Mancini, i tormenti del ct tra dimissioni e nuovo ciclo

Mancini, i tormenti del ct tra dimissioni e nuovo ciclo

FIRENZE – Declassati a distruttori recidivi del diritto naturale di ogni italiano, quello di vedere la Nazionale al Mondiale, gli ex eroi di Wembley sono barricati da giovedì notte dentro Coverciano, in un silenzio stampa che è anche consapevolezza della vacuità delle parole. Ci resteranno fino a lunedì, alla partenza per la Turchia, col loro senso di colpa per la batosta contro la Macedonia del Nord e con il ct immalinconito. Mancini ieri un po’ li ha consolati, evitando discorsi d’addio e anzi invitandoli a concentrarsi sul campo, tutti in cerchio ad ascoltare lui, e molto si è tormentato a sua volta, tra l’idea delle dimissioni, la timida possibilità di un ripensamento per aprire un nuovo ciclo, l’attesa surreale della partita più beffarda della carriera: Turchia-Italia per il terzo posto nel girone C dei play-off, martedì prossimo, gogna televisiva in diretta dall’Anatolia, Asia minore, metafora della dolorosa lontananza dei campioni d’Europa dal calcio europeo, dominato a luglio 2021 e crudele a marzo 2022.

A Konya oppure al rientro in Italia è possibile che il ct presenti le dimissioni. Ma il presidente della Figc Gravina le potrebbe respingere, ribadendo che Mancini ha già saputo ricostruire la Nazionale dalle ceneri del 2017, dandole un gioco rivoluzionario e portandola al successo e al record di 37 partite senza sconfitta, e che non esiste dunque tecnico più adatto a ripetere l’impresa. Intanto la Figc valuta le alternative, a cominciare da Fabio Cannavaro, 49 anni a settembre, capitano del trionfo di Berlino e Pallone d’oro 2006, allenatore dal 2013, due titoli vinti in Cina col Guangzhou e una promozione col Tianjin.

All’obiezione sulla mancanza di esperienza in Europa si contrappone lo status di simbolo del calcio italiano: un percorso simile capitò a Beckenbauer e Platini con Germania e Francia. Cannavaro, che il 1° aprile sarà in Qatar tra i protagonisti del sorteggio del Mondiale e a Doha non potrà non incrociare Gravina vicepresidente Uefa, fu associato nel 2019 al dopo Mancini con Lippi dt. Ma il ct campione del mondo 2006 potrebbe stavolta rientrare nel ruolo di supervisore delle Nazionali. I profili degli altri candidati ipotetici sono svariati: De Zerbi è il giovane alchimista, Ranieri l’esperto traghettatore, Pirlo l’ex fuoriclasse e neotattico. Il calendario purtroppo non mette fretta: il primo appuntamento da non sbagliare è tra un anno, con l’inizio delle qualificazioni a Euro 2024.

Se i tormenti di Mancini, le sue riflessioni dopo Konya, sfociassero in un addio non immediato, a fine stagione si potrebbero aprire scenari imprevisti: Ancelotti, Conte, Gattuso, Sarri. Di sicuro c’è per ora il patto tra i campioni d’Europa: restare uniti anche nella cattiva sorte, prendendo parte alla trasferta turca (oggi si capirà quanto è compatto il gruppo), e giocare almeno per l’ultima volta insieme la partita nata per celebrare il titolo europeo e diventata triste crepuscolo. Il 1° giugno a Wembley la Finalissima, la sfida tra l’Italia campione d’Europa e l’Argentina campione del Sudamerica, può trasformarsi nel passo d’addio di Chiellini, Bonucci, Immobile, Insigne, Florenzi, Sirigu, Acerbi, forse di Jorginho ed Emerson, chissà se di Belotti, probabilmente non di Spinazzola e Verratti, potenziale capitano al prossimo Europeo, certamente non di Chiesa, la cui assenza nel momento fatidico è stata determinante. La generazione che ha guidato l’Italia all’Europeo, ma ha mancato la qualificazione al Mondiale per due volte di seguito, lascerà spazio dal 4 giugno in Nations League ai più giovani correi, che possono sognare il Mondiale 2026: Donnarumma, Barella, Tonali, Bastoni, Scamacca, Locatelli assente a Palermo per Covid, Pessina e Raspadori, con Berardi sempre sulla soglia dell’indecisione: il suo gol fallito giovedì rappresenta la futura Italia a metà del guado. Chiunque sia il ct. Fonte Repubblica.it

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