Mancini-Gravina, la coppia che resiste alle sconfitte

Mancini-Gravina, la coppia che resiste alle sconfitte

Se vi state chiedendo come abbia fatto Chris Rock a prendersi uno schiaffo da Will Smith e andare avanti alla cerimonia degli Oscar come se niente fosse, vi sorprenderà sapere cosa è successo nelle ore seguite alla eliminazione della Nazionale: nulla. Il ceffone dalla Macedonia del Nord è stato non meno violento e la reazione del sistema azzurro ugualmente imperturbabile. Non solo non paga nessuno, ma nessuno neanche guarda il conto sul tavolo. Il presidente federale Gabriele Gravina non si è dimesso, lo aveva detto in anticipo. Il ct Roberto Mancini, bersaglio di un incessante corteggiamento, ha cortesemente accettato: resterà anche lui. Insomma, se la sciagurata eliminazione del 2017 contro la Svezia fu salutata come l’Apocalisse, questa qui è già stata derubricata a nuvoletta passeggera, fantozziana come certi errori visti sul campo a Palermo. Nessuno pretendeva crocifissioni in sala mensa, ma qui è mancato anche il minimo atto di sensibilità istituzionale, da parte del ct e del capo del Club Italia, per condividere con tutto il sistema una seria riflessione dopo la disfatta e, soprattutto, la scelta di uomini e strategie per la ricostruzione. Esisterà pure una via di mezzo fra il processo in piazza e l’autogestione nel confessionale, ego me absolvo.

Questa rapida e pericolosa archiviazione si spiega solo in parte con il credito dell’Europeo vinto, che in verità avrebbe dovuto alzare l’asticella delle ambizioni e qui invece funziona come ricordo lenitivo. La realtà è che alla maggioranza delle componenti in Federcalcio sta bene non toccare nulla: ritiene ancora questo ticket, presidente e cittì, il migliore possibile, o il meno peggio. Sul piano politico, Gravina ha consentito al calcio di uscire dal commissariamento e si è sapientemente costruito intorno una schiera di fedelissimi in consiglio. Sul piano tecnico, Mancini rimane in fondo uno dei cinque ct ad aver vinto qualcosa in azzurro. Le alternative, in entrambi i casi, non scaldano, anzi: spaventano. Ma i ritardi nelle riforme e la pessima gestione del post Europeo restano lì, nella loro evidenza. Gravina, forte di 17 voti su 20 in Federazione, a breve presenterà le sue proposte: troverà l’opposizione feroce della Lega di Serie A, i cui interessi e prospettive di sviluppo non necessariamente coincidono con i destini azzurri. Sarà uno scontro continuo.

Il clima di assuefazione alla mediocrità preoccupa. Non vanno rimpianti gli eccessi del 1970, quando l’Italia di Valcareggi, quella dell’Europeo vinto, quella della Partita del Secolo, fu accolta da una violenta contestazione al ritorno dal Messico, colpevole di non aver battuto Pelé in finale, mica Trajkovski ai play-off. Ma non è accettabile che la Nazionale quattro volte campione consideri ormai una cosa normale guardare il Mondiale solo dal divano. Né che un leader come Bonucci parli di formula sbagliata, ignorando che l’Italia la partita secca l’ha persa in casa, dopo averne pareggiate quattro su otto in un girone non impossibile. Dal 2026 la Coppa avrà 48 squadre, non più 32. Con i risultati delle ultime qualificazioni, gli azzurri sarebbero fuori lo stesso. Forse è il caso di partire da questo punto, nel primo consiglio federale dopo il disastro. Fonte Repubblica.it

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castigamatti
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castigamatti
1 mese fa

Bonucci: “I giovani avranno altre occasioni per il Mondiale, per noi era l’ultima”. per fortuna. ma non eri tu con chiellini, barzagli e buffon, la splendida difesa del blocco juventino dei mondiali di ventura? era ora di sparire dalla nazionale: sono piú di quattro anni che il monopolio gobbo impedisce a qualunque giovane di arrivare in azzurro… (il bambinetto rugani escluso…)