Mancini-Gravina, incontro per il futuro della Nazionale. Le richieste del ct per ripartire

Mancini-Gravina, incontro per il futuro della Nazionale. Le richieste del ct per ripartire

FIRENZE — Quando sono tornati nelle loro camere, ventiquattr’ore dopo la disfatta di Palermo, i campioni d’Europa clamorosamente bocciati all’esame di ammissione al Mondiale si sono interrogati sul senso del discorso di Mancini sul campo di Coverciano, al ritorno dalla beffa di Trajkovski. E ne hanno ricavato la sensazione che le parole chiave (“forza, ci divertiremo ancora”) siano state il segno della volontà di non abbandonare la scialuppa di salvataggio, ora che la nave è affondata, e di aprire un nuovo ciclo: quello che attraverso l’Europeo tedesco del 2024 (in cui sarà ovviamente impossibile fare meglio dell’estate scorsa) deve portare al Mondiale 2026, trasformandolo nell’occasione del grande riscatto di tutto il calcio italiano sprofondato nella palude.

Orizzonte Germania 2024

Molti di loro in Germania non ci saranno. Lo impone l’anagrafe spietata, che impedirà a non pochi (Chiellini, Bonucci, Insigne, Immobile, Florenzi, forse Jorginho) di togliersi l’etichetta di “quelli dei due Mondiali consecutivi mancati”, sovrapposta al titolo di eroi di Wembley. Loro, che potrebbero vivere ancora a Londra il passo d’addio con la Finalissima del 1° giugno contro l’Argentina campione del Sudamerica, nel 2026 non potranno esserci. Mancini, se lo vuole, sì. Ha il contratto appunto fino al 2026 – il presidente della Figc Gravina glielo ha rinnovato nel maggio 2021 a 4 milioni netti l’anno, prima del trionfo all’Europeo – e soltanto le dimissioni potrebbero spezzarlo, aprendo la strada al successore (Cannavaro capeggia la lista dei candidati). Al primo Mondiale a 48 squadre della storia, che sarà pure il primo in tre Paesi diversi (Usa, Canada, Messico), anche Gravina non potrà esserci, perché il suo mandato scade nel 2025. Il ct invece sì. Dipenderà da lui e dalle sue riflessioni sul futuro di una squadra annichilita dalla batosta con la Macedonia del Nord e chiamata a riscattarsi immediatamente dal peggiore risultato della storia della Nazionale.

Le garanzie del presidente

La decisione di Mancini non è legata solo al faccia a faccia delle prossime ore al centro tecnico con Gravina stesso, che ha una posizione salda nel Consiglio federale e a livello internazionale (è membro del comitato esecutivo dell’Uefa), ma che dopo Palermo è certamente indebolito sul piano dell’immagine: le critiche per il maxi-stipendio (intorno ai 400 mila euro lordi l’anno, tra incarichi nazionali e internazionali) sono riaffiorate inevitabilmente dopo la seconda consecutiva bocciatura della Nazionale ai play-off per il Mondiale, evento senza precedenti nella storia azzurra.

Quali garanzie di protezione dallo strapotere dei club e magari di rafforzamento delle strategie sul nodo cruciale dei settori giovanili può offrire il presidente federale al commissario tecnico, che aveva denunciato un po’ sommessamente a poche ore dalla partita di Palermo l’isolamento della Nazionale? Sarà tra i punti dell’incontro tra presidente e ct per la conferma dopo una grande sconfitta, che non sarebbe un inedito. Accadde nel 2002: dopo la seconda Corea del calcio italiano (quella del Sud, complice il famigerato arbitro Moreno), Carraro confermò Trapattoni.

Evitare un’altra figuraccia in Turchia

Stavolta le premesse sono diverse. Al momento è Mancini a rafforzare Gravina e non viceversa. Tra le responsabilità dei calciatori e quelle del commissario tecnico per l’incubo palermitano, i tifosi della Nazionale a larga maggioranza non hanno avuto dubbi. Non è stato certo il ct a perdersi sotto porta, davanti a Dimitrievski talmente tremebondo da regalare un assist perfetto allo sciupone Berardi, come non era stato il ct a sbagliare i due rigori che Jorginho ha dissipato con la Svizzera. Mentre era stato il ct, all’Europeo e prima dell’Europeo, a plasmare il gioco gradevole e offensivo, all’origine del titolo vinto a Wembley e delle 37 partite consecutive senza sconfitta.

Grato di quel successo, Mancini ha difeso e continua a difendere pubblicamente i suoi giocatori. Ma adesso da loro si aspetta una risposta concreta. Ecco perché Turchia-Italia, inutile finale per il terzo posto del girone C dei play-off per un Mondiale già buttato via dagli azzurri, diventa determinante per il futuro della panchina della Nazionale. Al di là dell’esito dei colloqui tra Gravina e Mancini, a Konya un’altra figuraccia non sarebbe tollerabile. Segnerebbe inevitabilmente la fine di un ciclo che era cominciato benissimo. Fonte Repubblica.it

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