Maignan, il portiere che non si arrende ai razzisti: ecco cosa ha scritto sui social

CAGLIARI – Una scimmia con la sigaretta in bocca, che fa il gesto del dito medio ai razzisti. E la foto di Maignan con Tomori accanto. Sono in coppia, di spalle, sotto la curva degli ultrà del Cagliari, che il portiere del Milan sfida a ripetere gli insulti, fingendo, con la mano sull’orecchio, di non averli sentiti bene. Così, col suo tweet meditato, pensato dopo la partita nel viaggio di ritorno da Cagliari a Milano, postato poco dopo mezzanotte e accolto già da 27mila like, il fiero Mike è diventato il nuovo simbolo della lotta al razzismo. L’adrenalina non cancellava ancora rabbia e sofferenza per l’evento collaterale – la reazione agli insulti razzisti – trasformato dalla ribellione del giocatore indignato nell’evento centrale della serata di Cagliari, assai più della vittoria anche un po’ sofferta, che lancia ancora di più la capolista verso lo scudetto, e assai più dell’accenno di rissa finale.

Grazie alla folgorante efficacia del linguaggio dei social, quando vengono impiegati nella direzione giusta, Maignan ha saputo uscire dalla pastoia delle frasi fatte e del politicamente corretto. Ha fatto una cosa un po’ da rapper, lui che di musica rap è appassionato e che ha messo in cima al post l’acronimo N.W.A., sigla dei Niggaz Wit Attitudes, gruppo musicale gangsta rap statunitense di inizio anni Novanta. Il pugno della lotta e il cuore nero hanno dissolto ogni eventuale equivoco interpretativo: si tratta di evidente ribellione al razzismo. Non era Tommie Smith e John Carlos col pugno guantato, sul podio dei giochi di Messico ’68. Però è stato qualcosa di abbastanza simile, aggiornato ai tempi attuali, perché il messaggio in fondo è perfino più urticante: sono passati quasi cinquantaquattro anni e non è cambiato praticamente nulla.

Maignan non è un giocatore qualunque. Ha personalità forte e non ha accusato la pressione di dovere sostituire Donnarumma. A 17 anni, da neofita del Psg, litigò in allenamento con un campione affermato come Ibrahimovic, del quale è poi diventato amico. E oggi, a passi sempre più lunghi ora che la porta del Milan gli sta dando più visibilità internazionale, si sta avvicinando al ruolo di titolare della Francia campione del mondo, al momento occupato dal veterano Lloris. Ma il quasi ventisettenne Mike, figlio irrequieto della Guayana francese dove è nato alla Caienna e dove ha vissuto da bambino prima di trasferirsi a Parigi, non è uno che limita al campo la sua presenza da protagonista. Il tema del razzismo non lo ha mai lasciato indifferente, né lui ha mai avuto paura di uscire allo scoperto per scuotere il mondo del calcio, travolto dall’indifferenza.

Maignan, il razzismo e il precedente di settembre

In un altro tweet diventato virale, lo scorso settembre, denunciò gli insulti ricevuti prima della partita con la Juventus  – la goffa autodifesa dell’autore delle offese, identificato grazie al sistema di sorveglianza dello stadio, avrebbe poi attribuito all’eccesso di birra la degenerazione verbale – e sintetizzò così il suo stato d’animo: “Io non sono una vittima del razzismo. Io sono Mike, in piedi, nero e orgoglioso”. L’analisi dell’accaduto non era stata affatto banale: “Che cosa volete che dica? Che il razzismo è sbagliato e che questi tifosi sono stupidi? Non si tratta di questo. Non sono né il primo né l’ultimo giocatore ad aver subito tutto questo. Finché questi eventi vengono trattati come “incidenti isolati” e non viene intrapresa alcuna azione globale, la storia è destinata a ripetersi ancora, ancora e ancora. Finché possiamo dare la nostra voce per cambiare le cose, lo faremo. Nei processi su questi episodi, le persone che decidono sanno cosa si prova a sentire insulti e imprecazioni che ci relegano al rango di animali? Sanno che effetto fa sulle nostre famiglie, per i nostri cari che lo vedono e che non capiscono come possano ancora succedere queste cose nel 2021?”.

“Queste cose”, nel 2022, sono successe ancora: d’altronde nel frattempo l’odio e il razzismo, spesso alimentati dai social stessi, si sono perfino accentuati. Sono diventati in tutta Europa, secondo un sondaggio della Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori, un rilevante motivo di preoccupazione, in particolare nella Premier League inglese, e lo rimangono per Uefa e Fifa, che non riescono a estirpare il fenomeno. Perciò “queste cose” succedono ancora. E per questo Maignan, spalleggiato dal Milan e dai compagni, Tomori su tutti, ha deciso ancora di non restare zitto. Il messaggio è arrivato forte e chiaro. Non raccoglierlo o fare finta che sia tutto come prima, stavolta, sembra davvero impossibile.

Maignan, il portiere che non si arrende ai razzisti: ecco cosa ha scritto sui socialFonte Repubblica.it

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