri. Con lui sarà in tribuna anche Cancellieri, che era candidato a giocare da esterno destro del tridente. Immobile aveva avvertito un lieve dolore due giorni fa, durante la partitella a Coverciano, ma non pareva nulla di grave. Ha appena lasciato il ritiro della Nazionale Sandro Tonali: sarà indisponibile per le gare con Inghilterra e Ungheria. Tonali sarà comunque questa sera in tribuna per seguire gli Azzurri e da domani sarà a disposizione del Milan.

Mancini: “Speriamo di recuperarlo per l’Ungheria”

Quando Mancini è tornato dall’allenamento di rifinitura, aveva già dovuto metabolizzare l’ennesimo contrattempo, l’assenza di Immobile: “Non sta malissimo, ma non vogliamo rischiarlo. Speriamo di recuperarlo per l’Ungheria. Con l’Inghilterra giocherà Scamacca: è l’unico attaccante rimasto. Faremo con quelli che abbiamo”. Il ct ha chiarito che l’altro attaccante in campo sarà Raspadori, lasciando dunque aperto il dubbio sul completamento del tridente con Gabbiadini o Gnonto, ma anche quello sul modulo, senza escludere il 3-5-2 o il 4-4-2. Altri due ballottaggi persistono nell’eventuale difesa a 4: Bastoni o Acerbi, Emerson o Dimarco.

Manca la tecnica che si acquisisce in strada

Ma al di là dei guai contingenti, che davvero non mancano, la costruzione della squadra per l’Europeo 2024 e soprattutto per il Mondiale 2026 rimane ostacolata da un problema di fondo: nascono sempre meno talenti, in particolare in attacco. E il ct, nel colloquio prepartita con Radiorai, ha illustrato una tra le concause dell’impoverimento tecnico, in atto ormai da anni: i ragazzi non giocano più per strada, ma per lo più nelle scuole calcio, dove l’arte del dribbling, che si imparava naturalmente quando lui era bambino, viene frustrata dalla prevalenza della tattica: “I ragazzini, fino agli anni Ottanta, fino all’85, erano in strada a giocare ed è lì che si impara. Adesso, anziché dribblare e tirare in porta, giocano su campi giganteschi e fanno la tattica. L’errore forse è questo, è chiaro che dobbiamo ritrovare un po’ quello che abbiamo perso. Magari in altri Paesi, che economicamente hanno più difficoltà rispetto all’Italia, queste cose, il dribbling, il gusto del divertimento, ci sono ancora”.

Nel calcio che insegue forsennatamente nuove frontiere tattiche è ormai assodato che il portiere debba sapere giocare bene coi piedi, il che porta tuttavia a rischi superiori, come è accaduto nel giugno scorso a Donnarumma contro la Germania. Il ct assolve pienamente il portiere: “Non si poteva fare altrimenti. In quella partita davanti avevamo Gnonto, Raspadori e Politano, che non sono certo altissimi. Il lancio sarebbe stato difficile”. Mancini ha ribadito che il codice etico non scritto – applicato ufficiosamente in questa finestra della Nations League a Zaccagni e Zaniolo (e se non fosse stato infortunato, anche a Lazzari) – è più che mai in vigore. Ha voluto tuttavia precisare che si tratta di una regola generale: “Ho letto i nomi di questo o quel giocatore, ma il concetto riguarda un po’ tutti: la Nazionale dà tantissimo e bisogna sempre venirci con grande voglia”. L’entusiasmo che non sembra, in questa fase, appartenere ai tifosi, dopo il Mondiale mancato: “L’Italia è amata e lo è ancora di più quando ci sono le grandi competizioni. Ma io credo che il fatto di avere vinto l’Europeo, dopo più di cinquant’anni, ci possa fare superare questo momento un po’ delicato. Purtroppo nello sport bisogna anche imparare a soffrire, quando si perde: so che non è facile”.         

Fonte Repubblica.it

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