L’orgoglio di Ibra dà la scossa al Milan. Ma c’è un caso Rebic

MILANO – Dopo avere giocato soltanto per 31 minuti negli ultimi due mesi e mezzo, Ibrahimovic punta al grande ritorno. Vuole essere in campo già domenica a Roma contro la Lazio e non da comprimario o nel ruolo alla Altafini a fine carriera al quale parrebbe da qualche mese destinato – il campione al crepuscolo che entra per l’ultimo spicchio di partita e cerca di artigliare un gol – ma da protagonista per almeno un tempo. Non è semplice: tra la volontà e l’effettiva possibilità c’è di mezzo il ginocchio sinistro operato due volte, dannazione del veterano in questa fase decisiva della stagione.


Corsa Scudetto: il calendario di Milan, Inter, Napoli e Juve

  34a giornata recupero 35a giornata 36a giornata 37a giornata 38a giornata
Milan 71 pt LAZIO Fiorentina VERONA Atalanta SASSUOLO
Inter 69 pt Roma BOLOGNA
(27 aprile)
UDINESE Empoli CAGLIARI Sampdoria
Napoli 67 pt EMPOLI Sassuolo TORINO Genoa SPEZIA
Juve 63 pt SASSUOLO Venezia GENOA Lazio FIORENTINA

In maiuscolo le partite da giocare fuori casa

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L’urgenza di Pioli

Nessuna delle cinque partite che il Milan deve affrontare in sequenza da qui a fine campionato è scontata: Lazio in trasferta, Fiorentina in casa, Verona in trasferta, Atalanta in casa, Sassuolo ancora in trasferta. Le più delicate, però, sono proprio le prime due, perché l’attacco del Milan è in piena fase involutiva. Anche se Leao e Giroud restano in agguato, pronti a sbloccarsi, la squadra ha bisogno subito del suo trascinatore. Per certi versi la situazione è simile al gennaio 2020, quando riuscì benissimo il trapianto di Ibra nel Milan reduce da una disfatta storica, lo 0-5 in casa dell’Atalanta. Oggi le premesse sono ben diverse, il Milan capolista lotta per lo scudetto. Tuttavia è uguale il senso dell’attesa per il capitano virtuale, per il capogruppo, per il calciatore vincente. Pochissimi hanno vinto qualcosa in questa squadra, ha spiegato Pioli, che a sua volta è a digiuno di titoli e ha l’urgenza di aggiustare i difetti del gruppo. Ibra è l’esempio concreto di come si vince e lo può mostrare a tutti.

Dirigente o procuratore: c’è ancora tempo

Che a quarant’anni resti l’attaccante più indispensabile del Milan lo dice l’evidenza: senza di lui l’attacco si è inceppato, perché anche quando Ibra viaggia col motore al minimo apre spazi per i compagni o fa sponde preziose. Il veterano è perfettamente conscio di questo. Così l’orgoglio lo ha spinto all’ennesimo tweet in cui allontana le voci di ritiro. Decido io quando smetto, è il senso del video con la pallonata indirizzata a un imprecisato interlocutore, che rappresenta tutti gli scettici. Ibra non è ancora pronto per l’addio, per la carriera da dirigente o da procuratore o per un ultimo anno di graduale commiato nel campionato svedese, all’Hammarby. Vuole contribuire sul campo alla corsa per lo scudetto e quei tiri pieni di rabbia, soprattutto quel tiro violento alla telecamera, raccontano la ribellione a una storia il cui finale – assicura lui – non è affatto scritto. Gli allenamentI da qui a domenica stabiliranno se potrà essere utile alla squadra subito o se dovrà rimandare l’appuntamento a maggio con la Fiorentina.

Rebic e il dolore misterioso

In parallelo con la ribellione di Ibra a tutto e a tutti – al ginocchio, agli epitaffi precoci degli addetti ai lavori inclusi alcuni ex colleghi, all’anagrafe – va in scena una vicenda più malinconica. Quella di Rebic, che ha solo 28 anni (ne farà 29 a settembre), che nella scorsa stagione è stato non di rado l’attaccante più concreto insieme allo stesso Ibra e che in questa ha percorso più o meno la stessa tormentata trafila del compagno: pochissime partite in campo e molti, troppi intoppi. La differenza è che il croato, vicecampione del mondo nel 2018, sembra attanagliato dai fantasmi degli infortuni. Nell’intervallo del derby di Coppa Italia Pioli voleva inserirlo dentro un attacco che non stava funzionando. Rebic si è arreso, invocando il dolore a un ginocchio. Chi ne conosce l’anamnesi spiega che potrebbe trattarsi del retaggio di un dolore molto più forte, quello alla caviglia infortunata lo scorso anno, di cui non riesce a cancellare il fresco ricordo. Da allora non è stato più lo stesso.

I gol per la volata scudetto

Gli esami clinici hanno escluso problemi seri al ginocchio, il che tuttavia non fa di Rebic un malato immaginario o un offeso perché non è più titolare. “Macchina non sente dolore”, diceva un suo illustre predecessore a Milanello, Dejan Savicevic, e non aveva torto. Certo è che il Milan, nella volata per lo scudetto, avrebbe dannatamente bisogno della sua coppia di goleador smarriti: Ibra (17 gol la scorsa stagione, in questa solo 8) e Rebic (11 la scorsa stagione, in questa solo 3).

Il fondo arabo: nessun conflitto d’interesse

Le vicende sportive non fanno passare sotto silenzio quelle societarie, con la trattativa in corso tra il fondo americano Elliott e il fondo Investcorp del Bahrain per il passaggio di proprietà del club. Si è saputo informalmente che non sussiste alcuna preoccupazione per eventuali rischi di conflitto di interesse nell’eventuale futura proprietà araba. Mubadala, il fondo sovrano degli Emirati Arabi (Paese proprietario del Manchester City) che possiede il 20% di Investcorp, non supera appunto la percentuale critica per le norme Uefa e in particolare per l’articolo 5 sull’integrità delle competizioni alla voce multiproprietà. Né costituirebbe conflitto d’interesse il ventilato sostegno a Investcorp di un influente membro della famiglia reala bahrainita: Salman bin Ibrahim Al Khalifa, vicepresidente della Fifa e presidente dell’Afc, la confederazione asiatica, già candidato alla presidenza della Fifa nel 2016 e sconfitto al ballottaggio dall’attuale presidente Infantino.

L'orgoglio di Ibra dà la scossa al Milan. Ma c'è un caso RebicFonte Repubblica.it

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