Mancini a Budapest: “Bisognerebbe amare di più la Nazionale. Immobile bravissimo, ci ha provato fino all’ultimo”

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BUDAPEST. Arriva in coda alla conferenza stampa della vigilia di Ungheria-Italia la chiosa di Mancini alla lunga settimana in cui la Nazionale si è ancora una volta dovuta destreggiare tra gli equilibrismi, tra le esigenze dell’Italia e quelle dei club, tra le pressioni più o meno evidenti e la necessità di mettere in campo sempre la formazione migliore. Il ct è pacato, ma fermo: “Purtroppo è un po’ il problema di tutti i ct durante l’anno, dei giocatori con tanti impegni che si sovrappongono. Credo che la cosa importante sia la vogli di venire in Nazionale anche quando le cose non sono semplici. Noi siamo sempre venuti incontro ai club e continueremo a farlo. L’importante è che a volte bisognerebbe amare un po’ di più la Nazionale: deve essere una cosa importante per un giocatore”.

Non è il caso di Immobile, aveva già chiarito qualche minuto prima,  sposando la strada della diplomazia nei confronti della Lazio in particolare e dei club i generale: “Non sono rimasto stupito che Ciro non sia venuto a Budapest. Lui è stato bravissimo a stare con noi, voleva cercare di recuperare fino all’ultimo. Abbiamo poi deciso di lasciarlo a casa perché non corresse rischi di farsi male, era troppo pericoloso. Non stava malissimo, ma avevamo già valutato nei giorni scorsi”. Il ct chiarisce anche il perché della scena dell’arrivo di Immobile sottobordo a Malpensa, dove era appena atterrato il charter decollato un’ora prima da Roma, dove Mancini era andato a votare come altri della delegazione azzurra: “Ci siamo sentiti quando sono arrivato: ero salito sull’aereo e avevo il telefonino staccato. Ma ne avevamo già parlato nei giorni scorsi. Lui sarebbe rimasto volentieri, purtroppo non poteva rischiare”.

La partita è uno spareggio per la Final Four di Nations League, che gli avversari affrontano col vantaggio di due risultati su tre: “Giocare in Ungheria non è mai semplice. La squadra è allenata da un mio ex compagno della Sampdoria, Marco Rossi, che ha fatto un grande lavoro. Le possibilità di arrivare primi nel girone sono 50 e 50: loro hanno il vantaggio di potersi permettere il pareggio, ma con la spinta di 70 mila persone non credo che giocheranno per il pareggio. Vorranno vincere, come del resto noi. Il fatto che siamo qui a giocarci la Final Four della Nations, in un girone con Germania e Inghilterra, ci deve fare sentire soddisfatti, non appagati”. Ci potrà essere qualche variazione di uomini, rispetto alla vittoria di Milano sull’Inghilterra, non di sistema di gioco: appare probabile la conferma del 3-5-2: “Qualcosa cambieremo, ma quelli di San Siro hanno recuperato e sono tutti a disposizione”.

All’andata, col tridente di piccoli Politano-Raspadori-Gnonto, arrivò il successo di Cesena. Il dubbio, stavolta, sembra sulla replica della coppia di punta Scamacca-Raspadori. Sul goleador di San Siro il ct è attento a non creare eccesso di aspettative: “L’abbiamo portato all’Europeo perché pensavamo che con le sue qualità tecniche potesse diventare un giocatore molto importante. Deve crescere, l’esperienza internazionale per ora l’ha fatta più che altro con noi: è intelligente e può migliorare ancora tanto”. Scamacca aspetta ancora il primo gol in maglia azzurra: “Se ci fosse la possibilità di un gol, per lui sarebbe importante”. Quanto al sistema di gioco, per Mancini è secondario rispetto all’atteggiamento: “L’assetto, se sarà lo stesso di San Siro o se sarà diverso, conta meno dello spirito: dobbiamo attaccare con più giocatori. Loro squadra fisica, avrebbero il nostro stesso sistema di gioco, se ci schiereremo così: dovremo essere più aggressivi e offensivi che nel primo tempo con l’Inghilterra”. La Final Four sarebbe ovviamente una consolazione parziale: “Non giocare il Mondiale è una sofferenza enorme. Ma andare alle finali della Nations potrebbe essere importante soprattutto per i più giovani, che acquisirebbero esperienza internazionale contro squadre molto forti”.

Fonte Repubblica.it

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