Lukaku e gli altri, i cavalli di ritorno (non sempre vincenti) della Serie A

Ci ripensano, maturano rapidissimi un pentimento, fanno due conti – anche in banca – e guardando nello specchietto retrovisore della loro carriera scoprono di essere stati, un giorno, felici. Certificato il fallimento con una scrollata di spalle, il passato – per questi cavalli di razza che bramano il ritorno in Serie A – non è mai una terra straniera. Prendete Romelu Lukaku. Devastante nel biennio interista, moscio quest’anno al Chelsea. Se googolate il suo nome, quello che esce è un campionario di ipotesi di mercato, suggestioni e convinzioni, mezze frasi rubate o smentite, trattative più o meno segrete che riconducono ad un unico territorio, quello della Nostalgia. Lukaku ha voglia di Inter. Evidentemente avrà cambiato idea. Pochi mesi fa non vedeva l’ora di lasciare Milano per il Chelsea, la Serie A per la Premier League. Ops, scusate: c’eravamo tanto sbagliati. Inversione a U. Inviso a Tuchel, avulso dagli schemi, poco e malvolentieri utilizzato: Lukaku ha portato in dote al Chelsea solo 5 gol. Nei due anni all’Inter ne aveva segnati 23 e 24, toccando livelli realizzativi mai sfiorati, né prima e né dopo. L’addio era stato uno strappo violento, i tifosi interisti non gliel’hanno ancora perdonato (e a giudicare dai commenti in Rete non lo rivogliono affatto). Ma Lukaku è solo uno dei tanti replicanti. Da anni la Serie A è diventata una terra di passaggio, qualcosa tra un “Prima” e un “Dopo”, ma vale anche viceversa, una sala d’attesa tra un “Dopo” e un “Prima”, l’anteprima di qualcosa che verrà o il biopic di qualcosa che è già stato. Viene il sospetto che il livello del nostro campionato offra ai campioni o presunti tali un atterraggio più morbido, o più concretamente l’occasione di dare una verniciata alla propria figura offuscata e far funzionare l’iban.

Il giro del mondo di Ibra

Ibra è tornato due anni fa al Milan dopo aver fatto il giro del mondo tra Parigi, Manchester e Los Angeles: porta in giro la sua storia; così come il Vidal versione annacquata che stiamo vedendo all’Inter: niente a che vedere con il mastino che imperversava ai tempi della Juve, ma nemmeno con quello di Bayern e Barcellona. Vale lo stesso discorso per Alexis Sanchez: uscito dopo otto anni dal giro che conta (Barcellona, Arsenal, Manchester Utd) è tornato dov’era partito (a lanciarlo nel grande calcio fu l’Udinese). L’Italia del pallone accoglie tutti, belli e brutti, senza star lì a disquisire sul fatto che quel campione sia al tramonto della carriera o che quell’altro abbia una cartella clinica con una lista di infortuni da competizione. Non va sempre bene: il bis italiano di Sheva e Kakà – per dirne due – fu imbarazzante. Però il centravanti prodigo (di gol e di promesse) che torna a casa – baciando la maglia che si era tolto – è un film che funziona sempre alle nostre latitudini. Felipe Anderson ha fatto bene solo alla Lazio, quando ha messo il naso fuori (West Ham, Porto) non si è rivelato all’altezza.

La lontananza di Donnarumma

Tutti a casa, su. Schifiamo l’azzardo del futuro, preferiamo invece accoccolarci al passato, come in una canzone di Claudio Baglioni: accoccolati ad ascoltare il mare, anche se quello non ha niente da dirci. Il ritorno – va da sé – è sempre di fiamma: chiedere a Gigio Donnarumma, che a Parigi vive in una sofferta lontananza dall’idea che ha di se stesso. C’era andato per essere protagonista in Champions, come no. Benzema ancora lo ringrazia per quello svarione. Qualcuno usa la Serie A per prendere la rincorsa, come in un eterno tira e molla: la dimostrazione della carriera di Kevin Prince Boateng ne è la dimostrazione plastica. Milan, poi Schalke 04. Ancora Milan, quindi Las Palmas e Eintracht Francoforte. Sassuolo, per andare a Barcellona. Arieccolo: Fiorentina, per poi fare le valigie per il Besiktas. Monza, ciao a tutti: Hertha Berlino. Prima del congedo tornerà, potete scommetterci. Così come torneranno – dopo essere partiti – anche Osimhen e Theo Hernandez. Tra otto-dieci anni, ma torneranno. Basta solo avere pazienza. E mettere in conto che non saranno più quelli di oggi, ma nemmeno di ieri e figurarsi di domani.

Lukaku e gli altri, i cavalli di ritorno (non sempre vincenti) della Serie AFonte Repubblica.it

Voglio essere avvisato
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments