Mamma, che pretese: così Veronique Rabiot decide il mercato del figlio Adrien

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È definitivamente saltata, a meno di clamorosi colpi di scena, la trattativa per il passaggio di Adrien Rabiot al Manchester United. L’onda perfetta generata dalle necessità di sfoltire la rosa della Juventus, di rinforzare il centrocampo per i Red Devils e di scrivere un nuovo capitolo, possibilmente intrigante, nella carriera del centrocampista francese si è infranta contro il più grande scoglio estivo del calcio europeo: il carattere di Veronique Rabiot, la mamma-agente. Bianconeri e diavoli rossi erano d’accordo su tutta la linea, fatta di bisogni tecnici, tattici ed economici da soddisfare: quando il pallino del gioco è finito tra i piedi del calciatore e dell’agente, sono volati gli stracci. Bloccando di fatto il mercato di Cherubini e Arrivabene, visto che la cessione del francese o di Arthur sono condizione necessaria per tesserare Paredes senza stressare il bilancio. Sembrava tutto fatto prima di incappare nello scoglio Veronique.

Mamma, che pretese: così Veronique Rabiot decide il mercato del figlio Adrien

Chi è Veronique, la madre agente di Rabiot

Veronique Rabiot ha dedicato completamente la sua vita al figlio e alla sua carriera da calciatore, proprio come ha fatto per molti anni con Michel Provost, suo marito e padre di Adrien, scomparso nel 2019 dopo essere rimasto per anni paralizzato a letto. Ha sacrificato ogni aspetto personale, dando tutto al figlio, anche il cognome. Proteggendolo e sgomitando, sbraitando e pianificando il suo futuro anche con colpi di scena che l’hanno resta un personaggio temuto per le richieste spesso incredibili e inaccettabili. Non si spiegherebbe altrimenti la proposta avanzata ai Red Devils, che ha portato i media inglesi a definirla “oscena”: dieci milioni netti all’anno per Adrien, dieci milioni di commissione per lei. Lo stesso stipendio di Bruno Fernandes: una proposta ritenuta indecente dal Manchester United, che ha abbandonato la trattativa sbattendo la porta e chiudendola, almeno secondo quanto si apprende, per sempre.

Dal City allo United, i trasferimenti saltati di Rabiot

Il primo club a capire di che pasta fosse fatta la Rabiot, è stato il Manchester City che nel 2009 acquistò il giovane centrocampista, allora un promettente sedicenne: dopo sei mesi ci fu il blitz della signora Veronique per riportare il figlio in Francia visto che “non lo stavano trattando bene” non rispettando i patti. Al rientro girò un paio di squadre prima di essere acquistato dal Psg, che lo fece giocare prima nelle giovanili per poi farlo esordire in prima squadra. Non però come gradiva la mamma, visto che mise becco sulle questioni tecniche: “Adrien deve giocare mezz’ala” disse. Aggiungendo questa ingerenza alla richiesta avanzata dalla stessa Veronique di seguire la squadra in tournée in Qatar a spese del club, chiaramente rispedita al mittente prima di risolvere il problema mandando il calciatore in prestito. Al rientro fu Ancelotti a lanciarlo tra i titolari, anche se il primo scoglio si presentò quando arrivò il momento del rinnovo: dopo una lunghissima trattativa firmò fino al 2019. Tutto sembrava volgere al meglio, finché Deschamps non mise Adrien nell’elenco delle riserve per il Mondiale del 2018, che la Francia poi avrebbe vinto. Rabiot rifiutò la convocazione e per anni non vestì più la maglia della sua nazionale. Anzi, in quella stessa stagione iniziò il lungo braccio di ferro con il Psg dopo il rifiuto alla ricca offerta di rinnovo: venne messo fuori squadra, Veronique fece causa al club prima di firmare con la Juventus. Sette milioni di euro a stagione, una cifra ritenuta completamente fuori mercato da molti tifosi bianconeri: evidentemente non dalla signora Veronique, che al Manchester United ne ha chiesti 10. Come se la pandemia e la crisi economica che ha stravolto il calcio non ci fossero mai state. Come se i fischi che hanno spesso accompagnato le sostituzioni del figlio fossero in realtà apprezzamenti.

Dove giocherà Rabiot?

Osservando i comportamenti e le scelte di Veronique Rabiot viene quasi da pensare che la sua personalità abbia ingabbiato quella del figlio almeno quanto le loro scelte sul mercato stanno impantanando il mercato bianconero. In realtà la reazione della francese è stata quella fisiologica di ogni mamma: sopperire all’assenza del padre malato oltre a difendere e proteggere suo figlio, a costo anche di entrare in guerra con il mondo del calcio. Poco ci è mancato, visto che negli anni ha sbattuto la porta in faccia a club come Manchester City, Paris Saint-Germain e Juventus. Che sta vivendo la stessa situazione sperimentata nel 2019, anche se a parti invertite: allora fu Paratici ad attendere lo svincolo di Rabiot per prenderlo a parametro zero, oggi il rischio è di perdere il francese nel 2023, anno di scadenza del contratto, vedendo sfumare i 15 milioni che lo United avrebbe versato nelle casse torinesi. Poco importa, Veronique Rabiot prosegue nel suo intento incurante del giudizio e del pensiero altrui: l’unica discriminante per le sue azioni, secondo il suo punto di vista e quello di Adrien, è il bene del figlio.

Mamma, che pretese: così Veronique Rabiot decide il mercato del figlio AdrienFonte Repubblica.it

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castigamatti
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castigamatti
3 mesi fa

ogni scarafaggio é bello per la sua mamma… bello e bravo.
ottimo affare per la giuve: giocatore dal rendimento da campione.