Mai dire gol. Così la Serie A ha perso 60 reti in un anno

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ROMA — Gli annunci di smarrimento sono affissi ai pali della luce intorno agli stadi di tutta Italia: sono spariti 60 gol dalle partite del campionato italiano, qualcuno li ha visti? Dopo 10 giornate e 100 gare, c’è un dato allarmante in Serie A: le reti segnate sono 254 contro le 314 delle ultime due stagioni. Flessione del 19%. Aumentano gli 0-0, sono più che raddoppiati: oggi 8, erano 3. Restano stabili gli 1-0 (17). Gli highlight da vendere sul mercato dei diritti sono filmati sempre più corti: le gare con almeno 3 reti sono scese da 65 a 50. In una partita su quattro non si segna più di un gol. L’Italia (2,54 gol per gara) è in linea con la Spagna (2,58), ma lontana da Inghilterra (2,91), Francia (3) e Germania (3,08). Un trend che solo in parte trova spiegazione nella stagione anomala: con il Mondiale alle porte, e il calendario ingolfato, le energie vanno risparmiate. E se molti nazionali stranieri pensano già al Qatar e tirano indietro la gamba, le squadre sanno che il vero campionato comincerà a gennaio e per ora il punticino è prezioso: i pareggi totali sono 29, +7% di un anno fa.

Serie A, la crisi dei marcatori

I numeri passano anche dal calo di rendimento offensivo dei singoli. L’anno scorso erano 10 i giocatori ad aver segnato almeno 5 gol, media di sopravvivenza per un centravanti, uno ogni due gare. Ora sono 6, e 6 è anche il bottino dei tre capocannonieri: Arnautovic, Immobile e Vlahovic. L’austriaco ha realizzato il 60% delle reti del Bologna. Il laziale, in testa un anno fa con 8, ora si è fermato per l’infortunio muscolare contro l’Udinese. Il serbo, sorprendentemente, nonostante la crisi juventina è un passo avanti rispetto alla scorsa stagione: con la Fiorentina aveva segnato 5 gol in 10 presenze (uno ogni 178 minuti), adesso 6 in 9 (uno ogni 131 minuti).

Serie A, le squadre in perdita

Qual è il buco nella vasca? Dove sono scappati via i gol? L’Inter, con un saldo di -8, ne ha 4 in meno da Dzeko (da 7 a 3) e ha avuto Lukaku per poco. Alla Roma ne mancano 5, ma la colpa non è di Abraham: l’inglese ha gli stessi (pochi) gol di un anno fa, 2. Il rosso più vistoso lo registrano Verona (-13, pesa la cessione di Simeone che era a quota 6) e Samp (-9): Caputo e Quagliarella hanno perso l’ispirazione. La Fiorentina (-5) e il Torino (-4) dimostrano di non aver sostituito adeguatamente Vlahovic e Belotti.

Serie A, i gol del Napoli capolista

C’è però anche chi cresce: il Napoli è in testa oggi come allora ed è passato da 22 a 25 gol, due e mezzo a partita. Oggi la squadra di Spalletti garantisce allo show della Serie A il 10% del fatturato sotto porta. Raspadori, Kvaratskhelia e Simeone non hanno fatto rimpiangere l’assenza per infortunio di Osimhen, appena tornato a battere il portiere. Le altre in vetta segnano a intermittenza: il Milan ha fatto tre gol in meno, l’Atalanta, che paga l’assenza prolungata di Zapata, 2. Il balzo di dieci punti in classifica dell’Udinese rispetto all’anno scorso nasce invece dai sette gol segnati in più, l’attivo maggiore. Conteggio dei gol stabile per Lazio (+1) e Juventus (-1). Sarri può dunque ambire al posto europeo conquistato la scorsa stagione, Allegri sperare nella rimonta che ha portato i bianconeri in Champions. Il Sassuolo, nota fabbrica di punte che in estate ha venduto Raspadori e Scamacca, 26 centri insieme, chiude le prime dieci giornate con un -2 nella casella delle reti fatte: con un po’ di pazienza, dunque, i gol possono tornare a popolare il nostro campionato.

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Fonte Repubblica.it

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