L’oro di Dzeko, l’Inter ha il suo nuovo trascinatore

Una media che nemmeno Haaland e Lewandowski. Un ritmo probabilmente impossibile da sostenere sul lungo periodo, ma che fin qui ha fatto ballare le difese avversare e danzare di gioia i tifosi interisti. Edin Dzeko, 35 anni compiuti, in questa stagione ha trasformato in gol un terzo dei tiri in porta che ha fatto. Limitandosi al solo campionato, quasi il 40 per cento, come certificato dalla società di football analysis Soccerment. Traducendo la freddezza dei numeri in calore del campo, questo significa che l’attaccante bosniaco fin qui all’Inter ha quasi sempre fatto la differenza. Sicuramente l’ha fatta nella notte di San Siro contro lo Sheriff, che era e resta capolista nel gruppo, ma che dopo le vittorie contro Shakhtar Donetsk e Real Madrid è stato riportato alla realtà.

L’oro di Edin

Al 3-1 del Meazza Dzeko ha contribuito segnando il primo gol – gran sinistro, su corner di Dimarco provvidenzialmente deviato di testa da Vidal – e regalando l’assist per il raddoppio del cileno, altro vecchietto terribile, che dopo un avvio di partita da mani nei capelli (si fa per dire, vista l’acconciatura) è tornato il se stesso di un tempo. Edin invece non è uomo da montagne russe: è partito forte e forte è arrivato fino al momento del cambio, celebrato dall’ovazione di San Siro che cantava il suo nome. E così l’Inter, trascinata dal suo numero 9, è tornata a vincere una partita in Champions League dopo quasi undici mesi. L’ultimo successo, in trasferta, risaliva al 1 dicembre 2020, vittoria per 2-3 a casa del Borussia Monchengladbach, gol di Darmian e doppietta di Lukaku. Ma fu gloria vana, e non impedì l’eliminazione.

Inzaghi ci crede e si diverte

L’augurio dei tifosi interisti è che l’exploit di Dzeko e compagni – straordinaria anche la partita di De Vrij – questa volta serva a qualcosa. I nerazzurri sono rimasti impigliati nel girone di Champions League per tre stagioni di fila, dopo avere mancato per troppi anni la qualificazione. Tanto Spalletti quanto Conte, per due volte, hanno dovuto arrendersi all’idea amara che quest’Inter non era ancora pronta per l’Europa più bella. Simone Inzaghi non ci sta: “Voglio migliorare la performance in Champions”, ha detto serio nel luglio scorso, nel giorno della presentazione ufficiale. “Vedendo la mia Inter mi diverto”, ha sorriso ieri, a cose fatte. Le due cose, divertimento e Champions League, di solito vanno insieme. Se i campionati si vincono anche, forse soprattutto, infilando in contropiede Spezia e Crotone (beninteso: l’Inter di Conte non era solo questo), per andare avanti nella coppa più bella bisogna giocare a calcio.

La Juve nel mirino

Il cammino europeo dell’Inter dipenderà dalla capacità del gruppo di portare fuori dai confini italiani l’approccio che ha consentito ai nerazzurri di cucirsi lo scudetto sul petto dopo undici anni. Il primo banco di prova sarà il 3 novembre in Transnistria nel ritorno contro lo Sheriff. Vincendo, l’Inter metterebbe un’ipoteca sulla qualificazione, dovendo poi fare risultato a San Siro con lo Shakhtar. E sempre confidando che il Real Madrid non faccia scherzi e centri la qualificazione agli ottavi, come è sempre riuscito a fare da quando il torneo esiste. Intanto domenica la squadra di Inzaghi dovrà dimostrare contro la Juventus che la sconfitta dell’Olimpico contro la Lazio, con annesso psicodramma, è stato solo un inciampo. Una sconfitta consentirebbe ai bianconeri di salire a pari punti con l’Inter ed è quello che alla Pinetina si vuole evitare. Determinante sarà la tenuta del gruppo. E determinanti potranno essere anche i gol di Dzeko, che finora in campionato ne ha segnati sei in otto partite, una media da bomber vero, molto superiore al suo passo delle ultime stagioni. Segno che se Dzeko fa bene all’Inter, fin qui l’Inter ha fatto bene a Dzeko.

Fonte Repubblica.it

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